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	<title>Interviste Archivi | Promix</title>
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		<title>Primi camion elettrici MAN in Italia: la scelta di Fratelli Foppiani Trasporti mira alla mobilità sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 09:16:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fratelli Foppiani Trasporti è la prima azienda in Italia ad acquistare automezzi pesanti di nuova generazione, come i camion elettrici, puntando a ridurre l'impatto ambientale del trasporto su strada. I costi sono simili, almeno per ora, se comparati a quelli del trasporto tradizionale, quindi la scelta non è tanto economica quanto piuttosto orientata ad aprire  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://foppiani.it/"><strong>Fratelli Foppiani Trasporti</strong></a> è la prima azienda in Italia ad acquistare automezzi pesanti di nuova generazione, come i camion elettrici, puntando a ridurre l&#8217;impatto ambientale del trasporto su strada.</p>
<p>I costi sono simili, almeno per ora, se comparati a quelli del trasporto tradizionale, quindi la scelta non è tanto economica quanto piuttosto orientata ad aprire la strada in maniera concreta ad un concetto di trasporto a ridotto impatto ambientale. <a href="https://foppiani.it/">Fratelli Foppiani Trasporti</a>, azienda tra le più importanti in Italia per il trasporto su strada, che giusto qualche settimana fa ha festeggiato 65 anni di attività,  apre ai camion elettrici.</p>
<p>Si tratta della prima realtà nostrana a prendere questa decisione. <strong>I veicoli di nuova generazione per adesso sono due</strong>, e si affiancano al parco-mezzi “tradizionale”. Entrambi i mezzi sono stati acquistati direttamente dal produttore <a href="https://www.man.eu/corporate/de/homepage.html">MAN Truck &amp; Bus</a>, potenza tedesca nel settore dei veicoli commerciali.</p>
<p>«Abbiamo scelto – spiega il responsabile operativo di <a href="https://foppiani.it/">Fratelli Foppiani Trasporti</a>, Aldo Zanon – un <strong>trattore stradale MAN </strong>con sei batterie ad alto voltaggio ed una <strong>motrice a tre assi</strong>, dotata di cinque batterie, entrambi consegnati nei giorni scorsi. Faceva piacere che questa innovazione arrivasse in concomitanza col nostro anniversario, quello dei 65 anni, molto sentito».</p>
<p>Motori elettrici, green economy, sostenibilità, risparmio energetico: concetti di cui si parla sempre di più, con scetticismo o fiducia a seconda, considerando i conti alla rovescia (come il 2035, l&#8217;anno di punta per il quale è previsto il raggiungimento di un picco significativo nella riduzione di C02 per il settore trasporti), aprendo dibattiti e polemiche. «Riguardo ai costi, si è ragionato col produttore su un’età media di dismissione dei veicoli di dieci anni, ossia prevedendo dagli 850 ai 950 mila chilometri di usura. In questo arco di tempo le spese riguarderanno prevalentemente l’assicurazione, il bollo, la manutenzione e i pedaggi autostradali. Nello scenario più realistico non dovrebbe cambiare niente. I costi tra un camion a motore endotermico e un camion elettrico sono simili, con la differenza che il primo chiede meno denaro all’inizio ma poi obbliga a spendere di più sul lungo periodo. Inoltre, una volta che un camion non elettrico inizia a superare i sei anni di vita, di media, non si tratta soltanto di investire per tagliando e revisione. Subentrano numerosi altri problemi.</p>
<p>Ma quindi, davvero converrà lasciare la via vecchia per la nuova? «<em>Tenga conto</em> – prosegue Zanon – <em>che nella nostra sede di Corsico, alle porte di Milano, abbiamo installato pannelli solari sul tetto del capannone: teoricamente i nostri mezzi verranno alimentati da energia solare dunque a costo zero. Siamo convinti di poter sfruttare questi mezzi al meglio. È difficile immaginare in un futuro a medio termine con tutti i mezzi elettrici, ma ci aspettiamo che una gran parte della nostra flotta possa esserlo. Si tratta solo di adattarsi, poi sarà normale amministrazione</em>». Il silenzio non può che aiutare: i camion elettrici sono molto meno rumorosi. Vengono “accettati” con molta più facilità dalla popolazione dei centri urbani, notoriamente insofferente al traffico pesante.</p>
<p>Con MAN Truck &amp; Bus, <a href="https://foppiani.it/">Fratelli Foppiani Trasporti</a> ha sviluppato scenari ipotetici sui percorsi abituali dei camion per calcolare l’autonomia del mezzo, compresi i servizi di “navetta” che permettono di effettuare pochi chilometri nel tratto della giornata. Allo stato tecnologico attuale, le batterie consentono ai veicoli di sostenere tranquillamente i percorsi. Si tenga conto che l&#8217;infrastruttura di ricarica è ancora molto basica: una viabilità con le colonnine in ogni dove è ancora molto lontana. Per tratte medie come queste, pertanto, non si vedono rischi ipotetici.</p>
<p>Inoltre, MAN Truck &amp; Bus ha deciso di costruire il motore elettrico in un camion normale. Quindi, per quanto possibile, la struttura classica è stata mantenuta identica. Semplicemente, all’esterno è stato studiato come montare il nuovo motore. Nessuno distinguerebbe i due tipi di camion se li vedesse affiancati. O meglio, quasi nessuno: solo chi si accorge che ai lati, al posto del serbatoio del carburante, ci sono le scatole della batteria.</p>
<p>«<em>Tutti i nostri mezzi</em> – conclude il responsabile operativo di <a href="https://foppiani.it/">Fratelli Foppiani Trasporti</a> – <em>sono MAN Truck &amp; Bus. La fedeltà ci ha convinti a portare avanti l&#8217;avventura con loro. E se altre ditte seguissero l&#8217;esempio? Bene, più camion elettrici ci sono, meglio è per tutti</em>».</p>
<p>«<em>MAN Truck &amp; Bus</em> – ha aggiunto l’azienda stessa, con una nota – <em>punta a raggiungere la neutralità climatica in termini di bilancio entro il 2050 al più tardi: come produttori di veicoli commerciali ci siamo impegnati a farlo nel 2021 nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa per la protezione del clima Science Based Targets Initiative (SBTi). Il primo passo è risparmiare il 70% delle emissioni di gas serra (GHG) presso le sedi globali dell&#8217;azienda entro il 2030 rispetto al 2019. Al contrario, le emissioni di gas serra per chilometro della flotta di camion, autobus e furgoni venduti da MAN devono essere ridotte del 28% entro il 2030 rispetto all&#8217;anno di riferimento 2019. Il produttore di veicoli commerciali si è ora posto questi obiettivi per tenere conto dell&#8217;Accordo di Parigi sul clima e contribuire a limitare i cambiamenti climatici</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Comunicazione: parla l&#8217;industria</title>
		<link>https://www.promixagency.com/comunicazione-parla-lindustria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 09:24:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia di comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicazione è… Perché l'industria dovrebbe fare comunicazione? Perché hai scelto di trasformare la comunicazione per la tua azienda in un racconto, con un flusso di messaggi culturali e funzionali, piuttosto che in una pubblicità? Siamo partiti con due semplici domande e abbiamo scoperto un mondo. Le abbiamo poste a chi per l’industria lavora, si impegna,  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/comunicazione-parla-lindustria/">Comunicazione: parla l&#8217;industria</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><b>Comunicazione è…</b></h3>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Perché l&#8217;industria dovrebbe fare comunicazione?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Perché hai scelto di trasformare la comunicazione per la tua azienda in un racconto, con un flusso di messaggi culturali e funzionali, piuttosto che in una pubblicità?</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo partiti con due semplici domande e abbiamo scoperto un mondo. Le abbiamo poste a chi per l’industria lavora, si impegna, si “industria” ogni giorno, spesso nel senso letterale di 365 (o 366) giorni l’anno. Perché i</span><span style="font-weight: 400;">n Promix siamo convinti che il nuovo modello industriale (basato su una commistione fra industria tradizionale, industry 4.0 e industry 5.0) non abbia bisogno tanto di pubblicità, quanto di un flusso culturale che alimenti i comparti industriali con informazioni sui nuovi processi, i sistemi e le procedure disponibili oggi sul mercato, a garanzia di nuove opportunità. </span></p>
<p><strong>Fare cultura (industriale) facendo comunicazione</strong>, significa quindi contribuire a dare nuovo slancio ed aprire nuove strade all&#8217;industria, e questo non è solo possibile, ma nel quadro attuale è di fatto meglio che lanciare semplicemente slogan sui prodotti.</p>
<p>Quello che abbiamo ricavato da questo confronto con figure di spicco dell&#8217;industria italiana ed europea, <span style="font-weight: 400;">è un quadro ampio su ciò che le “persone dell’industria” provano e al contempo provano a fare con il loro lavoro. Un insieme di valutazioni e di azioni che non si esaurisce nel prodotto, anzi: di solito, comincia molto prima e finisce molto dopo.</span></p>
<p>Ecco quindi che a parlarne sono proprio i rappresentanti dell&#8217;industria:</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La pubblicità mostra un prodotto; la comunicazione autentica crea un movimento. Stratasys ha scelto di raccontare la propria tecnologia non come semplice innovazione, ma come elemento di cambiamento culturale e industriale. L’Additive Manufacturing non è solo una soluzione tecnica, ma un nuovo modo di pensare la produzione: più flessibile, sostenibile e su misura. Per questo, il nostro approccio comunicativo mira a educare, ispirare e costruire una narrativa che metta in luce i benefici concreti della stampa 3D. Invece di persuadere, preferiamo condividere una visione&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Fabio Boiocchi &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.stratasys.com/it/">Stratasys</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Comunicare significa quindi non solo informare, ma anche formare, il mercato. Significa costruire valore in tutti quei progetti in cui i clienti non comprano solo polimeri, ma il know-how che ci sta dietro e che è capace di guidare il cambiamento culturale e tecnico, accelerando l&#8217;adozione delle innovazioni. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Il mio target è tecnico. Le sue scelte non sono impulsive ma sono </span></i><i><span style="font-weight: 400;">strategie ingegneristiche e per me ogni post, ogni slide, ogni contenuto è un tassello di un dialogo continuo con chi legge. Non voglio vendere a tutti, ma voglio farmi trovare da chi ha bisogno esattamente di ciò che posso offrire e capisce perché ha senso fidarsi&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Andrea Azzini &#8211; Senior Sales Manager <a href="https://www.lehvoss.de/">LEHVOSS</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione è lo strumento che consente alle industrie di tenere aggiornato il proprio mercato di riferimento rispetto al livello di sviluppo raggiunto. Inoltre, permette di gestire in modo proattivo la concorrenza, valorizzando le proprie innovazioni e posizionandosi strategicamente nel settore. Una comunicazione narrativa è capace di creare un legame con il pubblico attraverso i canali di utilizzo quotidiano&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Sandro Riggio &#8211; Service Manager South Hub <a href="https://www.eos.info/it?utm_source=google&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=brand_emea&amp;utm_term=eos%20gmbh&amp;utm_campaign=%5Bwyn%5D+Brand+%5BIT%5D+%5BS%5D&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3851378066&amp;hsa_cam=22294787911&amp;hsa_grp=172971710822&amp;hsa_ad=735217097744&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-354602145576&amp;hsa_kw=eos%20gmbh&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=22294787911&amp;gbraid=0AAAAADko7g8yiLQZcJgFUyQPlkKrU54Pv&amp;gclid=Cj0KCQjw64jDBhDXARIsABkk8J7nkuhK7bEstEzqkIkC0WAs_A9sX26GZtkE0Yf5KFWmS0sUz1IsMxkaAhKfEALw_wcB">EOS Gmbh</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Ci troviamo in un territorio fortemente industriale, nel quale la manifattura genera una grossa fetta del valore aggiunto della nostra economia. Questa fondamentale, e ormai consolidata, “cultura del fare” va integrata con la pratica del “comunicare” per valorizzare e far conoscere l’eccellenza e la qualità della nostra produzione. Una comunicazione che fa cultura genera empatia, tocca il cuore delle persone, ti differenzia dai competitor e ti rende riconoscibile, generando opportunità che non avresti magari colto con una comunicazione istituzionale o semplicemente più fredda&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Manuel Medau &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.kilometrorosso.com/">Kilometro Rosso</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Molti pensano ancora all’industria italiana come a un ambiente lavorativo sporco e nebuloso, mentre il nostro ecosistema industriale è composto ormai da robot e macchine utensili a controllo numerico gestite da software avanzati che lavorano in maniera simbiotica con l’uomo in ambienti climatizzati. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">In una semplice pubblicità l’utente finale non riesce a cogliere tutte le sfumature dei nostri prodotti: per questo dobbiamo lavorare come in una serie tv a puntate, per poter proporre meglio i nostri prodotti e le loro potenzialità&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Massimo Castaldelli &#8211; Responsabile vendite <a href="https://solidcam.it/">SolidCAM</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Una comunicazione efficace è essenziale per lo sviluppo, la reputazione e la competitività di un&#8217;azienda. Costruire una forte identità aziendale rende l&#8217;impresa riconoscibile e affidabile, consente di ottimizzare i processi individuando criticità e implementando buone pratiche e rafforza la fidelizzazione. Investire in una comunicazione solida e coerente significa investire nel futuro dell&#8217;impresa grazie a un’interazione efficace con i clienti, considerati una categoria strategica di stakeholder&#8221;. </span></i></p>
<p><strong>Valeria Locatelli &#8211; Marketing Manager <a href="https://solidworldgroup.it/en/">SolidWorld Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione non è mai stata in dubbio, ma il mezzo e la forma sono cambiati insieme alla società. E in una società fluida noi abbiamo voluto essere presenti dove i clienti cercano, sui social, senza fasce orarie o posti fisici. In pratica, vogliamo “parlare come mangia” il nostro target, creando una continuità narrativa che alterna il super tecnico con la parte leggera, un po&#8217; come succede nel corso delle giornate di tutti noi. Da qui anche la scelta di foto non filtrate, sia degli ambienti che delle persone, nel luogo dove succedono le cose e dove ci si aspetta che siamo, nessun CEO in posa… si deve vedere la fatica in faccia, negli occhi a volte, per dare credibilità a quello che diciamo&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Diego Pagnan &#8211; Owner di <a href="https://duepigreco3d.it/">Due Pi Greco</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione è una scelta strategica e più duratura, perché può creare un legame emotivo e autentico con le persone e rafforzare l&#8217;identità e la fiducia nell&#8217;azienda da parte di di clienti, fornitori, istituzioni e comunità locali. Essa mostra valori, visione e coerenza, non solo il prodotto. Sebbene la pubblicità possa avere un impatto emotivo immediato e forte, se ben costruita, ma non può essere l&#8217;unico mezzo per far conoscere l&#8217;azienda, coinvolgere il pubblico in un legame più stretto e costruire valore nel lungo periodo&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Cinzia Milioli &#8211; CoFounder, Marketing Manager, IT Manager di <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Fare progressi, innovare, scoprire ed evolvere: se tutto questo non è comunicato, descritto e raccontato, le persone non hanno idea di quali sono i risultati raggiunti e dei vantaggi ai quali possono accedere per migliorare la propria attività professionale. Un messaggio di natura molto tecnica spiegato in maniera semplice, attraverso esperienze applicative, arriva meglio alle persone, che gradiscono, rimangono incuriosite e vogliono saperne di più&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Federica Lombardo &#8211; Digital Marketing and Content Specialist <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Nel mondo degli affari, mettiamo sempre al centro le persone, l&#8217;essere umano, di conseguenza parliamo di emozioni. Confezioniamo il nostro prodotto altamente tecnico, che vendiamo, in emozioni per raggiungere meglio i clienti/persone. L&#8217;industria della plastica è sottoposta a forti e negative pressioni. Dobbiamo tutti spiegare ogni giorno che non si tratta di vietare la plastica, ma di gestirla. Questo fantastico materiale ha un grande futuro e le persone devono imparare a gestirlo correttamente affinché possa essere utilizzato in modo sostenibile. Credo che questo aspetto interesserà molti altri settori in futuro&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Jwan Meier &#8211; Membro del consiglio di amministrazione del <a href="https://www.hgmag.ch/">Gruppo Hromatka</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Nel B2B, la fiducia è ancora molto importante e la comunicazione la rafforza. Raccontare chi sei, che cosa fai e come lo fai crea trasparenza e autorevolezza. Comunicare i propri valori,  le proprie attività, il proprio know-how crea un valore percepito fondamentale per la scelta di un partner nel lavoro quotidiano. Se i valori, insieme alla proposta concreta, vengono comunicati efficientemente ci si sente parte del processo e si creano collaborazioni proficue e durevoli. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Per spiegare in maniera chiara e differente il mondo delle materie plastiche, abbiamo deciso di fare degli incontri con i nostri partner in siti UNESCO, condividendo la nostra conoscenza dal vivo e sulle piattaforme globali per creare consapevolezza, cultura e valore&#8221;</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><strong>Alessandro Fabris &#8211; Sales Manager <a href="https://www.guztecpolymers.it/">Guztec Polymers</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;In AIDRO crediamo nella comunicazione come strumento per condividere i valori dell&#8217;azienda, i progetti e i risultati ottenuti dal Team di persone che ogni giorno con passione si dedica alla progettazione e produzione di soluzioni nuove e alla realizzazione di design innovativi e pensati fuori dagli schemi convenzionali. Grazie alla comunicazione speriamo di dare ispirazione e anche un piccolo conforto, a chi affronta quotidianamente le sfide del mondo manifatturiero&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Valeria Tirelli &#8211; Presidente &amp; CEO <a href="https://aidro.it/">AIDRO</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;L&#8217;industria ha il compito ed il dovere di fare comunicazione per far conoscere in modo preciso e chiaro le nuove idee e le nuove tecnologie di produzione, che daranno il via a un miglioramento globale per tutti. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;intelligenza artificiale è un valido supporto per la stesura di un messaggio promozionale, ma non potrà mai competere ed eguagliare il grande potere e valore che l&#8217;uomo possiede in più: un mix di testa, cuore ed esperienza. Perché “la scienza senza coscienza è la rovina dell&#8217;uomo&#8221;, come sosteneva Rabelais&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Ilaria Ardizzoia &#8211; Co Owner <a href="https://3ntr.net/it/">3ntr</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Chi costruisce il mondo non può continuare a restare in silenzio. E l’&#8217;industria produce realtà, ogni giorno: plasma città, abitudini, sistemi. Eppure troppo spesso tace, quasi fosse un soggetto neutro. Ma il silenzio, in un&#8217;epoca rumorosa, non è discrezione: è abdicazione. Se non racconti tu ciò che fai, qualcuno lo farà al posto tuo — con meno competenza, meno cura, meno verità. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Comunicare non è un atto cosmetico, è una forma di responsabilità culturale. È scegliere di dare contesto alle proprie azioni, visione alle proprie scelte, profondità al proprio operato. È contribuire a una narrazione collettiva che non viva solo di slogan e semplificazioni, ma che aiuti le persone a capire dove stiamo andando, insieme&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Rachele Rebughini &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.madeinadd.com/it/servizio-stampa-3d?utm_term=madeinadd&amp;utm_campaign=it-ita-sem-goog-generiche-brand&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3837726701&amp;hsa_cam=20967519481&amp;hsa_grp=160477473760&amp;hsa_ad=688562176791&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-2271179698307&amp;hsa_kw=madeinadd&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;utm_term=madeinadd&amp;utm_campaign=it-ita-sem-goog-generiche-brand&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3837726701&amp;hsa_cam=20967519481&amp;hsa_grp=160477473760&amp;hsa_ad=688562176791&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-2271179698307&amp;hsa_kw=madeinadd&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=20967519481&amp;gbraid=0AAAAApi0a7nUmqC7JqwTZjXe9ixH_oRAx&amp;gclid=Cj0KCQjw64jDBhDXARIsABkk8J6o9w891_smTYpgtwLppADxKUAkvg1XJShz_tMMS5Qh40b08_NDzxoaAtKiEALw_wcB">MadeInAdd</a></strong></p>
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<p>Progetto a cura di Promix<br />
Articolo a cura di Daniela Faggion, editor e coordinamento editoriale Promix</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/comunicazione-parla-lindustria/">Comunicazione: parla l&#8217;industria</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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		<title>Stampa 3D medicale al Rizzoli di Bologna</title>
		<link>https://www.promixagency.com/stampa-3d-medicale-al-rizzoli-di-bologna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 10:22:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>→ Energy Group e Bio3DModel, entrambe aziende della quotata SolidWorld GROUP, hanno portato all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna un quadro esaustivo sulle più moderne e funzionali tecnologie di stampa 3D medicale, con un focus particolare sui sistemi Stratasys.  La stampa 3D medicale sta rivoluzionando la medicina, offrendo nuove possibilità nella pianificazione chirurgica e nella formazione  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/stampa-3d-medicale-al-rizzoli-di-bologna/">Stampa 3D medicale al Rizzoli di Bologna</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">→ <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a> e <a href="https://bio3dmodel.it/">Bio3DModel</a>, entrambe aziende della quotata <a href="https://solidworldgroup.it/">SolidWorld GROUP</a>, hanno portato all’<a href="https://www.ior.it/">Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna</a> un quadro esaustivo sulle più moderne e funzionali tecnologie di stampa 3D medicale, con un focus particolare sui sistemi <a href="https://www.stratasys.com/it/">Stratasys</a>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La stampa 3D medicale sta rivoluzionando la medicina, offrendo nuove possibilità nella pianificazione chirurgica e nella formazione clinica. Durante l’evento “</span><b>Tecnologia e Salute: l’Impatto della Stampa 3D sulla Medicina Moderna</b><span style="font-weight: 400;">”, svoltosi all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, sono state presentate le potenzialità delle tecnologie di stampa 3D medicale FDM e DAP. Se la prima è utilizzata soprattutto per la creazione di dispositivi medicali e modelli funzionali robusti, la seconda &#8211; implementata dalla tecnologia in uso nelle stampanti PolyJet &#8211; consente di creare modelli anatomici realistici ad elevata precisione biomeccanica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proviamo a immaginare un paziente ricoverato in ortopedia, cardiologia o in un altro reparto ospedaliero. È in attesa di essere operato. Prima di andare &#8211; come si è soliti dire &#8211; “sotto i ferri”, gli viene mostrato un modello stampato in 3D dell’organo sul quale si dovrà intervenire. Non è un modello generico, ma riproduce esattamente l’organo del paziente, ricostruito a partire da una TAC; il chirurgo spiega quindi tutte le procedure che saranno eseguite. In questo modo, il paziente può conoscere il dettaglio di quanto verrà fatto per intervenire sulla patologia o sulla condizione che lo affligge, ed entra in sala operatoria con una consapevolezza diversa, quanto mai preziosa sul fronte del consenso informato e della comunicazione medico-paziente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo è solo uno degli aspetti che le applicazioni della stampa in 3D medicale puntano a migliorare e dei quali si è parlato il 3 marzo 2025 a Bologna, presso l’<a href="https://www.ior.it/">IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli</a>. La cornice è stata quella dell’evento </span><i><span style="font-weight: 400;">Tecnologia e Salute: l’Impatto della Stampa 3D sulla Medicina Moderna</span></i><span style="font-weight: 400;">, organizzato da <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a>, <a href="https://www.stratasys.com/it/">Stratasys</a> e <a href="https://bio3dmodel.it/">Bio3DModel</a>, e che ha fatto da preludio a un corso in programma sempre al Rizzoli sull&#8217;uso di software di segmentazione per creare modelli utilizzabili per la stampa 3D medicale o per studi di gestione protesica. </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-3140 size-medium" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-200x133.jpg 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-300x200.jpg 300w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-400x267.jpg 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-600x400.jpg 600w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-768x512.jpg 768w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-800x533.jpg 800w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-1024x683.jpg 1024w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-1200x800.jpg 1200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">I modelli stampati in 3D consentono di studiare interventi come il posizionamento di viti in caso di fratture o la sezione di un&#8217;anca per protesi</span></i><span style="font-weight: 400;">», spiega </span><b>Lucio Ferranti, presidente di Energy Group</b><span style="font-weight: 400;"> e membro del CdA di SolidWorld GROUP. «</span><i><span style="font-weight: 400;">La stampa 3D medicale consente di creare modelli con materiali simili ai tessuti umani, simulando gli interventi e riducendo l&#8217;uso di cadaveri o parti animali </span></i><span style="font-weight: 400;">&#8211; prosegue -.</span><i><span style="font-weight: 400;"> Oltre a ciò, si possono analizzare e progettare dispositivi come le dime di taglio, migliorando la sicurezza del paziente e riducendo i tempi in sala operatoria</span></i><span style="font-weight: 400;">». E questi ultimi non sono gli unici elementi che subiscono una sostanziale riduzione: l’impatto della stampa 3D medicale riguarda anche i costi di utilizzo dei supporti citati da Ferranti. Utilizzare un cadavere per i test nei training o nella pre-chirurgia può arrivare a costare oltre 7500 euro per sole due ore; nel caso di animali, si sale a quasi 9000 euro. I costi stimati su modelli stampati non superano i 2000 euro e non ci sono limiti di utilizzo orario.</span></p>
<h3><b>Le tecnologie</b><span style="font-weight: 400;">:</span><b> stampa 3D medicale FDM e DAP</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Come anticipato, al Rizzoli sono state approfondite le applicazioni medicali di due tecnologie di stampa 3D medicale: FDM (Fused Deposition Modeling) e DAP (Digital Anatomy Printing). Eccone i dettagli.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><strong><span style="font-weight: 400;">→ </span>FDM<br />
</strong><span style="font-weight: 400;">Questa tecnologia consente di costruire parti finite e pronte all&#8217;uso attraverso la sovrapposizione di strati </span><span style="font-weight: 400;">di filamento termoplastico fuso</span><span style="font-weight: 400;">. L&#8217;utilizzo della tecnologia FDM per attrezzature e dispositivi medicali offre numerosi vantaggi, tra cui la possibilità di produrre ortesi, tutori personalizzati e device con</span><span style="font-weight: 400;"> tempi</span><span style="font-weight: 400;"> di realizzazione più brevi. Ciò permette inoltre di ridurre la durata del recupero, grazie alla customizzazione estrema dei dispositivi e di ottenere maggiori risultati dai trattamenti, sempre grazie all’impiego di strumenti clinici sviluppati su misura per la specifica esigenza. Tutto questo si traduce non solo in maggiori possibilità di successo nella cura ma anche in un miglior rapporto con il paziente. </span><b>Un caso studio reale</b><span style="font-weight: 400;">: tra i diversi esempi mostrati alla platea del Rizzoli, citiamo un dispositivo di assistenza realizzato per una bambina affetta da artrogriposi multipla congenita (AMC): fissato a una sedia a rotelle, il dispositivo è stato realizzato con una stampante 3D Stratasys a tecnologia FDM, utilizzando polimero ABS. Il risultato è un dispositivo leggero e resistente per l&#8217;uso quotidiano.</span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">→ </span>DAP</strong><i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></i><span style="font-weight: 400;">Digital Anatomy Printing è un sistema di stampa 3D medicale che permette di creare modelli anatomici di elevata precisione biomeccanica, utili per il training chirurgico e per lo sviluppo di device funzionali alla pratica preoperatoria. Con la tecnologia DAP è possibile combinare fino a otto tipi di resine polimeriche diverse, fra cui lo speciale Gel Matrix (realizzato appositamente per questa tecnologia), un gel che consente di creare strutture complesse, come vasi sanguigni con lume cavo. «</span><i><span style="font-weight: 400;">Sono caratteristiche impossibili da ottenere con altre tecnologie</span></i><span style="font-weight: 400;">», precisa </span><b>Giovan Battista Semplici, presidente di Bio3DModel</b><span style="font-weight: 400;">, illustrando i cambiamenti che ciò apporta nella pianificazione chirurgica e nella ricerca biomedica, con un&#8217;aderenza aptica alla realtà mai vista prima. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">Il massimo dell&#8217;espressione sono i materiali cardiaci: cuore e vasi sanguigni. La DAP consente una combinazione amplissima degli otto materiali che inseriamo in contemporanea nella macchina </span></i><span style="font-weight: 400;">&#8211; prosegue Semplici &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Il Gel Matrix è ciò che consente di creare l&#8217;interno cavo delle vene, in gergo chiamato lume. Una volta realizzato il modello, il gel viene asportato facilmente lasciando cava l&#8217;arteria o la vena, anche con 1 millimetro di spessore</span></i><span style="font-weight: 400;">»</span><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Semplici spiega anche come le resine polimeriche utilizzate dalla tecnologia DAP siano più indicate nel caso di trattamenti specifici, rispetto ai materiali FDM, in particolare per la costruzione di modelli per simulazione ortopedica, dove si usano trapani e attrezzi di taglio. La DAP permette la realizzazione di modelli a diverse stratificazioni, riproducendo per esempio la consistenza esatta di un osso, formato da una sezione esterna dura (corticale) e da una parte interna più molle (spongiosa). «</span><i><span style="font-weight: 400;">Siamo al 99% di aderenza alla realtà, tetto che non è possibile raggiungere con altre tecnologie</span></i><span style="font-weight: 400;">», conclude. </span></p>
<h3><b>Gli strumenti</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le stampanti citate all’evento sono state evidenziate due soluzioni, entrambe prodotte da Stratasys: la </span><b>J850</b><span style="font-weight: 400;"> DAP e la </span><b>J5</b><span style="font-weight: 400;"> DAP. Quest’ultima è stata pensata per agevolare le strutture sanitarie verso un utilizzo più frequente, essendo di dimensioni e costo inferiore. Entrambe utilizzano la </span><span style="font-weight: 400;">tecnologia PolyJet: la J850 utilizza sette materiali più il supporto, mentre la J5 ne utilizza quattro (a entrambe si aggiunge il supporto). La tecnologia PolyJet si basa sul funzionamento che governa le stampanti a inchiostro, utilizzando resine acriliche fotopolimerizzabili. Una testina rilascia gocce di materiale che viene polimerizzato da una lampada UV strato per strato. Il software GrabCAD è lo strumento che consente di gestire e ottimizzare il file di stampa per la macchina, permettendo anche l’importante processo di segmentazione, ossia la suddivisione in parti del modello da stampare, per agevolare la pianificazione chirurgica su determinate porzioni che vengono differenziate per colore e/o consistenza. Quanto alla biocompatibilità, la J5  offre la possibilità di utilizzare un solo canale per materiali biocompatibili, facilitando le procedure di sterilizzazione. Nella J850, invece, per stampare solo con materiale biocompatibile è necessario svuotare completamente i canali.</span></p>
<h3><b>3D LAB: l’applicazione della stampa 3D medicale al Rizzoli di Bologna</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">All’ospedale bolognese, il cuore dell’applicazione delle tecnologie appena viste risiede nella cripta collocata sotto la sacrestia dell’antico convento di San Michele in Bosco, trasformato in un centro ortopedico nel 1896. «</span><i><span style="font-weight: 400;">La cripta ospita il 3D Lab, dove vengono effettuate le operazioni di modellazione, progettazione e prototipazione, oltre alla produzione di guide di taglio per la sala operatoria</span></i><span style="font-weight: 400;">», racconta </span><b>Alberto Leardini, direttore dell’Istituto Ortopedico Rizzoli</b><span style="font-weight: 400;">. Che prosegue: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Ciò consente di studiare e sperimentare su tre settori in particolare: la protesica, la correzione di gravi deformità, anche in età pediatrica, e la cura di tumori dell’apparato muscolo-scheletrico</span></i><span style="font-weight: 400;">». </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ogni anno le tecnologie di stampa in 3D FDM e DAP supportano dai 30 ai 40 casi, con un trend in costante crescita. «</span><i><span style="font-weight: 400;">Circa due anni fa abbiamo analizzato l’attività del decennio precedente, riscontrando di aver affrontato circa 130 casi</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; prosegue Leardini &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Parliamo quindi di una media di poco più di dieci all’anno. Ma, appunto, il trend è in forte crescita. La creazione dell’unità operativa al 3D Lab consente a tutti, dai giovani specializzandi ai primari ai professori universitari, di interagire con gli ingegneri e lavorare insieme, anche solo per valutare se un caso richieda una progettazione personalizzata o se esista già sul mercato il dispositivo adatto per affrontarlo. In questo modo, anziché sostenere costi aggiuntivi per una soluzione su misura, è possibile usare il modello anatomico </span></i><i><span style="font-weight: 400;">stampato in 3D</span></i><i><span style="font-weight: 400;"> per individuare il dispositivo e le dimensioni più adatti al singolo caso</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3145" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-200x133.jpg 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-300x200.jpg 300w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-400x267.jpg 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-600x400.jpg 600w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-768x512.jpg 768w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-800x533.jpg 800w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-1024x683.jpg 1024w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-1200x800.jpg 1200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Al 3D Lab si è tenuta l’ultima sessione dell’evento, durante la quale sono stati mostrati ai partecipanti i modelli stampati (non solo ortopedici, ma destinati anche ad altri ambiti come la cardiologia e la nefrologia). Soprattutto, è stata data la possibilità ai chirurghi presenti di provare la consistenza dei modelli ossei realizzati in stampa 3D medicale con la tecnologia DAP, e testarne il grado di aderenza alla realtà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">I modelli realizzati con metodi tradizionali sono molto delicati e non possiedono le stesse proprietà di flessibilità e resistenza dell’osso naturale. Di conseguenza, non offrono al chirurgo un’esperienza tattile realistica durante la simulazione dell’intervento</span></i><span style="font-weight: 400;">»: così afferma </span><b>Alfonso Fedele, chirurgo ortopedico all’ospedale Pineta Grande di Castelvolturno </b><span style="font-weight: 400;">(Caserta), mentre prova a usare un trapano su un modello. E prosegue: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Sebbene questi (i modelli ottenuti da lavorazione tradizionale ndr) riproducano forma e dimensioni dell’osso, il contatto con lo strumento chirurgico risulta completamente diverso. Al contrario, i modelli stampati con tecnologie additive consentono di apprezzare la differenza di consistenza tra la corticale, ossia la parte esterna più dura, e la spongiosa, più morbida e situata all’interno. Inoltre, permettono di distinguere anche la seconda corticale, un dettaglio fondamentale per garantire la precisione nei gesti chirurgici. Questo aspetto è particolarmente importante, poiché il chirurgo deve poter calibrare con esattezza la forza applicata su strumenti come trapani e seghe. Questi movimenti possono sembrare bruschi, ma in realtà richiedono un livello di precisione estremamente elevato</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò si traduce in una formazione migliore, sia per gli specializzandi sia per i chirurghi stessi, che arrivano in sala operatoria più preparati. «</span><i><span style="font-weight: 400;">Decisamente sì, anche perché la possibilità di collaborare con gli ingegneri nella definizione dello spessore della corticale offre un vantaggio significativo, soprattutto negli interventi di chirurgia spinale, dove questa valutazione è particolarmente rilevante &#8211; </span></i><span style="font-weight: 400;">conclude Fedele</span><i><span style="font-weight: 400;"> -. In questi casi, la percezione tattile del trapano mentre attraversa il peduncolo e penetra nel corpo vertebrale può aiutare il chirurgo a prevedere i vari passaggi dell’intervento. Ciò consente di dosare con maggiore precisione la forza applicata, riducendo il rischio di danneggiare strutture nobili e delicate, come quelle della vertebra</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<h3><b>Il ruolo della bioingegneria</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Al Rizzoli la combinazione tra bioingegneria e stampa 3D medicale è una pratica ultradecennale. Il 3D Lab rappresenta anche un ambiente d’elezione per il confronto tra diverse professionalità, come medici, bioingegneri e ingegneri biomeccanici. Gli ultimi due svolgono un ruolo chiave, poiché combinano competenze mediche con conoscenze tecniche e ingegneristiche, consentendo così la progettazione e la realizzazione di modelli anatomici avanzati. Questi esperti lavorano in sinergia con i chirurghi in tutte le fasi del processo, che include lo studio, l’analisi e la segmentazione degli organi, aspetti fondamentali per garantire l’efficacia delle procedure mediche avanzate. Esperti di cui c’è bisogno e che, sul mercato del lavoro, si fatica a trovare: l’evoluzione delle tecnologie di stampa 3D rappresenta senza dubbio un incentivo alla loro formazione. </span></p>
<p><b>→ Maggiori informazioni sulle tecnologie sono disponibili su</b></p>
<ul>
<li aria-level="1"><a href="http://www.energygroup.it"><b>www.energygroup.it</b></a></li>
<li><a href="http://www.bio3dmodel.it"><b>www.bio3dmodel.it</b></a><b> </b></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chris DeArmitt: il paradosso della plastica e l&#8217;importanza della scienza</title>
		<link>https://www.promixagency.com/chris-dearmitt-il-paradosso-della-plastica-e-limportanza-della-scienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 08:05:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Chris DeArmitt]]></category>
		<category><![CDATA[Plastic]]></category>
		<category><![CDATA[PlastiCare]]></category>
		<category><![CDATA[Plastix Paradox]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo di plastica insieme a Chris DeArmitt, autore di Plastics Paradox, il libro che smonta i pregiudizi e le crociate contro uno dei materiali alla base della vita contemporanea, ringraziandolo una volta di più per la preziosa collaborazione con Promix. → Ogni peccato ha bisogno del suo demonio da incolpare per rendere più agile l'assoluzione.  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo di plastica insieme a <strong>Chris DeArmitt</strong>, autore di <a href="https://phantomplastics.com/why-is-plastic-bad-for-the-environment-get-the-facts-in-5-minutes/?"><strong>Plastics Paradox</strong></a>, il libro che smonta i pregiudizi e le crociate contro uno dei materiali alla base della vita contemporanea, ringraziandolo una volta di più per la preziosa collaborazione con <a href="https://www.promixagency.com/">Promix</a>.</p>
<h4>→ Ogni peccato ha bisogno del suo demonio da incolpare per rendere più agile l&#8217;assoluzione.</h4>
<div>Così accade alla plastica, materiale versatile di cui la vita contemporanea ha beneficiato talmente tanto da renderla non solo scontata, ma anche &#8220;incolpevolmente colpevole&#8221; di molti dei mali del mondo. E così, un po&#8217; come accadeva alle donne del Medioevo punite come streghe quando troppo consapevoli della loro intelligenza, così il materiale che ha rivoluzionato &#8211; fra i tanti aspetti della vita &#8211; la diffusione dei medicinali, la conservazione dei cibi, la costruzione dei mezzi di trasporto e la distribuzione delle bevande è divenuto il nemico pubblico numero uno da combattere. E questo perché? Perché abbiamo confuso l&#8217;abuso con l&#8217;uso (il mono-uso) e il nostro atteggiamento scorretto con una peculiarità intrinseca degli oggetti.</div>
<div></div>
<h3><strong>Buoni e cattivi</strong></h3>
<div></div>
<div>La plastica non è né buona, né cattiva. A essere giusto o sbagliato non è il materiale, quanto l&#8217;utilizzo che se ne fa. Se 40 anni fa avessimo cominciato a sanzionare pesantemente chi buttava le bottigliette in giro e chi disperdeva materiali nell&#8217;ambiente la nostra coscienza ecologica sarebbe stata certamente più raffinata e meno legata alla diffusione di notizie non verificate, soprattutto da parte di persone non scientificamente preparate. Se n&#8217;è accorto <strong>Chris DeArmitt, scienziato con un dottorato di ricerca in chimica e membro onorario della Royal Society of Chemistry</strong>, che ha scritto l&#8217;ormai celebre <a href="https://phantomplastics.com/why-is-plastic-bad-for-the-environment-get-the-facts-in-5-minutes/?"><strong>The Plastics Paradox</strong></a> quando ha notato che giravano informazioni sbagliate sulla plastica, a partire dalla scuola. &#8220;Alle mie due figlie è stato insegnato che la plastica non si degrada&#8221;, ci racconta il professore americano. &#8220;Dopo essermi arrabbiato per quella che è evidentemente una bugia, ho deciso di verificare tutte le altre affermazioni fatte sulla plastica e sull’ambiente. Finora, tale verifica dei fatti ha comportato la <strong>lettura di oltre 4000 studi scientifici e rapporti sul ciclo di vita </strong>e la scoperta che <strong>praticamente ogni affermazione sulla plastica è del tutto smentita dalla scienza</strong>&#8220;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Il destino nelle nostre mani</strong></h3>
<div>Sia chiaro: le immagini delle isole di plastica che si muovono negli Oceani e degli animali marini soffocati da scarti usa e getta colpiscono chiunque. Il fatto è che non è la plastica ad aver scelto di finire nel posto sbagliato. Siamo noi a non averla smaltita e prima ancora utilizzata correttamente. E questo, ce lo dice chiaramente anche DeArmitt, vede tutti noi in prima fila. &#8220;Ciò che accade ai rifiuti di plastica e il fatto che vengano riciclati o meno dipende in gran parte dall&#8217;utilizzatore finale, non dalle istituzioni. Prendiamo l&#8217;esempio delle cannucce: <strong>spetta al cliente rifiutare semplicemente una cannuccia e fare la scelta più ecologica</strong>. Se abbiamo bisogno di una cannuccia, quella di plastica ha il minor impatto e diventa più ecologica a ogni riutilizzo. Mia figlia ne ha riutilizzata una più di 50 volte e un amico, dopo oltre 100 utilizzi, aveva una cannuccia ancora in perfette condizioni. L’idea del monouso è spesso determinata da noi, non dal prodotto o dal materiale. Quando si tratta di smaltimento, gli studi dimostrano che oltre l’80% dei rifiuti viene gettato intenzionalmente, quindi non ha nulla a che fare né con il produttore, né con l’istituzione. <strong>Strategie efficaci </strong>per modificare i rifiuti dei consumatori sono: <strong>l’istruzione, i depositi e le multe</strong>&#8220;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Informazioni corrette e azioni concrete</strong></h3>
<div>Approfondiamo il concetto di istruzione, che in epoca di social accentua l&#8217;importanza del suo ruolo per contrastare l&#8217;insorgere e il diffondersi delle fake news. &#8220;L’azione più importante che possiamo intraprendere è quella utilizzare le nostre opinioni e settare le nostre politiche su informazioni realmente vere e verificate. Personalmente <strong>ho deciso di fornire i fatti gratuitamente</strong>, il che ha comportato il dover <strong>leggere migliaia di studi e trascorrere migliaia di ore a fare un lavoro non retribuito</strong>. Anche per questo penso che sia ragionevole chiedere alle persone di dedicare 5 minuti a fare in modo che il pubblico e i politici possano compiere scelte sagge che riducano, anziché aumentare, i danni. Paradossalmente, molte delle persone più appassionate e premurose stanno facendo i danni maggiori perché non hanno verificato i fatti prima di agire&#8221;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Chi è Davide e chi è Golia</strong></h3>
<div>Come spesso accade, le battaglie in buona fede condotte da persone inconsapevoli sono manovrate da interessi economici profondi e ben nascosti. &#8220;Penso che sia facile fare i prepotenti con l&#8217;industria della plastica. Mi è stato detto che altre industrie stanno finanziando pesantemente gli attacchi alla plastica per proteggere i propri interessi commerciali. Nel frattempo, <strong>l’industria della plastica non ha fatto praticamente nulla per correggere la disinformazione diffusa </strong>dalle industrie rivali e propagata dai media&#8221; (e dai social, ci permettiamo di aggiungere). È un peccato perché ora un’opinione pubblica fuorviata sta facendo delle scelte e richiedendo politiche scientificamente certe che aumenteranno massicciamente i danni al nostro ambiente. Quando si fanno scelte basate sulla finzione e sulla pancia, spesso il risultato non è positivo. Molti dei gruppi &#8220;ambientalisti&#8221; di cui ci fidiamo hanno abbandonato l&#8217;ambiente e ora stanno diffondendo disinformazione per ottenere donazioni e arricchirsi. Questo deve finire&#8221;.</div>
<div></div>
<h3><strong>L&#8217;1% del problema</strong></h3>
<div>Quindi, occorre cambiare le domande per ottenere risposte nuove. Occorre soprattutto studiare e cambiare le prospettive. &#8220;Quando ho scritto <em>Il paradosso della plastica</em> il paradosso era chiedersi se la plastica fosse davvero buona o cattiva. A questa domanda è stata data una risposta chiara da centinaia di studi sull’uso dei materiali, sui rifiuti, sul degrado, sulle microplastiche e così via. Dalla scienza sottoposta a revisione paritaria vediamo che il vero paradosso è il motivo per cui tutti parlano di <strong>plastica quando questa costituisce meno dell’1% dei materiali che utilizziamo</strong>, dei rifiuti che creiamo, delle emissioni di gas serra e dei danni complessivi. Perché non si parla e non si concentra l’attenzione politica sul restante 99% del nostro problema ambientale? Finché ignoriamo quel 99% e continuiamo la nostra illogica ossessione per la demonizzazione della plastica, siamo destinati al fallimento&#8221;.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/chris-dearmitt-il-paradosso-della-plastica-e-limportanza-della-scienza/">Chris DeArmitt: il paradosso della plastica e l&#8217;importanza della scienza</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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		<title>Per un’industria di successo il legame tra comunicazione ed estetica è indissolubile: intervista a Michela Pizzinat</title>
		<link>https://www.promixagency.com/industria-di-successo-tra-comunicazione-ed-estetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 11:51:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicare attraverso le immagini non è un'invenzione recente. Sin dalla preistoria l’uomo ha lasciato traccia di sé affinché altri potessero apprendere e comprendere. Nel corso di secoli e secoli ci sono state diverse sperimentazioni e gli strumenti si sono evoluti, ma il concetto di base è rimasto immutato.  → La veste grafica è un abito  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/industria-di-successo-tra-comunicazione-ed-estetica/">Per un’industria di successo il legame tra comunicazione ed estetica è indissolubile: intervista a Michela Pizzinat</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Comunicare attraverso le immagini non è un&#8217;invenzione recente. Sin dalla preistoria l’uomo ha lasciato traccia di sé affinché altri potessero apprendere e comprendere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso di secoli e secoli ci sono state diverse sperimentazioni e gli strumenti si sono evoluti, ma il concetto di base è rimasto immutato. </span></p>
<h2><strong>→ </strong><strong>La veste grafica è un abito cucito su misura per un determinato contenuto.</strong></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci spiega <a href="https://www.michelapizzinat.it/">Michela Pizzinat</a>, Graphic Design Specialist e titolare dell’omonimo studio nel cuore di Treviso. Lo studio è impegnato nella gestione dell’immagine per importanti aziende fra cui, proprio in collaborazione con <a href="https://www.promixagency.com/">Promix Agency</a>, quella di <a href="https://www.solidworld.it/">SolidWorld Group</a>, il principale player italiano che supporta il passaggio dell&#8217;industria verso la <strong>Fabbrica 4.0, </strong>quotato alla <a href="https://www.borsaitaliana.it/homepage/homepage.htm">Borsa Italiana</a>. </span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2909" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1779" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-200x139.jpg 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-300x208.jpg 300w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-400x278.jpg 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-600x417.jpg 600w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-768x534.jpg 768w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-800x556.jpg 800w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-1024x712.jpg 1024w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-1200x834.jpg 1200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-1536x1067.jpg 1536w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/M.Pizzinat-Studio-scaled.jpg 2560w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<h3><b>Michela, cosa si intende per </b><b>estetica della comunicazione</b><b>?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Indipendentemente dall’ambito in cui ci troviamo, a mio parere la veste grafica è da considerare alla stregua di un abito cucito su misura per un determinato contenuto, affinché questo arrivi nel modo più efficace possibile al pubblico cui è rivolto. <strong>Consideriamo che le persone ricordano l’80% di ciò che vedono, contro il 20% di ciò che leggono e il 10% di ciò che sentono</strong>. È un concetto indipendente dal media che usiamo o dal messaggio che stiamo veicolando. Se riusciamo a catturare l’interesse e a creare un’emozione, abbiamo raggiunto l’obiettivo. Il mio è un punto di vista grafico, ma la stessa logica vale per i testi, i video e per ogni altra forma di comunicazione. Lo considero alla stregua delle fondamenta di una casa, la cui solidità permetterà poi di costruire in sicurezza il proprio edificio.</span></p>
<h3><b>Fondamenta solide ma libertà di “edificare” in base a gusti e necessità. Facendo un parallelo tra la comunicazione industriale e quella pubblicitaria, quali sono le principali differenze sul piano stilistico ed estetico?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Il punto di partenza è il medesimo: individuare il target a cui ci si rivolge. Detto questo, con un messaggio trasparente e credibile si avrà un rapporto di maggiore fiducia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel mondo industriale il pubblico è più tecnico, più specializzato, e il messaggio dovrà dunque essere tarato su questo presupposto. Inoltre, ci si aspetta un approccio più pratico, più diretto, che sfrutti un linguaggio più chiaro e trasparente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come consumatori siamo abituati a una comunicazione spesso fatta di colori sgargianti, musiche accattivanti, talvolta anche di ironia e doppi sensi. Nella comunicazione industriale, a mio avviso, è invece più corretto usare un tono più formale e concentrarsi sull’obiettivo. Dal punto di vista grafico, quindi, è buona norma basarsi su layout chiari e ben organizzati, scegliere i giusti colori e, se possibile, abbinarli a quelli aziendali. Lo stesso vale per il tipo di carattere, che dovrà essere di semplice lettura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, le immagini: sono un elemento chiave e devono essere strettamente legate all’azienda e al prodotto. L’uso di fotografie stock dovrebbe essere ridotto al minimo, sfruttando invece quelle autoprodotte raffiguranti ambienti, prodotti e persone realmente appartenenti a un’azienda. </span></p>
<h3><b>Restando in tema di comunicazione industriale, in particolare di quella digitale e di social network, quali parametri deve rispettare l&#8217;estetica affinché risulti funzionale e non promozionale?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Fermo restando che una parte delle regole le detta il social sul quale si veicola il messaggio, anziché limitarsi a una comunicazione prettamente promozionale è più utile mostrare le proprie competenze attraverso la condivisione di tutorial, video, articoli o white paper. Questo perché, in passato, la comunicazione era unidirezionale, mentre oggi tramite i social network si ha un rapporto pluridirezionale: dall’azienda agli utenti e viceversa, ma anche tra gli utenti stessi. Offrire informazioni di qualità, ben fatte dal punto di vista estetico e contenutistico, permette di distinguersi all’interno del </span><span style="font-weight: 400;">mare magnum</span><span style="font-weight: 400;"> di Internet indipendentemente dal tipo di social network.</span></p>
<h3><b>In ambito professionale si dà per scontato l’uso di LinkedIn, ma molte aziende sfruttano Facebook, Instagram, Twitter ecc. In che modo è importante differenziare l&#8217;estetica dei messaggi destinati all&#8217;industria in base alle diverse piattaforme?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono le piattaforme stesse a indicare la forma più adatta di comunicazione. Instagram predilige foto e video, Twitter i testi brevi, LinkedIn testi più lunghi o articoli, mentre Facebook può essere considerato una via di mezzo. All’interno di ciascuna piattaforma, poi, ci sono specifiche community e utenti da considerare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al di là della scelta più in linea con la propria offerta e con il proprio target, restando nella metafora “edilizia” è fondamentale poter contare su mattoni di prima qualità: i contenuti, le foto, i testi, i layout grafici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo così si potrà assemblare il miglior messaggio possibile in funzione del canale scelto.</span></p>
<h3><b>Ci sono elementi che, per sua esperienza, non possono mancare in una buona strategia di comunicazione? Quali, invece, andrebbero proprio evitati?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Come grafica parto sempre dallo spazio: creo un layout, lo organizzo, scelgo come e dove posizionare i diversi elementi, il tutto in linea con le policy del cliente. Il testo, poi, deve essere ben leggibile: può sembrare scontato, ma quante volte ci troviamo a decifrare a fatica un messaggio per un contrasto sbagliato tra testo e sfondo, oppure per la dimensione dei caratteri?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come accennavo in precedenza, è anche buona norma utilizzare sempre immagini originali e di alta qualità, che trasmettano l’essenza dell’azienda stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima di pubblicare, infine, c’è un altro elemento da considerare: la diffidenza del proprio cliente: occorre conquistare la sua fiducia e fargli capire che rispettare determinati canoni estetici aiuterà a ottenere i risultati voluti. Naturalmente non è vietato sperimentare e osare, anzi! Da idee fuori dagli schemi nascono campagne straordinarie. Sempre all’insegna dell’equilibrio, però, per non rischiare di ottenere l’effetto contrario, cioè allontanare il lettore o il potenziale cliente.</span></p>
<h3><b>Alla fine però, quando colgono le qualità di una campagna ben fatta e ne vedono i risultati positivi, i clienti si ricredono…</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Decisamente! Ho un cliente che progetta componenti per il mondo aeronautico sfruttando software all’avanguardia. Si tratta di oggetti fantastici a livello tecnico e affascinanti sul fronte estetico. Il materiale fotografico fornito inizialmente, però, era sotto le aspettative: abbiamo insistito e abbiamo fatto comprendere loro quanto fosse importante trasmettere il messaggio anche attraverso l’uso di immagini di impatto e loro ci hanno dato ascolto: oltre a foto eccellenti dei particolari progettati, ci hanno quindi raccolto anche scatti delle persone che hanno contribuito alla progettazione. Mostrare chi c’è dietro a un prodotto è un buon modo per accorciare le distanze tra fornitore e cliente. Non solo: grazie alla buona qualità delle immagini, abbiamo potuto declinarle sui differenti canali scelti per veicolare il piano di comunicazione. Lo sforzo iniziale è stato maggiore, certo, ma ci ha permesso di coprire egregiamente diverse esigenze e ottenere ottimi risultati in termini di coinvolgimento del pubblico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È dunque evidente come siano molteplici i fattori da considerare nella gestione della comunicazione, industriale o “generica” che sia. Indipendentemente dal settore di riferimento, la competizione tra aziende ha raggiunto livelli altissimi: per questo non è sufficiente avere un ottimo prodotto o servizio, ma è fondamentale anche saperlo proporre nel modo migliore affinché se ne colgano le differenze rispetto alla concorrenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In tutto ciò, la cura dell’estetica è uno degli strumenti più potenti nelle mani di chi si occupa di comunicazione. E come tutti gli strumenti potenti, cruciali diventano la competenza e l&#8217;abilità nel maneggiarli.</span></p>
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		<title>KTM Factory Racing stampa in 3D i suoi piloti: parla Daniel Marshall</title>
		<link>https://www.promixagency.com/ktm-stampa-in-3d-i-suoi-piloti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2023 16:47:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Automotive e Racing]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa 3D]]></category>
		<category><![CDATA[dummies]]></category>
		<category><![CDATA[KTM]]></category>
		<category><![CDATA[KTM Factory Racing]]></category>
		<category><![CDATA[stampa 3D]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>KTM: L’approccio Human Value dell’azienda motoristica austriaca punta sulla stampa 3D con i dummies, per valorizzare risultati in pista e capitale umano. Ce ne parla Daniel Marshall, Team Leader Aerodynamics KTM Motorsports. L'uso della stampa 3D come parte dei test aerodinamici sui veicoli sportivi da corsa, all'interno della galleria del vento, non è una novità.  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>KTM: L’approccio Human Value dell’azienda motoristica austriaca punta sulla stampa 3D con i dummies</strong>, per valorizzare risultati in pista e capitale umano. Ce ne parla Daniel Marshall, Team Leader Aerodynamics <a href="https://www.ktm.com/de-at.html">KTM Motorsports</a>.</p>
<p>L&#8217;uso della stampa 3D come parte dei test aerodinamici sui veicoli sportivi da corsa, all&#8217;interno della galleria del vento, non è una novità. Ciò che è nuovo, tuttavia, è l&#8217;uso che <a href="https://www.ktm.com/en-us/racing.html">K</a><a href="https://www.ktm.com/en-us/racing.html">TM Factory Racing</a> ha scelto di farne, al fine di <strong>proteggere i suoi piloti</strong> da eventuali problemi fisici causati dai test aerodinamici.</p>
<p>L&#8217;azienda austriaca ha scelto di sfruttare le potenzialità della stampa 3D SLS, sinterizzazione laser selettiva, per creare i dummies, <strong>una serie di manichini in poliammide PA12 dalla perfetta fisionomia antropomorfa. </strong>I dummies vengono messi sulle moto durante i test, sotto getti d&#8217;aria che superano i 200 km/h, salvaguardando così l&#8217;incolumità fisica dei piloti.</p>
<h2><strong>→ </strong>KTM, con la stampa 3D il processo diventa sostenibile non solo verso l&#8217;ambiente.</h2>
<p>Il reparto Factory Racing del costruttore di motori di Mattighofen KTM ha scelto di essere sostenibile non solo nei confronti dell&#8217;ambiente. Ma anche e prima di tutto nei confronti delle persone che vi dedicano tempo e lavoro, in un settore estremamente competitivo come quello delle corse.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-2834 size-medium" title="Dummies KTM in stampa 3D" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-300x276.jpg" alt="" width="300" height="276" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-200x184.jpg 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-300x276.jpg 300w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-400x369.jpg 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-600x553.jpg 600w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-768x708.jpg 768w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-800x737.jpg 800w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-1024x943.jpg 1024w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-1200x1106.jpg 1200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/DSC_2194-1536x1415.jpg 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3><strong>Il valore umano prima di tutto grazie alla stampa 3D.</strong></h3>
<p>Quando, da decenni, si costruiscono moto ambiziose in grado di rivoluzionare un intero segmento di mercato, le prestazioni sono un mantra ineludibile. KTM Factory Racing, però, sa che le prestazioni non si misurano solo in velocità e potenza, ma anche nel fattore umano, che viene stimolato e valorizzato attraverso i veicoli. Infatti, quando si costruiscono veicoli che devono le loro prestazioni all&#8217;abilità e alla sicurezza di chi li guida, è chiaro che la persona è al centro di ogni progetto.<br />
Per KTM Factory Racing, questo vale sia per i clienti, gli utenti finali delle moto, sia per gli sviluppatori dell&#8217;azienda che si occupano della creazione dei prototipi di componenti e veicoli. Coloro, cioè, che sono tra i primi responsabili delle prestazioni su strada e su pista, grazie a studi approfonditi e test impegnativi come la galleria del vento.<br />
In quest&#8217;ottica, KTM Factory Racing ha deciso di puntare su un approccio sostenibile e non solo semplicemente realizzabile: la stampa 3D. Un metodo di progettazione e realizzazione in grado di dare risultati che non si esauriscono rapidamente, ma durano nel tempo e danno benefici che rispettano l&#8217;ambiente, le persone e la qualità del loro tempo di lavoro.</p>
<p>In questa visione a lungo termine, la stampa 3D si è rivelata fondamentale anche per la creazione di manichini in grado di rendere perfettamente la fisicità umana, mettendo al riparo i piloti da stress e rischi fisici durante la fase di test aerodinamici delle moto.</p>
<h3><strong>Il nuovo approccio KTM inizia in Germania </strong></h3>
<p>L&#8217;opportunità di questo salto di qualità nel modello operativo di KTM Factory Racing è arrivata in Germania, dove la galleria del vento era stata utilizzata per testare automobili e componenti spaziali, ma non aveva mai ospitato motociclette.</p>
<p>&#8220;Inizialmente ci è stato detto che non era possibile effettuare i test con un pilota in sella perché era troppo pericoloso&#8221;, racconta <strong>Daniel Marshall</strong>, Team Leader Aerodynamics di KTM Motorsports. &#8220;Per ottenere l&#8217;autorizzazione abbiamo dovuto eseguire un test di omologazione speciale e installare attrezzature specifiche, per proteggere il pilota e garantire la sua sicurezza. L&#8217;utilizzo di manichini ci avrebbe permesso di risolvere il problema, proteggendo i nostri piloti da ogni possibile rischio fisico.&#8221;Conclude l&#8217;ingegnere britannico. Certamente si tratta di un investimento significativo ma necessario, dal punto di vista umano, per salvaguardare in modo importante la sicurezza dei piloti.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-2836 size-medium" title="Dummies KTM in stampa 3D" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/D-5-247x300.jpg" alt="" width="247" height="300" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/D-5-200x243.jpg 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/D-5-247x300.jpg 247w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/D-5-400x487.jpg 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2023/11/D-5.jpg 493w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></p>
<h3><strong>La sicurezza al primo posto per KTM, grazie alla stampa 3D che non si stanca.</strong></h3>
<p>Per KTM Factory Racing, nella galleria del vento, la stampa 3D si è rivelata cruciale in diversi momenti. Spiega Marshall: &#8220;Da un lato, la stampa 3D SLS è particolarmente conveniente per i mock-up di alcune parti delle moto, in particolare i dettagli dei componenti, perché consente di semplificare la geometria. <strong>Il 70% delle parti testate nella galleria del vento è costituito da parti prototipali e l&#8217;uso della stampa 3D consente di ridurre i costi su questo fronte</strong>. D&#8217;altra parte, i manichini realizzati con la stampa 3D hanno permesso non solo di salvaguardare in modo importante la sicurezza fisica, ma anche di evitare i tipici errori che si verificano quando i piloti umani si stancano e non si concentrano più&#8221;. Specifica l&#8217;ingegnere britannico: &#8220;Quando il pilota è fresco e pieno di energia, possiamo capire alcuni dettagli e particolari relativi alle modifiche apportate nei test. Quando il pilota è stanco, non riesce più a concentrarsi sui dettagli e fornisce un feedback meno affidabile su elementi che, nei testi di aerodinamica, sono invece informazioni rilevanti, in termini non tanto di prestazioni quanto di sicurezza e comfort. Un esempio per tutti: le vibrazioni della testa&#8221;.</p>
<h3><strong>Un nuovo approccio additivo e umanamente sostenibile, anche nelle corse.</strong></h3>
<p>Nella galleria del vento si verificano condizioni e reazioni strettamente fisiche, mentre tutte le sollecitazioni determinate dalla guida nel traffico o in pista, soprattutto nelle corse, rimangono all&#8217;esterno. Per certi versi, quindi, è inutile sfruttare la resistenza &#8220;viva&#8221; di un corpo per testare elementi in cui non emerge l&#8217;apporto più primariamente umano. Anche per questo KTM Factory Racing ha deciso che vale la pena preservare le competenze per quando saranno necessarie, dimostrando una responsabilità e un&#8217;attenzione dedicata a chi lavora per l&#8217;azienda.<br />
La divisione guidata da Marshall ha così verificato come la manifattura additiva sveli, per le due ruote, vantaggi che sono allo stesso tempo competitivi e sostenibili. Con la tecnologia SLS, infatti, i pezzi da testare in galleria vengono stampati direttamente, in modo più economico e veloce, e le energie umane vengono conservate per tutto quel lavoro estremamente prezioso che non potrà mai essere sostituito da una stampante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/ktm-stampa-in-3d-i-suoi-piloti/">KTM Factory Racing stampa in 3D i suoi piloti: parla Daniel Marshall</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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		<title>PlastiCare, la comunicazione industriale a favore della plastica: parlano Guzman Polymers e Prosilas</title>
		<link>https://www.promixagency.com/plasticare-la-comunicazione-a-favore-della-plastica-guzman-polymers-prosilas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2023 11:17:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Manifattura]]></category>
		<category><![CDATA[Plastica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.promixagency.com/?p=2816</guid>

					<description><![CDATA[<p>"Ma certo che la plastica è un'invenzione formidabile, bisogna però imparare a usarla con rispetto." C. Scaffidi - Giornalista e Docente Universitaria → PlastiCare, una campagna di comunicazione controcorrente, a supporto della plastica. Ne parliamo insieme ai vertici di Guzman Polymers e Prosilas. Liberare il mondo dalla plastica o la plastica dalla scelleratezza del mondo?   [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/plasticare-la-comunicazione-a-favore-della-plastica-guzman-polymers-prosilas/">PlastiCare, la comunicazione industriale a favore della plastica: parlano Guzman Polymers e Prosilas</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h2>&#8220;Ma certo che la plastica è un&#8217;invenzione formidabile, bisogna però imparare a usarla con rispetto.&#8221;</h2>
<p id="ember4182" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><!-- /wp:paragraph --><cite><em>C. Scaffidi &#8211; Giornalista e Docente Universitaria</em></cite></p>
</blockquote>
<p>→ <strong>PlastiCare</strong>, una campagna di comunicazione controcorrente, a supporto della plastica. Ne parliamo insieme ai vertici di Guzman Polymers e Prosilas.</p>
<h2 id="ember4183" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>Liberare il mondo dalla plastica o la plastica dalla scelleratezza del mondo?  Analizziamo PlastiCare insieme a Guzman Polymers e Prosilas</strong></h2>
<p id="ember4184" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph">Il futuro difficilmente può collegarsi a un ideale 100% <strong>plastic free</strong>, ossia completamente privo di plastica. Lo slogan relativo ad un movimento sempre più preponderante e trasversale, celebra la liberazione del mondo dalla plastica secondo un obiettivo distorto. Non tiene però conto che la plastica, utilissima, può rappresentare in alcuni casi una scelta molto più sostenibile rispetto ad altre risorse, con tante prospettive che meritano di essere valorizzate nel modo corretto e senza pregiudizi infondati.</p>
<p id="ember4185" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph">Proprio da qui nasce la campagna <strong>PlastiCare</strong>, sviluppata da <a href="https://www.promixagency.com/">Promix</a> in collaborazione con <a href="https://guzmanpolymers.it/">Guzman Polymers.</a> Il messaggio ha lo scopo di comunicare un utilizzo più intelligente e consapevole delle materie plastiche. <strong>PlastiCare stimola inoltre una forma mentis  condivisa</strong> fra le imprese industriali e che abbracciano lo stesso tipo di filosofia ed approccio.</p>
<p id="ember4186" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph">Approfondiamo attraverso una doppia intervista, il modello <strong>PlastiCare</strong> insieme a <strong>Fulvio Confalonieri,</strong> General Manager di <strong>Guzman Polymers</strong> e <strong>Vanna Menco</strong>, CEO di <strong>Prosilas</strong>, service e partner del gruppo internazionale Prototal.</p>
<h4 id="ember4187" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>In che modo la plastica ha influenzato e sta influenzando concretamente la produzione industriale?</strong> La parola a Guzman Polymers e Prosilas</h4>
<p id="ember4188" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>F.C.: </strong>Se nel 1800 si muovono le prime scoperte nel campo dei polimeri, è nel 1900 che la scienza accelera compiendo passi da gigante, scoprendo e industrializzando i nuovi tecnopolimeri fondamentali per lo sviluppo dell’umanità. Non c’è infatti campo tecnologico che non abbia tratto vantaggio dall’impiego di plastiche: il settore medico, tessile, alimentare, automobilistico, ecc. L’introduzione della plastica nell’ampio scenario dei materiali ha aperto nuove strade che erano impensabili fino a 60 anni fa, anni in cui la produzione mondiale si attestava intorno ai 15 milioni di tonnellate di plastica per essere oggi ben oltre i 350 milioni. Il 51% proviene dall’Asia, il 18% dagli Stati Uniti e il 17% dal continente Europeo<strong>. </strong></p>
<p id="ember4189" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>V.M:  </strong>La scoperta delle materie plastiche ha influenzato ogni settore industriale, portando benefici e nuove possibilità di sviluppo. La scelta è ricaduta su questo materiale per numero di applicazioni possibili e per caratteristiche tecniche.  Inoltre, molte innovazioni tecnologiche e prodotti hanno beneficiato dell’utilizzo dei polimeri e ciò ha permesso uno scatto verso una progressiva modernizzazione che ha investito tutto il sistema di vita che conosciamo oggi. La manifattura additiva nasce nel 1986 quando Chuck Hull pubblica il brevetto dell’invenzione della stereolitografia. Il processo implica la creazione di oggetti solidi in polimero fotosensibile: strato dopo strato si indurisce la parte stampata in 3D. <strong>Possiamo affermare che è proprio grazie alla plastica che si è giunti alla tecnologia additiva</strong>.</p>
<h4 id="ember4190" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>Quali prodotti o categorie merceologiche risulterebbero più a rischio, se abolissimo il consumo di plastica? Con quali svantaggi per il mercato, per l&#8217;uomo e per il Pianeta? </strong></h4>
<p id="ember4191" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>F.C.: </strong>Abolire la plastica non è possibile e nemmeno auspicabile. Ma soprattutto: perché farlo? Una cosa deve essere chiara: <strong>l’abolizione della plastica significherebbe la regressione totale dell’umanità</strong>. L’introduzione della plastica non è stato un errore di valutazione bensì la fantastica inventiva dell’uomo che è stato capace di trasformare un bene in un altro bene più prezioso. L’elenco delle applicazioni plastiche è infinito. Per capire che un mondo senza plastica non è certo un buon augurio, è sufficiente pensare alle innumerevoli applicazioni di alcuni tecnopolimeri in campo medico o all’imballaggio degli alimenti, grazie al quale si riducono gli sprechi, estendendo la shelf life dei prodotti confezionati e garantendo qualità e sicurezza. O anche alle tecnologie di comunicazione. La plastica rappresenta quindi una risorsa potente e versatile, per cui gli sforzi della scienza dovrebbero semplicemente concentrarsi sulla sua continua ottimizzazione, mentre quelli del normale cittadino sulla gestione del prodotto finito e degli scarti, in accordo a quanto espresso dalle normative vigenti in tema di tutela e valorizzazione dell’ambiente.</p>
<p id="ember4193" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>V.M. </strong>L’abolizione totale delle materie plastiche avrebbe un impatto epocale. <strong>Rinunciare ad un certo tipo di performance, di applicazione e di design sarebbe una grande e inutile sfida</strong>. E’ sensato concentrare gli sforzi verso l’innovazione: un utilizzo più consapevole dello sviluppo di materiali, di processi a basso impatto ambientale e la creazione di sistemi più efficienti per la gestione dei rifiuti. L’utilizzo dei polimeri agisce già nei processi di miglioramento dell&#8217;efficienza energetica.</p>
<h4 id="ember4194" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>Oggi quali segmenti di mercato beneficiano maggiormente dall&#8217;uso della plastica e da un approccio PlastiCare? E quali altri potrebbero beneficiare di ancora di più?</strong></h4>
<p id="ember4195" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>F.C.: </strong>In primis direi l’<strong>imballaggio, il cui mercato in Europa rappresenta, da solo, circa il 30% del volume complessivo</strong>. Segue poi l’edilizia, il settore automobilistico, elettrico ed elettronico. Certamente in campo edile stiamo osservando un forte incremento nell’uso dei polimeri per l’efficientamento energetico. Altresì dicasi per il settore dei trasporti, per cui i nuovi sistemi di propulsione sono ingegnerizzabili grazie all’impiego di tencopolimeri molto performanti.<strong> </strong></p>
<p id="ember4196" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>V.M. </strong>Il settore automotive è stato uno dei primi ad avvalersi delle soluzioni provenienti dalla manifattura additiva a polimero. Ad oggi ne è uno dei maggiori fruitori. Anche il campo medico ha potuto sviluppare nuove applicazioni dall’alto valore sperimentale. Senza dimenticare gli altri campi industriali, che attraverso l’uso delle tecnologie additive e, di conseguenza, dei polimeri, possono produrre più velocemente e a prezzi più vantaggiosi. Davvero una grande spinta verso l’innovazione tecnologica.</p>
<h4 id="ember4198" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>Parliamo di materiali insieme a Guzman Polymers e Prosilas: commodities, engineering, tecnopolimeri e biopolimeri. Quali trovano oggi maggiore applicazione nell&#8217;ambito della produzione industriale e/o additiva? In quali ambiti e con quali risultati/benefici? </strong></h4>
<p id="ember4199" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>F.C.: </strong>Il settore dei biopolimeri ha certamente registrato una crescita impressionante negli ultimi dieci anni, seppur i settori applicativi sono, attualmente, ancora limitati. I tecnopolimeri più tradizionali, penso per esempio alle Poliolefine, Nylon e Policarbonato continuano ad essere trainanti e difficilmente sostituibili in un’ottica massiva. Piuttosto, ciò che attualmente si sta osservando è, per questi stessi polimeri, lo sviluppo di tecnologie produttive volte alla riduzione dell’impatto ambientale. Pensiamo per esempio utilizzo di feedstock alternativi al petrolio (tall oil per esempio); fonti rinnovabili; riciclo chimico e meccanico.<strong> </strong></p>
<p id="ember4200" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>V.M. </strong>Nonostante le tecnologie di manifattura additiva possano supportare un numero ancora limitato di materiali plastici, <strong>molti sforzi si stanno concentrando per migliorare la sostenibilità della filiera</strong>. A questo proposito possiamo parlare dell’introduzione del PA11, una Poliammide bioplastica di derivazione da fonti rinnovabili. Viene utilizzata per la conversione di alcune produzioni sfruttando le sue caratteristiche migliorative in termini di impatto ambientale. Anche i tecnopolimeri sono oggetto di studi approfonditi per operazioni di metal replacement. Questi consentono infatti di migliorare le performance in termini di risparmio energetico e di sostituire l’uso dei metalli, la cui lavorazione continua ad avere un forte impatto ecologico ed economico. Possiamo, inoltre, citare il Policaprolattone. Largamente utilizzato nel campo medicale, è un materiale grazie al quale siamo in grado di stampare in 3D dispositivi impiantabili e assorbibili dal corpo umano, come stent bronchiali e strutture per agevolare la ricrescita ossea.</p>
<h4 id="ember4201" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>La plastica è al centro di molte polemiche. Tuttavia la questione del suo corretto smaltimento in ottica PlastiCare non viene mai approfondita né affrontata seriamente, con un grande spreco di risorse ed una crescente insoddisfazione. Perché? </strong></h4>
<p id="ember4202" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>F.C.: </strong>In generale io credo che il tema del corretto smaltimento della plastica e valorizzazione della stessa sia un tema ancora complicato da gestire nella sua totalità. Pertanto, credo che sia culturalmente che tecnologicamente ci vorrà ancora del tempo prima che il sistema raggiunga la sua massima efficienza. Fermo ciò, e a livello del comune cittadino, credo si debba insistere e persistere su alcuni punti cardine. In primis riduzione degli sprechi, e ciò a prescindere che si tratti o meno di plastica; il rispetto dell’ambiente e un maggiore senso civico, per cui il corretto smaltimento di ogni bene a fine vita diventi una pratica quotidiana scelta e non più subita. Piuttosto, ciò che più mi sorprende e spaventa, è osservare come <strong>spesso il tema della plastica venga dibattuto senza tenere conto dei dati scientifici più accreditati</strong>, <strong>giungendo a conclusioni distorte ed ingannevoli e che in tanti casi portano a legiferare soluzioni tecniche decisamente discutibili.</strong></p>
<p id="ember4203" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>V.M.: </strong>Il tema dello smaltimento dei rifiuti è  pieno di criticità che, ad oggi, non hanno ancora trovato soluzione effettiva. <strong>Il primo grande errore è considerare la plastica come un unico materiale o un insieme di materiali simili</strong>. In realtà tra polimeri ci sono delle differenze chimicamente sostanziali. Per prima cosa bisognerebbe ribaltare l&#8217;idea consolidata che un prodotto in plastica sia qualcosa di economico e scadente: ciò può essere fatto, ad esempio, creando manufatti che abbiano valore sul mercato e nel tempo ed evitando, per quanto possibile, gli oggetti monouso. Successivamente, occorre affrontare il tema dei rifiuti con un approccio sistematico che parta dalla corretta informazione del consumatore fino ad arrivare al miglioramento dell’organizzazione della catena di smaltimento e riciclo.</p>
<h4 id="ember4204" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>Nel suo libro &#8220;Il Paradosso della Plastica&#8221;, lo scienziato Chris De Armitt elenca una serie di falsi storici diffusi in merito alla plastica. Quali sono i più pericolosi? La parola a Guzman Polymers e Prosilas</strong></h4>
<p id="ember4205" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>F.C.: </strong>Il merito che certamente va dato al dr. Chris De Armitt nel libro “<a href="https://phantomplastics.com/why-is-plastic-bad-for-the-environment-get-the-facts-in-5-minutes/"><strong>Il Paradosso della Plastica</strong></a>” è quello di aver mosso l’opinione pubblica a rifocalizzare la discussione sulla plastica non più su vaghe informazioni, spesso fake news, ma bensì su fatti e dati scientificamente provati. I consumi reali della plastica rispetto agli<strong> </strong>altri materiali, l’impatto ambientale della plastica verso materiali erroneamente considerati più green da gran parte dell’opinione pubblica, la pericolosità della plastica per il genere umano. Questi sono solo alcuni degli esempi che il dr. Chris DeArmitt sottopone all’attenzione del suo pubblico, cercando di argomentarli sempre in modo estremamente scientifico. A tal proposito, mi permetto di dire che l’accesso all’informazione via internet è una grande conquista del nostro secolo, ma al tempo stesso è una pratica estremamente pericolosa perché diventa difficile, se non talvolta impossibile, filtrarla e verificarla. Quello delle microplastiche, per esempio, sulla cui origine e pericolosità spesso si dibatte, è un capitolo estremamente interessante perché libera il terreno da informazioni spesso false e su cui si basa gran parte della campagna demonizzatrice Plastic Free, contro la plastica.</p>
<p id="ember4206" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>V.M:  </strong>Diamo merito all’autore DeArmitt per aver scardinato molti, se non tutti, i luoghi comuni veicolati dai media sulla plastica. Ha suscitato la mia attenzione il concetto della sostituzione della plastica con materiali biodegradabili (come ad esempio la carta ) e ho trovato lodevole l’approccio scientifico che l’autore vi ha dedicato. La lavorazione della carta ha un maggiore impatto sulla produzione della CO2. Possiamo ben intendere, perciò, che le cause dell’inquinamento mondiale non sono i materiali in sé ma i processi di produzione e smaltimento. Di conseguenza, la soluzione è rendersi conto che è <strong>il comportamento umano il fulcro di questo cambiamento</strong>.  Inoltre, non è vero che le materie plastiche sono la prima causa di inquinamento. Questo è stato dimostrato da un istogramma fornito dall’EPA (U.S. Environmental Protection Agency), il quale ci mostra come in realtà siano la carta, il cartone (26.0%), i rifiuti alimentari (15.2%) e gli sfalci da giardino (13,2%) le maggiori cause dei rifiuti nel mondo.</p>
<h4 id="ember4207" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>Senza l&#8217;educazione delle persone all&#8217;utilizzo e al corretto valore della plastica il problema sarà sempre osservato da un unico punto di vista, negativo. Da dove possiamo cominciare per sovvertire il paradigma ed ampliare la visione, secondo Guzman Polymers e Prosilas? </strong></h4>
<p id="ember4208" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>F.C.: </strong>Ci vuole innanzitutto un’informazione il più possibile scientifica e neutrale. Lontana cioè da ogni genere di gioco lobbistico. È necessario poi insistere su un processo educativo volto ad un uso serio e responsabile della plastica, ma direi più in generale di ogni risorsa, e che parta dai giovani, fin dai primi anni. Con molta pazienza perché questo processo richiederà molto tempo. In termini legislativi poi ci vuole serietà e determinazione affinché ogni azione contro l’ambiente non passi impunita. Infine, ma non da ultimo, il modo politico deve assecondare lo sviluppo di un piano industriale lungimirante.</p>
<p id="ember4210" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>V.M.:  Fornire informazioni più scientifiche e meno sensazionalistiche è il miglior modo per creare una cultura</strong> e, di conseguenza, un comportamento corretto. Scorciatoie come spostare l’attenzione su un nemico comune non sono utili a risolvere il problema, anzi, deviano le energie nella direzione sbagliata. L’unica soluzione è quella di affidarsi al progresso tecnologico e scientifico.</p>
<h4 id="ember4212" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>PlastiCare, la campagna di divulgazione avviata da Guzman Polymers insieme a Promix Agency e finalizzata ad un uso più consapevole ed equilibrato della plastica: come interpreta personalmente questo concetto? </strong></h4>
<p id="ember4213" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>F.C.: </strong>La plastica è una risorsa immensa e non un male, ma ovviamente, e come tutte le cose, può diventarlo se usata in modo irrispettoso e disequilibrato. PlastiCare per me significa uso intelligente e responsabile della plastica e riduzione degli sprechi. Pertanto<strong>: Less Plastic free, more PlastiCare!</strong></p>
<p id="ember4214" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph"><strong>V.M.: </strong>Partiamo dal concetto di consapevolezza. Essere consapevoli vuol dire essere &#8220;in contatto&#8221;, &#8220;in relazione&#8221;, saper stare nel rispetto dei limiti. E questa è cosa infinitamente più complessa dell&#8217;essere meramente consci dell&#8217;accadere di un evento. Prendersi cura dell&#8217;ambiente vuol dire, innanzitutto riconoscere l&#8217;esistenza di un altro che ha il nostro stesso valore e rispettarne i limiti, i bisogni e le possibilità. Se partiamo da questa consapevolezza ecco che la sostenibilità, intesa non solo come attenzione a tutti i processi, ma anche  e soprattutto verso il fornire una risposta adeguata ai bisogni, diviene cura (“care”) per eccellenza.</p>
<h2 id="ember4215" class="ember-view reader-content-blocks__paragraph">→ <strong>Uno slogan, PlastiCare, inteso come un freno alle frasi fatte, assolute.</strong></h2>
<p class="ember-view reader-content-blocks__paragraph">Frasi non basate su dati e informazioni reali. PlastiCare è un invito a sposare il concetto di “plastica sostenibile” attraverso un impiego più serio del materiale, dalla nascita del prodotto fino alla fine del suo ciclo di vita. Progettare quindi manufatti di qualità ma che siano soprattutto facilmente riciclabili. Una sfida, quella di <strong>Guzman Polymers</strong>, di <strong>Prosilas</strong> e di tutte le imprese che abbracciano un approccio PlastiCare, dove la plastica deve poter essere utilizzata con consapevolezza, lungimiranza e senza inutili sprechi, affinché possa trarne beneficio il mercato industriale, la popolazione, l’ambiente e l’intero pianeta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/plasticare-la-comunicazione-a-favore-della-plastica-guzman-polymers-prosilas/">PlastiCare, la comunicazione industriale a favore della plastica: parlano Guzman Polymers e Prosilas</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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