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		<title>Primi camion elettrici MAN in Italia: la scelta di Fratelli Foppiani Trasporti mira alla mobilità sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 09:16:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fratelli Foppiani Trasporti è la prima azienda in Italia ad acquistare automezzi pesanti di nuova generazione, come i camion elettrici, puntando a ridurre l'impatto ambientale del trasporto su strada. I costi sono simili, almeno per ora, se comparati a quelli del trasporto tradizionale, quindi la scelta non è tanto economica quanto piuttosto orientata ad aprire  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://foppiani.it/"><strong>Fratelli Foppiani Trasporti</strong></a> è la prima azienda in Italia ad acquistare automezzi pesanti di nuova generazione, come i camion elettrici, puntando a ridurre l&#8217;impatto ambientale del trasporto su strada.</p>
<p>I costi sono simili, almeno per ora, se comparati a quelli del trasporto tradizionale, quindi la scelta non è tanto economica quanto piuttosto orientata ad aprire la strada in maniera concreta ad un concetto di trasporto a ridotto impatto ambientale. <a href="https://foppiani.it/">Fratelli Foppiani Trasporti</a>, azienda tra le più importanti in Italia per il trasporto su strada, che giusto qualche settimana fa ha festeggiato 65 anni di attività,  apre ai camion elettrici.</p>
<p>Si tratta della prima realtà nostrana a prendere questa decisione. <strong>I veicoli di nuova generazione per adesso sono due</strong>, e si affiancano al parco-mezzi “tradizionale”. Entrambi i mezzi sono stati acquistati direttamente dal produttore <a href="https://www.man.eu/corporate/de/homepage.html">MAN Truck &amp; Bus</a>, potenza tedesca nel settore dei veicoli commerciali.</p>
<p>«Abbiamo scelto – spiega il responsabile operativo di <a href="https://foppiani.it/">Fratelli Foppiani Trasporti</a>, Aldo Zanon – un <strong>trattore stradale MAN </strong>con sei batterie ad alto voltaggio ed una <strong>motrice a tre assi</strong>, dotata di cinque batterie, entrambi consegnati nei giorni scorsi. Faceva piacere che questa innovazione arrivasse in concomitanza col nostro anniversario, quello dei 65 anni, molto sentito».</p>
<p>Motori elettrici, green economy, sostenibilità, risparmio energetico: concetti di cui si parla sempre di più, con scetticismo o fiducia a seconda, considerando i conti alla rovescia (come il 2035, l&#8217;anno di punta per il quale è previsto il raggiungimento di un picco significativo nella riduzione di C02 per il settore trasporti), aprendo dibattiti e polemiche. «Riguardo ai costi, si è ragionato col produttore su un’età media di dismissione dei veicoli di dieci anni, ossia prevedendo dagli 850 ai 950 mila chilometri di usura. In questo arco di tempo le spese riguarderanno prevalentemente l’assicurazione, il bollo, la manutenzione e i pedaggi autostradali. Nello scenario più realistico non dovrebbe cambiare niente. I costi tra un camion a motore endotermico e un camion elettrico sono simili, con la differenza che il primo chiede meno denaro all’inizio ma poi obbliga a spendere di più sul lungo periodo. Inoltre, una volta che un camion non elettrico inizia a superare i sei anni di vita, di media, non si tratta soltanto di investire per tagliando e revisione. Subentrano numerosi altri problemi.</p>
<p>Ma quindi, davvero converrà lasciare la via vecchia per la nuova? «<em>Tenga conto</em> – prosegue Zanon – <em>che nella nostra sede di Corsico, alle porte di Milano, abbiamo installato pannelli solari sul tetto del capannone: teoricamente i nostri mezzi verranno alimentati da energia solare dunque a costo zero. Siamo convinti di poter sfruttare questi mezzi al meglio. È difficile immaginare in un futuro a medio termine con tutti i mezzi elettrici, ma ci aspettiamo che una gran parte della nostra flotta possa esserlo. Si tratta solo di adattarsi, poi sarà normale amministrazione</em>». Il silenzio non può che aiutare: i camion elettrici sono molto meno rumorosi. Vengono “accettati” con molta più facilità dalla popolazione dei centri urbani, notoriamente insofferente al traffico pesante.</p>
<p>Con MAN Truck &amp; Bus, <a href="https://foppiani.it/">Fratelli Foppiani Trasporti</a> ha sviluppato scenari ipotetici sui percorsi abituali dei camion per calcolare l’autonomia del mezzo, compresi i servizi di “navetta” che permettono di effettuare pochi chilometri nel tratto della giornata. Allo stato tecnologico attuale, le batterie consentono ai veicoli di sostenere tranquillamente i percorsi. Si tenga conto che l&#8217;infrastruttura di ricarica è ancora molto basica: una viabilità con le colonnine in ogni dove è ancora molto lontana. Per tratte medie come queste, pertanto, non si vedono rischi ipotetici.</p>
<p>Inoltre, MAN Truck &amp; Bus ha deciso di costruire il motore elettrico in un camion normale. Quindi, per quanto possibile, la struttura classica è stata mantenuta identica. Semplicemente, all’esterno è stato studiato come montare il nuovo motore. Nessuno distinguerebbe i due tipi di camion se li vedesse affiancati. O meglio, quasi nessuno: solo chi si accorge che ai lati, al posto del serbatoio del carburante, ci sono le scatole della batteria.</p>
<p>«<em>Tutti i nostri mezzi</em> – conclude il responsabile operativo di <a href="https://foppiani.it/">Fratelli Foppiani Trasporti</a> – <em>sono MAN Truck &amp; Bus. La fedeltà ci ha convinti a portare avanti l&#8217;avventura con loro. E se altre ditte seguissero l&#8217;esempio? Bene, più camion elettrici ci sono, meglio è per tutti</em>».</p>
<p>«<em>MAN Truck &amp; Bus</em> – ha aggiunto l’azienda stessa, con una nota – <em>punta a raggiungere la neutralità climatica in termini di bilancio entro il 2050 al più tardi: come produttori di veicoli commerciali ci siamo impegnati a farlo nel 2021 nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa per la protezione del clima Science Based Targets Initiative (SBTi). Il primo passo è risparmiare il 70% delle emissioni di gas serra (GHG) presso le sedi globali dell&#8217;azienda entro il 2030 rispetto al 2019. Al contrario, le emissioni di gas serra per chilometro della flotta di camion, autobus e furgoni venduti da MAN devono essere ridotte del 28% entro il 2030 rispetto all&#8217;anno di riferimento 2019. Il produttore di veicoli commerciali si è ora posto questi obiettivi per tenere conto dell&#8217;Accordo di Parigi sul clima e contribuire a limitare i cambiamenti climatici</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Comunicazione: parla l&#8217;industria</title>
		<link>https://www.promixagency.com/comunicazione-parla-lindustria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 09:24:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia di comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicazione è… Perché l'industria dovrebbe fare comunicazione? Perché hai scelto di trasformare la comunicazione per la tua azienda in un racconto, con un flusso di messaggi culturali e funzionali, piuttosto che in una pubblicità? Siamo partiti con due semplici domande e abbiamo scoperto un mondo. Le abbiamo poste a chi per l’industria lavora, si impegna,  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/comunicazione-parla-lindustria/">Comunicazione: parla l&#8217;industria</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><b>Comunicazione è…</b></h3>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Perché l&#8217;industria dovrebbe fare comunicazione?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Perché hai scelto di trasformare la comunicazione per la tua azienda in un racconto, con un flusso di messaggi culturali e funzionali, piuttosto che in una pubblicità?</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo partiti con due semplici domande e abbiamo scoperto un mondo. Le abbiamo poste a chi per l’industria lavora, si impegna, si “industria” ogni giorno, spesso nel senso letterale di 365 (o 366) giorni l’anno. Perché i</span><span style="font-weight: 400;">n Promix siamo convinti che il nuovo modello industriale (basato su una commistione fra industria tradizionale, industry 4.0 e industry 5.0) non abbia bisogno tanto di pubblicità, quanto di un flusso culturale che alimenti i comparti industriali con informazioni sui nuovi processi, i sistemi e le procedure disponibili oggi sul mercato, a garanzia di nuove opportunità. </span></p>
<p><strong>Fare cultura (industriale) facendo comunicazione</strong>, significa quindi contribuire a dare nuovo slancio ed aprire nuove strade all&#8217;industria, e questo non è solo possibile, ma nel quadro attuale è di fatto meglio che lanciare semplicemente slogan sui prodotti.</p>
<p>Quello che abbiamo ricavato da questo confronto con figure di spicco dell&#8217;industria italiana ed europea, <span style="font-weight: 400;">è un quadro ampio su ciò che le “persone dell’industria” provano e al contempo provano a fare con il loro lavoro. Un insieme di valutazioni e di azioni che non si esaurisce nel prodotto, anzi: di solito, comincia molto prima e finisce molto dopo.</span></p>
<p>Ecco quindi che a parlarne sono proprio i rappresentanti dell&#8217;industria:</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La pubblicità mostra un prodotto; la comunicazione autentica crea un movimento. Stratasys ha scelto di raccontare la propria tecnologia non come semplice innovazione, ma come elemento di cambiamento culturale e industriale. L’Additive Manufacturing non è solo una soluzione tecnica, ma un nuovo modo di pensare la produzione: più flessibile, sostenibile e su misura. Per questo, il nostro approccio comunicativo mira a educare, ispirare e costruire una narrativa che metta in luce i benefici concreti della stampa 3D. Invece di persuadere, preferiamo condividere una visione&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Fabio Boiocchi &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.stratasys.com/it/">Stratasys</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Comunicare significa quindi non solo informare, ma anche formare, il mercato. Significa costruire valore in tutti quei progetti in cui i clienti non comprano solo polimeri, ma il know-how che ci sta dietro e che è capace di guidare il cambiamento culturale e tecnico, accelerando l&#8217;adozione delle innovazioni. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Il mio target è tecnico. Le sue scelte non sono impulsive ma sono </span></i><i><span style="font-weight: 400;">strategie ingegneristiche e per me ogni post, ogni slide, ogni contenuto è un tassello di un dialogo continuo con chi legge. Non voglio vendere a tutti, ma voglio farmi trovare da chi ha bisogno esattamente di ciò che posso offrire e capisce perché ha senso fidarsi&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Andrea Azzini &#8211; Senior Sales Manager <a href="https://www.lehvoss.de/">LEHVOSS</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione è lo strumento che consente alle industrie di tenere aggiornato il proprio mercato di riferimento rispetto al livello di sviluppo raggiunto. Inoltre, permette di gestire in modo proattivo la concorrenza, valorizzando le proprie innovazioni e posizionandosi strategicamente nel settore. Una comunicazione narrativa è capace di creare un legame con il pubblico attraverso i canali di utilizzo quotidiano&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Sandro Riggio &#8211; Service Manager South Hub <a href="https://www.eos.info/it?utm_source=google&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=brand_emea&amp;utm_term=eos%20gmbh&amp;utm_campaign=%5Bwyn%5D+Brand+%5BIT%5D+%5BS%5D&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3851378066&amp;hsa_cam=22294787911&amp;hsa_grp=172971710822&amp;hsa_ad=735217097744&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-354602145576&amp;hsa_kw=eos%20gmbh&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=22294787911&amp;gbraid=0AAAAADko7g8yiLQZcJgFUyQPlkKrU54Pv&amp;gclid=Cj0KCQjw64jDBhDXARIsABkk8J7nkuhK7bEstEzqkIkC0WAs_A9sX26GZtkE0Yf5KFWmS0sUz1IsMxkaAhKfEALw_wcB">EOS Gmbh</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Ci troviamo in un territorio fortemente industriale, nel quale la manifattura genera una grossa fetta del valore aggiunto della nostra economia. Questa fondamentale, e ormai consolidata, “cultura del fare” va integrata con la pratica del “comunicare” per valorizzare e far conoscere l’eccellenza e la qualità della nostra produzione. Una comunicazione che fa cultura genera empatia, tocca il cuore delle persone, ti differenzia dai competitor e ti rende riconoscibile, generando opportunità che non avresti magari colto con una comunicazione istituzionale o semplicemente più fredda&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Manuel Medau &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.kilometrorosso.com/">Kilometro Rosso</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Molti pensano ancora all’industria italiana come a un ambiente lavorativo sporco e nebuloso, mentre il nostro ecosistema industriale è composto ormai da robot e macchine utensili a controllo numerico gestite da software avanzati che lavorano in maniera simbiotica con l’uomo in ambienti climatizzati. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">In una semplice pubblicità l’utente finale non riesce a cogliere tutte le sfumature dei nostri prodotti: per questo dobbiamo lavorare come in una serie tv a puntate, per poter proporre meglio i nostri prodotti e le loro potenzialità&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Massimo Castaldelli &#8211; Responsabile vendite <a href="https://solidcam.it/">SolidCAM</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Una comunicazione efficace è essenziale per lo sviluppo, la reputazione e la competitività di un&#8217;azienda. Costruire una forte identità aziendale rende l&#8217;impresa riconoscibile e affidabile, consente di ottimizzare i processi individuando criticità e implementando buone pratiche e rafforza la fidelizzazione. Investire in una comunicazione solida e coerente significa investire nel futuro dell&#8217;impresa grazie a un’interazione efficace con i clienti, considerati una categoria strategica di stakeholder&#8221;. </span></i></p>
<p><strong>Valeria Locatelli &#8211; Marketing Manager <a href="https://solidworldgroup.it/en/">SolidWorld Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione non è mai stata in dubbio, ma il mezzo e la forma sono cambiati insieme alla società. E in una società fluida noi abbiamo voluto essere presenti dove i clienti cercano, sui social, senza fasce orarie o posti fisici. In pratica, vogliamo “parlare come mangia” il nostro target, creando una continuità narrativa che alterna il super tecnico con la parte leggera, un po&#8217; come succede nel corso delle giornate di tutti noi. Da qui anche la scelta di foto non filtrate, sia degli ambienti che delle persone, nel luogo dove succedono le cose e dove ci si aspetta che siamo, nessun CEO in posa… si deve vedere la fatica in faccia, negli occhi a volte, per dare credibilità a quello che diciamo&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Diego Pagnan &#8211; Owner di <a href="https://duepigreco3d.it/">Due Pi Greco</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione è una scelta strategica e più duratura, perché può creare un legame emotivo e autentico con le persone e rafforzare l&#8217;identità e la fiducia nell&#8217;azienda da parte di di clienti, fornitori, istituzioni e comunità locali. Essa mostra valori, visione e coerenza, non solo il prodotto. Sebbene la pubblicità possa avere un impatto emotivo immediato e forte, se ben costruita, ma non può essere l&#8217;unico mezzo per far conoscere l&#8217;azienda, coinvolgere il pubblico in un legame più stretto e costruire valore nel lungo periodo&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Cinzia Milioli &#8211; CoFounder, Marketing Manager, IT Manager di <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Fare progressi, innovare, scoprire ed evolvere: se tutto questo non è comunicato, descritto e raccontato, le persone non hanno idea di quali sono i risultati raggiunti e dei vantaggi ai quali possono accedere per migliorare la propria attività professionale. Un messaggio di natura molto tecnica spiegato in maniera semplice, attraverso esperienze applicative, arriva meglio alle persone, che gradiscono, rimangono incuriosite e vogliono saperne di più&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Federica Lombardo &#8211; Digital Marketing and Content Specialist <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Nel mondo degli affari, mettiamo sempre al centro le persone, l&#8217;essere umano, di conseguenza parliamo di emozioni. Confezioniamo il nostro prodotto altamente tecnico, che vendiamo, in emozioni per raggiungere meglio i clienti/persone. L&#8217;industria della plastica è sottoposta a forti e negative pressioni. Dobbiamo tutti spiegare ogni giorno che non si tratta di vietare la plastica, ma di gestirla. Questo fantastico materiale ha un grande futuro e le persone devono imparare a gestirlo correttamente affinché possa essere utilizzato in modo sostenibile. Credo che questo aspetto interesserà molti altri settori in futuro&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Jwan Meier &#8211; Membro del consiglio di amministrazione del <a href="https://www.hgmag.ch/">Gruppo Hromatka</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Nel B2B, la fiducia è ancora molto importante e la comunicazione la rafforza. Raccontare chi sei, che cosa fai e come lo fai crea trasparenza e autorevolezza. Comunicare i propri valori,  le proprie attività, il proprio know-how crea un valore percepito fondamentale per la scelta di un partner nel lavoro quotidiano. Se i valori, insieme alla proposta concreta, vengono comunicati efficientemente ci si sente parte del processo e si creano collaborazioni proficue e durevoli. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Per spiegare in maniera chiara e differente il mondo delle materie plastiche, abbiamo deciso di fare degli incontri con i nostri partner in siti UNESCO, condividendo la nostra conoscenza dal vivo e sulle piattaforme globali per creare consapevolezza, cultura e valore&#8221;</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><strong>Alessandro Fabris &#8211; Sales Manager <a href="https://www.guztecpolymers.it/">Guztec Polymers</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;In AIDRO crediamo nella comunicazione come strumento per condividere i valori dell&#8217;azienda, i progetti e i risultati ottenuti dal Team di persone che ogni giorno con passione si dedica alla progettazione e produzione di soluzioni nuove e alla realizzazione di design innovativi e pensati fuori dagli schemi convenzionali. Grazie alla comunicazione speriamo di dare ispirazione e anche un piccolo conforto, a chi affronta quotidianamente le sfide del mondo manifatturiero&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Valeria Tirelli &#8211; Presidente &amp; CEO <a href="https://aidro.it/">AIDRO</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;L&#8217;industria ha il compito ed il dovere di fare comunicazione per far conoscere in modo preciso e chiaro le nuove idee e le nuove tecnologie di produzione, che daranno il via a un miglioramento globale per tutti. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;intelligenza artificiale è un valido supporto per la stesura di un messaggio promozionale, ma non potrà mai competere ed eguagliare il grande potere e valore che l&#8217;uomo possiede in più: un mix di testa, cuore ed esperienza. Perché “la scienza senza coscienza è la rovina dell&#8217;uomo&#8221;, come sosteneva Rabelais&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Ilaria Ardizzoia &#8211; Co Owner <a href="https://3ntr.net/it/">3ntr</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Chi costruisce il mondo non può continuare a restare in silenzio. E l’&#8217;industria produce realtà, ogni giorno: plasma città, abitudini, sistemi. Eppure troppo spesso tace, quasi fosse un soggetto neutro. Ma il silenzio, in un&#8217;epoca rumorosa, non è discrezione: è abdicazione. Se non racconti tu ciò che fai, qualcuno lo farà al posto tuo — con meno competenza, meno cura, meno verità. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Comunicare non è un atto cosmetico, è una forma di responsabilità culturale. È scegliere di dare contesto alle proprie azioni, visione alle proprie scelte, profondità al proprio operato. È contribuire a una narrazione collettiva che non viva solo di slogan e semplificazioni, ma che aiuti le persone a capire dove stiamo andando, insieme&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Rachele Rebughini &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.madeinadd.com/it/servizio-stampa-3d?utm_term=madeinadd&amp;utm_campaign=it-ita-sem-goog-generiche-brand&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3837726701&amp;hsa_cam=20967519481&amp;hsa_grp=160477473760&amp;hsa_ad=688562176791&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-2271179698307&amp;hsa_kw=madeinadd&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;utm_term=madeinadd&amp;utm_campaign=it-ita-sem-goog-generiche-brand&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3837726701&amp;hsa_cam=20967519481&amp;hsa_grp=160477473760&amp;hsa_ad=688562176791&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-2271179698307&amp;hsa_kw=madeinadd&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=20967519481&amp;gbraid=0AAAAApi0a7nUmqC7JqwTZjXe9ixH_oRAx&amp;gclid=Cj0KCQjw64jDBhDXARIsABkk8J6o9w891_smTYpgtwLppADxKUAkvg1XJShz_tMMS5Qh40b08_NDzxoaAtKiEALw_wcB">MadeInAdd</a></strong></p>
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<p>Progetto a cura di Promix<br />
Articolo a cura di Daniela Faggion, editor e coordinamento editoriale Promix</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/comunicazione-parla-lindustria/">Comunicazione: parla l&#8217;industria</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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		<title>Stampa 3D medicale al Rizzoli di Bologna</title>
		<link>https://www.promixagency.com/stampa-3d-medicale-al-rizzoli-di-bologna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 10:22:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>→ Energy Group e Bio3DModel, entrambe aziende della quotata SolidWorld GROUP, hanno portato all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna un quadro esaustivo sulle più moderne e funzionali tecnologie di stampa 3D medicale, con un focus particolare sui sistemi Stratasys.  La stampa 3D medicale sta rivoluzionando la medicina, offrendo nuove possibilità nella pianificazione chirurgica e nella formazione  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/stampa-3d-medicale-al-rizzoli-di-bologna/">Stampa 3D medicale al Rizzoli di Bologna</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">→ <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a> e <a href="https://bio3dmodel.it/">Bio3DModel</a>, entrambe aziende della quotata <a href="https://solidworldgroup.it/">SolidWorld GROUP</a>, hanno portato all’<a href="https://www.ior.it/">Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna</a> un quadro esaustivo sulle più moderne e funzionali tecnologie di stampa 3D medicale, con un focus particolare sui sistemi <a href="https://www.stratasys.com/it/">Stratasys</a>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La stampa 3D medicale sta rivoluzionando la medicina, offrendo nuove possibilità nella pianificazione chirurgica e nella formazione clinica. Durante l’evento “</span><b>Tecnologia e Salute: l’Impatto della Stampa 3D sulla Medicina Moderna</b><span style="font-weight: 400;">”, svoltosi all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, sono state presentate le potenzialità delle tecnologie di stampa 3D medicale FDM e DAP. Se la prima è utilizzata soprattutto per la creazione di dispositivi medicali e modelli funzionali robusti, la seconda &#8211; implementata dalla tecnologia in uso nelle stampanti PolyJet &#8211; consente di creare modelli anatomici realistici ad elevata precisione biomeccanica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proviamo a immaginare un paziente ricoverato in ortopedia, cardiologia o in un altro reparto ospedaliero. È in attesa di essere operato. Prima di andare &#8211; come si è soliti dire &#8211; “sotto i ferri”, gli viene mostrato un modello stampato in 3D dell’organo sul quale si dovrà intervenire. Non è un modello generico, ma riproduce esattamente l’organo del paziente, ricostruito a partire da una TAC; il chirurgo spiega quindi tutte le procedure che saranno eseguite. In questo modo, il paziente può conoscere il dettaglio di quanto verrà fatto per intervenire sulla patologia o sulla condizione che lo affligge, ed entra in sala operatoria con una consapevolezza diversa, quanto mai preziosa sul fronte del consenso informato e della comunicazione medico-paziente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo è solo uno degli aspetti che le applicazioni della stampa in 3D medicale puntano a migliorare e dei quali si è parlato il 3 marzo 2025 a Bologna, presso l’<a href="https://www.ior.it/">IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli</a>. La cornice è stata quella dell’evento </span><i><span style="font-weight: 400;">Tecnologia e Salute: l’Impatto della Stampa 3D sulla Medicina Moderna</span></i><span style="font-weight: 400;">, organizzato da <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a>, <a href="https://www.stratasys.com/it/">Stratasys</a> e <a href="https://bio3dmodel.it/">Bio3DModel</a>, e che ha fatto da preludio a un corso in programma sempre al Rizzoli sull&#8217;uso di software di segmentazione per creare modelli utilizzabili per la stampa 3D medicale o per studi di gestione protesica. </span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-3140 size-medium" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-200x133.jpg 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-300x200.jpg 300w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-400x267.jpg 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-600x400.jpg 600w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-768x512.jpg 768w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-800x533.jpg 800w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-1024x683.jpg 1024w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-1200x800.jpg 1200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0011-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">I modelli stampati in 3D consentono di studiare interventi come il posizionamento di viti in caso di fratture o la sezione di un&#8217;anca per protesi</span></i><span style="font-weight: 400;">», spiega </span><b>Lucio Ferranti, presidente di Energy Group</b><span style="font-weight: 400;"> e membro del CdA di SolidWorld GROUP. «</span><i><span style="font-weight: 400;">La stampa 3D medicale consente di creare modelli con materiali simili ai tessuti umani, simulando gli interventi e riducendo l&#8217;uso di cadaveri o parti animali </span></i><span style="font-weight: 400;">&#8211; prosegue -.</span><i><span style="font-weight: 400;"> Oltre a ciò, si possono analizzare e progettare dispositivi come le dime di taglio, migliorando la sicurezza del paziente e riducendo i tempi in sala operatoria</span></i><span style="font-weight: 400;">». E questi ultimi non sono gli unici elementi che subiscono una sostanziale riduzione: l’impatto della stampa 3D medicale riguarda anche i costi di utilizzo dei supporti citati da Ferranti. Utilizzare un cadavere per i test nei training o nella pre-chirurgia può arrivare a costare oltre 7500 euro per sole due ore; nel caso di animali, si sale a quasi 9000 euro. I costi stimati su modelli stampati non superano i 2000 euro e non ci sono limiti di utilizzo orario.</span></p>
<h3><b>Le tecnologie</b><span style="font-weight: 400;">:</span><b> stampa 3D medicale FDM e DAP</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Come anticipato, al Rizzoli sono state approfondite le applicazioni medicali di due tecnologie di stampa 3D medicale: FDM (Fused Deposition Modeling) e DAP (Digital Anatomy Printing). Eccone i dettagli.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><strong><span style="font-weight: 400;">→ </span>FDM<br />
</strong><span style="font-weight: 400;">Questa tecnologia consente di costruire parti finite e pronte all&#8217;uso attraverso la sovrapposizione di strati </span><span style="font-weight: 400;">di filamento termoplastico fuso</span><span style="font-weight: 400;">. L&#8217;utilizzo della tecnologia FDM per attrezzature e dispositivi medicali offre numerosi vantaggi, tra cui la possibilità di produrre ortesi, tutori personalizzati e device con</span><span style="font-weight: 400;"> tempi</span><span style="font-weight: 400;"> di realizzazione più brevi. Ciò permette inoltre di ridurre la durata del recupero, grazie alla customizzazione estrema dei dispositivi e di ottenere maggiori risultati dai trattamenti, sempre grazie all’impiego di strumenti clinici sviluppati su misura per la specifica esigenza. Tutto questo si traduce non solo in maggiori possibilità di successo nella cura ma anche in un miglior rapporto con il paziente. </span><b>Un caso studio reale</b><span style="font-weight: 400;">: tra i diversi esempi mostrati alla platea del Rizzoli, citiamo un dispositivo di assistenza realizzato per una bambina affetta da artrogriposi multipla congenita (AMC): fissato a una sedia a rotelle, il dispositivo è stato realizzato con una stampante 3D Stratasys a tecnologia FDM, utilizzando polimero ABS. Il risultato è un dispositivo leggero e resistente per l&#8217;uso quotidiano.</span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">→ </span>DAP</strong><i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></i><span style="font-weight: 400;">Digital Anatomy Printing è un sistema di stampa 3D medicale che permette di creare modelli anatomici di elevata precisione biomeccanica, utili per il training chirurgico e per lo sviluppo di device funzionali alla pratica preoperatoria. Con la tecnologia DAP è possibile combinare fino a otto tipi di resine polimeriche diverse, fra cui lo speciale Gel Matrix (realizzato appositamente per questa tecnologia), un gel che consente di creare strutture complesse, come vasi sanguigni con lume cavo. «</span><i><span style="font-weight: 400;">Sono caratteristiche impossibili da ottenere con altre tecnologie</span></i><span style="font-weight: 400;">», precisa </span><b>Giovan Battista Semplici, presidente di Bio3DModel</b><span style="font-weight: 400;">, illustrando i cambiamenti che ciò apporta nella pianificazione chirurgica e nella ricerca biomedica, con un&#8217;aderenza aptica alla realtà mai vista prima. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">Il massimo dell&#8217;espressione sono i materiali cardiaci: cuore e vasi sanguigni. La DAP consente una combinazione amplissima degli otto materiali che inseriamo in contemporanea nella macchina </span></i><span style="font-weight: 400;">&#8211; prosegue Semplici &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Il Gel Matrix è ciò che consente di creare l&#8217;interno cavo delle vene, in gergo chiamato lume. Una volta realizzato il modello, il gel viene asportato facilmente lasciando cava l&#8217;arteria o la vena, anche con 1 millimetro di spessore</span></i><span style="font-weight: 400;">»</span><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Semplici spiega anche come le resine polimeriche utilizzate dalla tecnologia DAP siano più indicate nel caso di trattamenti specifici, rispetto ai materiali FDM, in particolare per la costruzione di modelli per simulazione ortopedica, dove si usano trapani e attrezzi di taglio. La DAP permette la realizzazione di modelli a diverse stratificazioni, riproducendo per esempio la consistenza esatta di un osso, formato da una sezione esterna dura (corticale) e da una parte interna più molle (spongiosa). «</span><i><span style="font-weight: 400;">Siamo al 99% di aderenza alla realtà, tetto che non è possibile raggiungere con altre tecnologie</span></i><span style="font-weight: 400;">», conclude. </span></p>
<h3><b>Gli strumenti</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le stampanti citate all’evento sono state evidenziate due soluzioni, entrambe prodotte da Stratasys: la </span><b>J850</b><span style="font-weight: 400;"> DAP e la </span><b>J5</b><span style="font-weight: 400;"> DAP. Quest’ultima è stata pensata per agevolare le strutture sanitarie verso un utilizzo più frequente, essendo di dimensioni e costo inferiore. Entrambe utilizzano la </span><span style="font-weight: 400;">tecnologia PolyJet: la J850 utilizza sette materiali più il supporto, mentre la J5 ne utilizza quattro (a entrambe si aggiunge il supporto). La tecnologia PolyJet si basa sul funzionamento che governa le stampanti a inchiostro, utilizzando resine acriliche fotopolimerizzabili. Una testina rilascia gocce di materiale che viene polimerizzato da una lampada UV strato per strato. Il software GrabCAD è lo strumento che consente di gestire e ottimizzare il file di stampa per la macchina, permettendo anche l’importante processo di segmentazione, ossia la suddivisione in parti del modello da stampare, per agevolare la pianificazione chirurgica su determinate porzioni che vengono differenziate per colore e/o consistenza. Quanto alla biocompatibilità, la J5  offre la possibilità di utilizzare un solo canale per materiali biocompatibili, facilitando le procedure di sterilizzazione. Nella J850, invece, per stampare solo con materiale biocompatibile è necessario svuotare completamente i canali.</span></p>
<h3><b>3D LAB: l’applicazione della stampa 3D medicale al Rizzoli di Bologna</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">All’ospedale bolognese, il cuore dell’applicazione delle tecnologie appena viste risiede nella cripta collocata sotto la sacrestia dell’antico convento di San Michele in Bosco, trasformato in un centro ortopedico nel 1896. «</span><i><span style="font-weight: 400;">La cripta ospita il 3D Lab, dove vengono effettuate le operazioni di modellazione, progettazione e prototipazione, oltre alla produzione di guide di taglio per la sala operatoria</span></i><span style="font-weight: 400;">», racconta </span><b>Alberto Leardini, direttore dell’Istituto Ortopedico Rizzoli</b><span style="font-weight: 400;">. Che prosegue: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Ciò consente di studiare e sperimentare su tre settori in particolare: la protesica, la correzione di gravi deformità, anche in età pediatrica, e la cura di tumori dell’apparato muscolo-scheletrico</span></i><span style="font-weight: 400;">». </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ogni anno le tecnologie di stampa in 3D FDM e DAP supportano dai 30 ai 40 casi, con un trend in costante crescita. «</span><i><span style="font-weight: 400;">Circa due anni fa abbiamo analizzato l’attività del decennio precedente, riscontrando di aver affrontato circa 130 casi</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; prosegue Leardini &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Parliamo quindi di una media di poco più di dieci all’anno. Ma, appunto, il trend è in forte crescita. La creazione dell’unità operativa al 3D Lab consente a tutti, dai giovani specializzandi ai primari ai professori universitari, di interagire con gli ingegneri e lavorare insieme, anche solo per valutare se un caso richieda una progettazione personalizzata o se esista già sul mercato il dispositivo adatto per affrontarlo. In questo modo, anziché sostenere costi aggiuntivi per una soluzione su misura, è possibile usare il modello anatomico </span></i><i><span style="font-weight: 400;">stampato in 3D</span></i><i><span style="font-weight: 400;"> per individuare il dispositivo e le dimensioni più adatti al singolo caso</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3145" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-200x133.jpg 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-300x200.jpg 300w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-400x267.jpg 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-600x400.jpg 600w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-768x512.jpg 768w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-800x533.jpg 800w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-1024x683.jpg 1024w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-1200x800.jpg 1200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2025/04/Rizzoli3DP-0068-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Al 3D Lab si è tenuta l’ultima sessione dell’evento, durante la quale sono stati mostrati ai partecipanti i modelli stampati (non solo ortopedici, ma destinati anche ad altri ambiti come la cardiologia e la nefrologia). Soprattutto, è stata data la possibilità ai chirurghi presenti di provare la consistenza dei modelli ossei realizzati in stampa 3D medicale con la tecnologia DAP, e testarne il grado di aderenza alla realtà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">I modelli realizzati con metodi tradizionali sono molto delicati e non possiedono le stesse proprietà di flessibilità e resistenza dell’osso naturale. Di conseguenza, non offrono al chirurgo un’esperienza tattile realistica durante la simulazione dell’intervento</span></i><span style="font-weight: 400;">»: così afferma </span><b>Alfonso Fedele, chirurgo ortopedico all’ospedale Pineta Grande di Castelvolturno </b><span style="font-weight: 400;">(Caserta), mentre prova a usare un trapano su un modello. E prosegue: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Sebbene questi (i modelli ottenuti da lavorazione tradizionale ndr) riproducano forma e dimensioni dell’osso, il contatto con lo strumento chirurgico risulta completamente diverso. Al contrario, i modelli stampati con tecnologie additive consentono di apprezzare la differenza di consistenza tra la corticale, ossia la parte esterna più dura, e la spongiosa, più morbida e situata all’interno. Inoltre, permettono di distinguere anche la seconda corticale, un dettaglio fondamentale per garantire la precisione nei gesti chirurgici. Questo aspetto è particolarmente importante, poiché il chirurgo deve poter calibrare con esattezza la forza applicata su strumenti come trapani e seghe. Questi movimenti possono sembrare bruschi, ma in realtà richiedono un livello di precisione estremamente elevato</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò si traduce in una formazione migliore, sia per gli specializzandi sia per i chirurghi stessi, che arrivano in sala operatoria più preparati. «</span><i><span style="font-weight: 400;">Decisamente sì, anche perché la possibilità di collaborare con gli ingegneri nella definizione dello spessore della corticale offre un vantaggio significativo, soprattutto negli interventi di chirurgia spinale, dove questa valutazione è particolarmente rilevante &#8211; </span></i><span style="font-weight: 400;">conclude Fedele</span><i><span style="font-weight: 400;"> -. In questi casi, la percezione tattile del trapano mentre attraversa il peduncolo e penetra nel corpo vertebrale può aiutare il chirurgo a prevedere i vari passaggi dell’intervento. Ciò consente di dosare con maggiore precisione la forza applicata, riducendo il rischio di danneggiare strutture nobili e delicate, come quelle della vertebra</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<h3><b>Il ruolo della bioingegneria</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Al Rizzoli la combinazione tra bioingegneria e stampa 3D medicale è una pratica ultradecennale. Il 3D Lab rappresenta anche un ambiente d’elezione per il confronto tra diverse professionalità, come medici, bioingegneri e ingegneri biomeccanici. Gli ultimi due svolgono un ruolo chiave, poiché combinano competenze mediche con conoscenze tecniche e ingegneristiche, consentendo così la progettazione e la realizzazione di modelli anatomici avanzati. Questi esperti lavorano in sinergia con i chirurghi in tutte le fasi del processo, che include lo studio, l’analisi e la segmentazione degli organi, aspetti fondamentali per garantire l’efficacia delle procedure mediche avanzate. Esperti di cui c’è bisogno e che, sul mercato del lavoro, si fatica a trovare: l’evoluzione delle tecnologie di stampa 3D rappresenta senza dubbio un incentivo alla loro formazione. </span></p>
<p><b>→ Maggiori informazioni sulle tecnologie sono disponibili su</b></p>
<ul>
<li aria-level="1"><a href="http://www.energygroup.it"><b>www.energygroup.it</b></a></li>
<li><a href="http://www.bio3dmodel.it"><b>www.bio3dmodel.it</b></a><b> </b></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
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		<title>Imprese italiane all&#8217;estero, consapevolezza e buone guide</title>
		<link>https://www.promixagency.com/imprese-italiane-allestero-consapevolezza-e-buone-guide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 09:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Manuel Manzoni accompagna il percorso delle imprese italiane intenzionate ad espandersi all’estero. La sua iniziativa è nata nel 2021, a seguito dell’esperienza poco chiara riscontrata in un’azienda italiana, interessata ad espandere la propria attività in Medioriente e in Nord Africa. I consulenti in questa occasione non furono particolarmente corretti e così, anziché piangersi addosso, Manzoni  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.linkedin.com/in/manuel-manzoni/recent-activity/all/"><strong>Manuel Manzoni</strong></a> accompagna il percorso delle imprese italiane intenzionate ad espandersi all’estero. La sua iniziativa è nata nel 2021, a seguito dell’esperienza poco chiara riscontrata in un’azienda italiana, interessata ad espandere la propria attività in Medioriente e in Nord Africa. I consulenti in questa occasione non furono particolarmente corretti e così, anziché piangersi addosso, Manzoni ha deciso di capire che cosa non avesse funzionato e di farne tesoro. Da lì è nata un’attività di consulenza a 360 gradi per altre aziende italiane interessate all’internazionalizzazione. Abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con Manzoni per capire meglio su questo interessante tema. </span></p>
<h3><b>Innanzitutto, Manuel, qual è la prima caratteristica che le imprese industriali italiane devono avere per stare stabilmente sul mercato internazionale. </b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Lo dirò in una maniera elegante e in una meno elegante. Ci vogliono consapevolezza e “attributi”. Quello che dico (e che faccio) io è fondamentalmente ispirato a una serie di discorsi di Enrico Mattei che ho avuto la fortuna di leggere. Già all’epoca (anni cinquanta e inizio sessanta) Mattei parlava del “complesso di inferiorità” che gli Italiani si sentono addosso anche se immotivatamente. Nel mondo siamo visti come gente simpatica e con cui far festa ma incapace di fare impresa e mi rendo conto &#8211; quando parlo con altri imprenditori &#8211; che questa è diventata la classica profezia che si auto-avvera. La realtà dei fatti però smentisce categoricamente questa convinzione. Siamo una nazione con una poderosa storia industriale, con famiglie quali Olivetti, Agnelli, Ferrero… solo per citarne alcune, che ci ha  consentito di essere nel G7</span><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<h3><b>Non a caso, oltre a occuparti di internazionalizzazione delle imprese hai un’associazione che punta a diffondere tra gli imprenditori del nostro Paese una cultura aziendale più orgogliosa…</b></h3>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3118 size-medium" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/09/manuel-245x300.png" alt="" width="245" height="300" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/09/manuel-200x245.png 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/09/manuel-245x300.png 245w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/09/manuel-400x489.png 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/09/manuel.png 600w" sizes="(max-width: 245px) 100vw, 245px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Sì, <a href="https://openindustria.com/board/"><strong>Open Industria</strong></a> punta a superare il pregiudizio. Sono fermamente convinto che i primi partner commerciali debbano essere proprio i nostri vicini, quindi gli altri paesi europei, e immagino un Vecchio Continente che mette in pratica il sogno della vecchia Comunità Economica Europea, per spiccare rispetto a Stati Uniti e BRICS</span><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<h3><b>Andiamo “dritti al punto”, come piace a noi di Promix. Quali sono i passi che compi quando accompagni un’impresa industriale all’estero?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><b>Innanzitutto avverto gli imprenditori dei rischi.</b><span style="font-weight: 400;"> Può suonare contraddittorio ma è quel tipo di consapevolezza che salva la vita e parecchi investimenti. Come ricordato con la mia <a href="https://www.vpsitaly.com/"><strong>VPS Italy</strong></a>, attiva nel campo delle valvole per il comparto Oil and Gas, avevo scelto di puntare su Medioriente e Nord Africa e mi affidai ad alcuni Temporary Export, con figure di consulenza esterne per le due zone: si vendevano come società di internazionalizzazione ma, dopo due anni e a fronte di oltre 180 mila euro di investimento, il ritorno era stato zero. C’era stato solo qualche contratto depositato ma niente di più”.</span></p>
<h3><b>Che cosa hai scelto di fare? </b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ero al classico bivio: o mettere a perdita, oppure capire. E così mi sono messo ad analizzare la situazione e ho capito che le persone cui mi ero affidato non erano temporary export certificati. Ho poi scoperto che c&#8217;è una norma di riferimento nel campo dell&#8217;internazionalizzazione, la Uni 11-823, in base alla quale dovrebbe essere sempre seguito lo stesso processo: </span></p>
<ol>
<li><span style="font-weight: 400;"> Analisi dell’azienda, dei suoi prodotti e della supply chain, in modo da avere uno screening dell’azienda e della sua capacità produttiva; </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"> Analisi del mercato e dei competitor, chi importa di più e meglio… </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"> Identificazione dei mercati su cui svilupparsi.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">La norma è diventata la chiave del mio business, perché mi sono messo io al servizio delle altre imprese con tutto quello che avevo imparato. Ho seguito una strategia imprenditoriale e ho messo in piedi una squadra di serie A, di cui fanno parte ad esempio il senior export Alberto Bertini e Marco Scardeoni uno dei principali esperti di fiscalità in Italia”.</span></p>
<h3><b>E qui proseguiamo con il percorso per le aziende. Secondo step?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><b>Parlo delle opportunità</b><span style="font-weight: 400;"> con un focus particolare sul Medioriente. Dubai è il miglior esempio per un imprenditore: qui capisci che con una visione non indifferente, costanza, impegno e commitment puoi creare qualunque cosa ti venga in mente. Dubai è un luogo che punta all&#8217;eccellenza e al primato &#8211; non a caso sono qui il grattacielo più alto, la ruota panoramica più grande… &#8211; e quando gli imprenditori si concentrano sull&#8217;eccellenza l&#8217;attitudine è di alto livello. Per coglierne tutte le opportunità ho deciso di far parte di <a href="https://fenimpresedubai.com/"><strong>Fen Imprese Dubai</strong> </a>e ho aperto una società </span><span style="font-weight: 400;">di investimenti</span><span style="font-weight: 400;"> immobiliari.</span></p>
<h3><b>Il tuo percorso pare funzionare molto bene. Terzo step?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">“Una volta che si ha il controllo dei numeri&#8230; </span><b>si fa il passo ma non da soli. </b><span style="font-weight: 400;">Meglio affidarsi a una società comprovata e certificata che possa analizzare il mercato e farne un check up per aumentare il proprio fatturato all&#8217;estero. Se ci sono le premesse giuste, penso che il processo di internazionalizzazione della nostra industria sia il modo migliore per portare capitali in Italia. Lo dico da italiano amante dell&#8217;Italia”.</span></p>
<h3><b> Quali sono le scoperte più interessanti che hai fatto con questa tua attività?</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Mi ha stupito molto la </span><b>mancanza di informazione</b><span style="font-weight: 400;"> fra i colleghi imprenditori, probabilmente dovuta anche al fatto che in Italia oltre l&#8217;80% del nostro parco industriale è composto da piccole e medie imprese, con gli imprenditori che sono soprattutto esecutori e hanno poco tempo per informarsi. Se però ricevessero le informazioni corrette e sapessero, ad esempio, che siamo il </span><b>quarto Paese per </b><b>esportazione</b> <span style="font-weight: 400;">potrebbero vedere ancora più possibilità per le loro aziende</span><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<h3><b>Siamo qui apposta per raccontarlo. Quale attività consigli a questi imprenditori così impegnati per affacciarsi all’estero?</b><span style="font-weight: 400;"> </span></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">“Fare rete con chi li circonda. Io vivo di networking: parlo con tutti, indipendentemente da quello che fanno, perché sono sempre energie che entrano in circolo. Credo talmente tanto nel networking che nel 2019 abbiamo ho proposto una joint venture a un concorrente di VPS Italy: <a href="https://expovalve.it/espositori/maxnovo"><strong>MAXNOVO</strong></a>. Unendo le nostre competenze e dividendoci i compiti siamo riusciti a superare i volumi della multinazionale inglese che noi vedevamo come punto di riferimento irraggiungibile. Evidentemente non lo era. </span></p>
<h3><b>In Italia non è da tutti.</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><span style="font-weight: 400;">Anche da questo punto di vista le cose stanno cambiando: le generazioni di chi è nato fra gli anni Ottanta e Novanta sono più propense a cogliere le opportunità che nascono guardandosi attorno. I nostri padri erano stati abituati a pensare solo al lavoro in sé, testa bassa e via andare: noi abbiamo alzato la testa e sviluppato la capacità di unirci e non fregarci a vicenda. Una prerogativa che i Francesi hanno sviluppato molto prima, ad esempio</span><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Manuel Manzoni torna al suo lavoro ma ci lascia altri consigli con il suo libro </span><a href="https://www.amazon.it/Dubai-LEmirato-Del-Possibile-Opportunit%C3%A0-ebook/dp/B0D4CK3Q5Y#:~:text=le%20sue...-,%22Dubai%20l'emirato%20del%20possibile%22%20%C3%A8%20un'opera,e%20le%20opportunit%C3%A0%20che%20offre."><strong>Dubai, l&#8217;emirato del possibile</strong></a><span style="font-weight: 400;">, in cui spiega ancora più a fondo quello che lui vede come il nuovo centro geopolitico del mondo. Per il resto, con <a href="https://openindustria.com/"><strong>Open Industria</strong></a>, si propone di dare supporto a chiunque si impegni a sposare il Piano Mattei: “</span><span style="font-weight: 400;">Qualunque governo sposi l&#8217;autosufficienza energetica avrà il nostro supporto</span><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p>Intervista a Manuel Manzoni, a cura di Daniela Faggion</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/imprese-italiane-allestero-consapevolezza-e-buone-guide/">Imprese italiane all&#8217;estero, consapevolezza e buone guide</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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		<title>Presbiti professionali: la chiave per fare crescere le imprese si trova (anche) nel tempo libero</title>
		<link>https://www.promixagency.com/presbiti-professionali-la-chiave-per-fare-crescere-le-imprese-si-trova-anche-nel-tempo-libero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 20:09:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'impegno costante ci trasforma in presbiti professionali. Ci rende difficile vedere bene da vicino la situazione e ci ricorda che una vacanza serve non solo ad abbronzarsi, ma anche ad osservare le cose da un'altra prospettiva. Solo allontanandoci possiamo infatti mettere meglio a fuoco il punto in cui ci troviamo, la direzione in cui stiamo  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;impegno costante ci trasforma in <strong>presbiti professionali. </strong>Ci rende difficile vedere bene da vicino la situazione e ci ricorda che una vacanza serve non solo ad abbronzarsi, ma anche ad osservare le cose da un&#8217;altra prospettiva. Solo allontanandoci possiamo infatti mettere meglio a fuoco il punto in cui ci troviamo, la direzione in cui stiamo andando, e capire di conseguenza come arrivarci al meglio.</p>
<p>Per quanto un mestiere possa piacerci, per quanto possiamo identificarci nel nostro ruolo e sentirci a nostro agio al suo interno, così come in un abito cucito su misura, è infatti importante sapere che serve anche prendersi una pausa di tanto in tanto.</p>
<p>Anche quando si parla di industria e di operatività industriale.</p>
<h3><strong>Il Potere del Riposo</strong></h3>
<p>Una mente rilassata è una mente più creativa. Ritagliarsi spazi propri, allontanandosi dagli impegni quotidiani, concede di riposare la mente. Svuotarla e lasciare spazio a nuove idee, accogliendo l&#8217;ispirazione che viene dal circondarsi di nuovi paesaggi, colori, profumi. Ispirazione che può sopraggiungere anche da una semplice passeggiata e che ben si accompagna alla consapevolezza di non avere altro a cui pensare se non quel solletico mentale che precede la nascita di una (nuova) idea brillante.</p>
<p>Mai sottovalutare una buona dose di riposo e di dolce (seppur discreto) ozio!</p>
<p>Il mondo dell&#8217;industria è frenetico e implacabile, con scadenze serrate e pressioni costanti per raggiungere obiettivi ambiziosi. Questo ritmo incessante, se non viene gestito più che bene, rischia di trasformarsi in <em>bournout</em> e di soffocare quella creatività che invece, anche qui, rappresenta il primo lasciapassare per il successo dell&#8217;impresa. Le giornate si riempiono di compiti e di operazioni quotidiane che spesso lasciano poco spazio per concentrarsi e pensare al nuovo.</p>
<p>Ecco allora che in un contesto come questo il riposo diventa una necessità, non solo per il benessere personale, ma anche per la salute aziendale.</p>
<p>Quando ci si allontana per un breve periodo dal frastuono delle scadenze e delle mansioni cicliche, si crea un ambiente fertile per l&#8217;ispirazione. Anche attività semplici come dedicarsi a un hobby o rilassarsi all&#8217;ombra di un albero possono stimolare la creatività. Infatti, molte delle grandi idee della storia sono nate proprio durante momenti di relax (pensiamo a Newton e alla sua brillante legge di gravitazione universale, per esempio). La mente, libera dalle distrazioni quotidiane, può esplorare nuovi concetti e trovare soluzioni creative ai problemi, prevedendoli prima ancora che essi si manifestino.</p>
<h3><strong>Come sfruttare allora questo tempo libero?</strong></h3>
<p>Ecco alcuni suggerimenti per non perire nell&#8217;ozio in maniera sterile ma per cogliere anzi tutte le opportunità di un riposo funzionale:</p>
<p>1. <strong>Osservazione di Nuove Tendenze</strong>: durante le vacanze, guardiamoci attorno e osserviamo come le persone interagiscono, fra loro e con lo spazio circostante. Quali nuovi comportamenti emergono e quali sono i nuovi interessi. Queste osservazioni possono diventare la base per sviluppare strategie aziendali mirate e innovative, che rispecchiano le nuove tendenze di mercato e ben si sposano con l&#8217;ambiente industriale, arricchendolo di quella componente umana che ne alimenta il successo.</p>
<p>2. <strong>Network e Collaborazioni</strong>: incontri casuali durante durante un aperitivo in spiaggia o su un passo di montagna possono trasformarsi in collaborazioni d&#8217;oro. Non si sa mai chi potreste incontrare! Ma non solo: abbiamo anche il tempo per cercare nuove opportunità e dedicarci a costruire nuove relazioni, ne vale la pena.</p>
<p>3. <strong>Esplorazione Culturale</strong>: esplorare nuove culture è come aprire una finestra su un mondo di idee. Un viaggio, una gita o una camminata fuori dal contesto abituale possono sbloccare nuove prospettive e strategie.</p>
<h3><strong>Strategie di implementazione</strong></h3>
<p><strong>Pianificazione del Tempo Libero</strong>: facciamo spazio alle vacanze nel calendario aziendale. Accogliamo il riposo misurato come una risorsa e non come una perdita.</p>
<p><strong>Brainstorming Post-Vacanze</strong>: una bella sessione di brainstorming subito dopo le vacanze, per catturare tutta l&#8217;energia e le idee fresche.</p>
<p><strong>Formazione Continua</strong>: usiamo il tempo libero per imparare qualcosa di nuovo. Torniamo in ufficio con nuove competenze pronte da mettere in pratica.</p>
<p>Insomma, il riposo non è solo un lusso ma una necessità che aiuta a rinnovare la creatività e trovare nuove ispirazioni, per ogni compartimento dell&#8217;impresa. Le aziende che abbracciano in modo corretto il potere delle vacanze non solo migliorano il benessere dei dipendenti, ma si preparano anche a fare un salto di qualità nelle loro strategie.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-3107 size-thumbnail" src="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-150x150.png" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-66x66.png 66w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-150x150.png 150w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-200x200.png 200w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-300x300.png 300w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-400x400.png 400w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-600x600.png 600w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-768x768.png 768w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-800x800.png 800w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1-1024x1024.png 1024w, https://www.promixagency.com/wp-content/uploads/2024/08/vacanze2-1.png 1100w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Con l&#8217;estate alle porte, vi auguriamo vacanze rigeneranti e piene di ispirazione.  <strong>Buone vacanze da tutto il team di Promix e dalla nostra Mascotte Leia!</strong></p>
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		<title>Digital Twin: il ruolo del gemello digitale nell&#8217;industria del prodotto</title>
		<link>https://www.promixagency.com/digital-twin-il-ruolo-del-gemello-digitale-nellindustria-del-prodotto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 09:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[analisi dati]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione industriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le industrie di oggi devono rapidamente adattarsi a un cambiamento in atto che prevede l’introduzione e l’adozione in tutti i comparti di strumenti digitali evoluti: la cosiddetta Digital Transformation. In un contesto segnato dall’inarrestabile ascesa delle soluzioni digitali, chi si ferma è davvero perduto. Si tratta di soluzioni rivoluzionarie che permettono alle aziende di stare  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le industrie di oggi devono rapidamente adattarsi a un cambiamento in atto che prevede l’introduzione e l’adozione in tutti i comparti di strumenti digitali evoluti: la cosiddetta Digital Transformation. In un contesto segnato dall’inarrestabile ascesa delle soluzioni digitali, chi si ferma è davvero perduto. Si tratta di soluzioni rivoluzionarie che permettono alle aziende di stare al passo con i tempi, incrementando in modo significativo il livello di competitività, la produttività, il dialogo e la collaborazione e la gestione di flussi e processi, in un’ottica di sostenibilità. Il Digital Twin è una delle soluzioni digitali a disposizione dell’industria per iniziare a progettare in maniera efficace, efficiente e sostenibile, eliminando sprechi di tempo e risorse.</p>
<p>Il Digital Twin è una delle <strong>tecnologie abilitanti di Industry 4.0</strong>, insieme a Internet of Things (IoT), Cloud Computing, Intelligenza Artificiale (AI), Realtà Aumentata (AR), Machine Learning (ML), Robotica, Automazione e 3D Printing (AM). Tuttavia, concettualmente la sua origine va datata molto prima dell’inizio della cosiddetta ‘Quarta rivoluzione industriale’: ben prima del 2016, quando anche in Italia, con l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda è stato varato il <a href="https://investorvisa.mise.gov.it/index.php/it/home-it/incentivi-per-gli-investitori-il-piano-nazionale-industria-4-0"><strong>Piano Nazionale Industria 4.0</strong></a>, noto anche come Piano Impresa 4.0 e prima ancora del 2012, anno in cui in Germania viene costituito per la prima volta il <a href="https://www.plattform-i40.de/IP/Navigation/DE/Home/home.html"><strong>Gruppo di lavoro Industrie 4.0</strong></a>.</p>
<h3><strong>Digital Twin, un concetto che arriva dallo spazio</strong></h3>
<p>Il concetto di Digital Twin fu esposto per la prima volta nel 2003 da Michael Grieves nel corso della presentazione che tenne presso l&#8217;Università del Michigan durante un convegno sulla “<em>Gestione del ciclo di vita del prodotto</em>”. Alla domanda su cosa fosse il Digital Twin Grieves rispose fornendo l&#8217;idea, seppur embrionale, che un manufatto (o la sua gestione) potesse essere sostituito, in tutto e per tutto da un <em>Gemello Digitale</em>, in scala 1:1. Il gemello digitale è stato dunque pensato come una rappresentazione perfetta, atta a riprodurre, simulare, prevedere. La chiave di tutto? <em>Tre elementi</em>: spazio reale, spazio virtuale e le interconnessioni che permettono ai primi due di scambiarsi informazioni con un continuo flussi di dati.</p>
<p>Prima ancora di assistere alla presentazione di Grieves, esattamente negli anni ’60, la NASA aveva già pensato di utilizzare un gemello digitale come “modello vivente” delle sue missioni spaziali per la valutazione delle condizioni a bordo, per l’analisi attraverso i dati di eventuali guasti e per l’estensione e perfezionamento dei modelli fisici. Dopo mezzo secolo, la NASA, insieme ad altri esponenti della comunità aerospaziale, continua a sviluppare e utilizzare modelli digitali ad alta fedeltà di sistemi e componenti fisici, nonché degli ambienti estremi in cui operano.</p>
<h3><strong>Il potere dei dati e la capacità di innovare del Digital Twin</strong></h3>
<p>Il Digital Twin, dunque, non è altro che la rappresentazione fedele digitale di un oggetto fisico o di sistemi e processi reali anche complessi. Essendo una copia digitale, la sua essenza è costituita da dati che fluiscono incessantemente e che possono essere processati da computer potenti e analizzati da una combinazione di intelligenza umana e intelligenza artificiale, con lo scopo di conoscere, predire, valutare, progettare, senza dover mettere in campo infinite risorse, quali tempo, soldi, materiali e risorse umane, permettendo una significativa riduzione degli sprechi durante tutte le fasi dello sviluppo prodotto.</p>
<p>Il Digital Twin è una tecnologia oramai ampiamente utilizzata in diversi settori, in particolare quello manifatturiero, per monitorare le prestazioni, ottimizzare i progressi, simulare i risultati e prevedere i potenziali errori. Il DT svolge inoltre diversi ruoli nell&#8217;intero ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione alla produzione, alla consegna, all&#8217;utilizzo e alla fine del ciclo di vita. Con la crescente domanda di prodotti personalizzati e l&#8217;implementazione dell&#8217;Industria 4.0, il gemello digitale può fornire una soluzione efficace per la progettazione, lo sviluppo e l&#8217;innovazione dei prodotti futuri.</p>
<h3><strong>Gli elementi chiave del Gemello Digitale</strong></h3>
<p>In sintesi, gli elementi chiave del Digital Twin sono: i modelli 3D; sensori e dati raccolti e processati <em>real time</em>; connessione IoT; analisi dei dati e simulazioni; un’interfaccia utente intuitiva.</p>
<ul>
<li><strong>Il modello tridimensionale</strong>: il modello 3D dell&#8217;oggetto o del sistema che si intende replicare digitalmente fornisce la base visiva per comprendere la struttura e le relazioni dell&#8217;oggetto fisico con il contesto in cui è inserito.</li>
<li><strong>Sensori e dati raccolti in tempo reale</strong>: i sensori integrati nell&#8217;oggetto fisico raccolgono costantemente dati sul suo stato e</li>
<li>sull’ambiente circostante. Questi dati vengono trasmessi ed elaborati in tempo reale per aggiornare il Digital Twin, garantendo una rappresentazione accurata e aggiornata.</li>
<li><strong>Connessione IoT </strong>(Internet of Things): il gemello digitale si basa sull&#8217;Internet delle cose per la raccolta e la trasmissione dei dati. La connettività IoT consente agli oggetti fisici di comunicare tra loro e con i sistemi di gestione dei dati, garantendo un flusso continuo di informazioni.</li>
<li><strong>Analisi dei dati e simulazioni</strong>: i dati raccolti dal Digital Twin conducono ad analisi dettagliate e simulazioni per comprendere il comportamento dell&#8217;oggetto fisico in varie condizioni e contesti con l’obiettivo di ottimizzare le prestazioni, prevedere guasti e identificare potenziali aree di miglioramento.</li>
<li><strong>Interfaccia Utente Intuitiva</strong>: visualizzazioni 3D, dashboard di monitoraggio e strumenti di analisi avanzati sono strumenti a disposizione del progettista per interagire con il Digital Twin in modo efficace, intuitivo e significativo.</li>
</ul>
<p>Il mancato utilizzo del Digital Twin in progettazione potrebbe far perdere una grande opportunità alle aziende. I vantaggi legati all’impiego dei gemelli digitali sono facilmente quantificabili: si parla di una riduzione significativa degli sprechi in termini di tempo e risorse e di denaro risparmiato per la produzione di prototipi e per eventuali interventi correttivi e modifiche. Per non parlare della possibilità, fino ad ora impensabile, di progettare e simulare progetti globali complessi come, per esempio, la riorganizzazione della rete di trasporti di un’intera metropoli.</p>
<p>E questo è solo l’inizio.</p>
<p>Articolo a cura del team editoriale Promix</p>
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		<title>Women in 3D Printing alla Maker Faire Sardinia</title>
		<link>https://www.promixagency.com/women-in-3d-printing-alla-maker-faire-sardinia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 14:22:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa 3D]]></category>
		<category><![CDATA[additive manufacturing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Women in 3D Printing arriva alla Maker Faire Sardinia, il 26 Aprile 2024 a partire dalle ore 12.00 Tavola Rotonda Women in 3D Printing nel salone fronte mare al Museo Archeologico, Olbia Per la prima volta in Sardegna, l’associazione Women in 3D Printing porterà un light talk con relatrici esperte nella tecnologia di stampa 3D,  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/women-in-3d-printing-alla-maker-faire-sardinia/">Women in 3D Printing alla Maker Faire Sardinia</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Women in 3D Printing arriva alla Maker Faire Sardinia, il 26 Aprile 2024 a partire dalle ore 12.00</p>
<h3><strong>Tavola Rotonda Women in 3D Printing nel salone fronte mare al Museo Archeologico, Olbia</strong></h3>
<p>Per la prima volta in Sardegna, l’associazione <a href="https://womenin3dprinting.com/">Women in 3D Printing</a> porterà un <strong>light talk</strong> con relatrici esperte nella tecnologia di stampa 3D, di design e di finanza che racconteranno la loro esperienza. Le ospiti illustreranno progetti e tematiche di ispirazione nel campo delle discipline STEM e di come la tecnologia additive manufacturing porti un alto contributo alla sostenibilità.</p>
<p>L’evento si terrà durante la <strong>Maker Fair Sardinia</strong>, al Museo Archeologico di Olbia ed è organizzato in collaborazione con <strong>FabLab Olbia</strong> e <strong>FabLab Cagliari</strong>.</p>
<p>→ Ecco chi saranno le relatrici della tavola rotonda del 26 Aprile 2024:</p>
<p>• <strong>Valeria Tirelli</strong>: Area Manager Women in 3D Printing per l’Italia e President &amp; CEO <a href="https://aidro.it/">Aidro</a><br />
• <strong>Francesca Mereu</strong>: Fab Manager presso FabLab Cagliari e Ambasciatrice Women in 3D Printing del Cagliari Chapter<br />
• <strong>Alessandra Boi</strong>: Ingegnere informatico presso <a href="https://www.fablabcagliari.it/">FabLab Cagliari</a><br />
• <strong>Francesca Pilu</strong>: Finance expert e appassionata di Energy Transition<br />
• <strong>Sara Barroccu</strong>: Designer d’interni e Fondatrice di Barsa Design</p>
<p>A seguire un momento di networking e scambio di idee presso lo stand del FabLab Cagliari, dedicato alla fabbricazione digitale, alla prototipazione rapida e alla robotica, dove si potranno incontrare rappresentanti di startup, aziende manifatturiere, designer e makers.<br />
La Tavola Rotonda di Women in 3D Printing fa parte di un programma di iniziative rivolte a tutti gli interessati di tecnologia, col fine di condividere esperienze, progetti, sfide e successi e dare ispirazione ai giovani nel campo delle discipline STEM e dell’empowerment femminile.</p>
<p>L&#8217;evento è gratuito ed in presenza presso il Museo Archeologico di Olbia ed è consigliata la registrazione sulla pagina di <a href="https://community.womenin3dprinting.com/ networks/events/81571"><strong>Women in 3D Printing.</strong></a></p>
<p>E per ottenere in anticipo il <strong>biglietto gratuito</strong> di accesso alla Maker Faire (e saltare la fila), è consigliata la registrazione su eventbrite <a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-maker-faire-sardinia-2024-ingresso-860768310187">cliccando qui</a></p>
<h4><strong>Info su Maker Faire Sardinia</strong></h4>
<p>Il FabLab Olbia organizza la terza edizione di Maker Faire Sardinia, evento di carattere internazionale, dedicato all’innovazione, alla digital fabrication ed in particolare quest’anno sarà incentrato sull’<strong>Intelligenza Artificiale. </strong>La fiera si terrà venerdì 26 e sabato 27 aprile, dalle 10:00 alle 20:00 presso il Museo Archeologico di Olbia per due giornata ricche di progetti straordinari, workshop e dimostrazioni.<br />
<a href="https://sardinia.makerfaire.com/wp-content/uploads/sites/ 330/2024/04/20240418_PROGRAMMA-MAKER-FAIRE-SARDINIA-2024_web.pdf info su Women in 3D Printing">Scarica qui il programma completo</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/women-in-3d-printing-alla-maker-faire-sardinia/">Women in 3D Printing alla Maker Faire Sardinia</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Youth Entrepreneurship Woche</title>
		<link>https://www.promixagency.com/youth-entrepreneurship-woche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 14:36:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Fachhochschule]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria giovanile]]></category>
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		<category><![CDATA[Salzburg]]></category>
		<category><![CDATA[Youth Entrepreneurship Woche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è tenuta a Salisburgo, presso l'Università di Scienze Applicate Fachhochschule Salzburg, la Youth Entrepreneurship Woche, la settimana dedicata all'imprenditoria giovanile. Youth Entrepreneurship Woche, una settimana di incontri e formazione per la prossima generazione di imprenditori L'evento, organizzato e promosso da Austrian Startups, ha come obiettivo quello di avvicinare i giovani all'ambizione imprenditoriale, incoraggiando la  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta a Salisburgo, presso l&#8217;Università di Scienze Applicate <strong>Fachhochschule Salzburg</strong>, la <strong>Youth Entrepreneurship Woche</strong>, la settimana dedicata all&#8217;imprenditoria giovanile.</p>
<h3>Youth Entrepreneurship Woche, una settimana di incontri e formazione per la prossima generazione di imprenditori</h3>
<p>L&#8217;evento, organizzato e promosso da <a href="https://austrianstartups.com/">Austrian Startups</a>, ha come obiettivo quello di avvicinare i giovani all&#8217;ambizione imprenditoriale, incoraggiando la presentazione di idee innovative basate su temi attuali. Sviluppo tecnologico, sostenibilità e socialità, queste le sfide principali a cui gli studenti hanno dovuto far fronte con i loro progetti, per aggiudicarsi un premio in denaro finalizzato alla messa in opera.</p>
<p>L&#8217;evento di chiusura della <a href="https://www.entrepreneurshipwoche.at/">Youth Entrepreneurship Woche</a> ha visto la partecipazione attiva di Promix, in particolare nel coinvolgimento della CEO Elena Palieri, insieme ad un gruppo di talentuosi imprenditori, nella valutazione di sei ambiziosi progetti universitari:</p>
<ul>
<li><strong>Versa Sole</strong>: particolare modello di suola intercambiabile per calzature sportive</li>
<li><strong>Acqua Alert</strong>: app integrata all&#8217;interno di un&#8217;innovativa borraccia, per supportare un maggiore consumo di fonte di vita</li>
<li><strong>Mimo</strong>: piattaforma aggregativa e geo-differenziata per attività ludiche e sportive</li>
<li><strong>Pen Pepè</strong>: linea di biopenne composte da materiale organico piantabile</li>
<li><strong>Salant</strong>: app e relativa piattaforma web per la cura e la gestione di piante e aree verdi</li>
<li><strong>Brain Booster</strong>: app gaming per facilitare e supportare il metodo di studio a diversi livelli di scolasticità</li>
</ul>
<p>I lavori presentati hanno dimostrato la capacità degli studenti di affrontare problemi complessi con soluzioni diverse: &#8220;<em>Assistere al processo creativo di questi giovani è stata una fonte di ispirazione, la loro prospettiva fresca e non contaminata ci apre gli occhi su nuove effettive possibilità per il futuro</em>.&#8221; &#8211; Elena Palieri, CEO Promix.</p>
<p>L&#8217;evento ha evidenziato non solo la creatività degli studenti e la loro abilità tecnica, ma anche l&#8217;impegno condiviso di università, associazioni e aziende nel supportare l&#8217;innovazione e lo sviluppo imprenditoriale.</p>
<h3><strong>Di fatto, ci piace riconoscere  con fervore che i giovani sono il futuro. </strong></h3>
<p>Possiamo quindi affermare con sicurezza che la Youth Entrepreneurship Woche non è solo stata un&#8217;arena per presentare idee innovative, ma anche una piattaforma per far risaltare il ruolo cruciale dei giovani nella definizione delle nuove prospettive, in termini di prodotto, di approccio e di modalità operativa.</p>
<p>Le menti giovani sono la chiave per affrontare e risolvere le sfide del nostro tempo, portando cambiamento ed evoluzione.</p>
<p>Articolo a cura di S. Orgiana</p>
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		<title>Industria e caffè: un connubio aromatico di successo</title>
		<link>https://www.promixagency.com/industria-e-caffe-un-connubio-aromatico-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 10:43:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[promix agency]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'industria del caffè in Italia offre una situazione positiva, con un mercato che registra oltre l'8% di crescita negli ultimi anni. Rosea anche la situazione packaging: circa il 40% degli imballaggi industriali di caffè sono infatti realizzati in carta e cartone, contro il 35% in plastica (che non sempre è la soluzione peggiore) e il  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;industria del caffè in Italia offre una situazione positiva, con un mercato che registra oltre l&#8217;8% di crescita negli ultimi anni. Rosea anche la situazione packaging: circa il 40% degli imballaggi industriali di caffè sono infatti realizzati in carta e cartone, contro il 35% in plastica (<a href="https://www.promixagency.com/chris-dearmitt-il-paradosso-della-plastica-e-limportanza-della-scienza/">che non sempre è la soluzione peggiore</a>) e il 15% in alluminio.</p>
<p>Un mercato interessante quindi, ricettivo inoltre alla filiera digitale, all&#8217;integrazione di tecnologie mirate dalla progettazione al fine linea e all&#8217;uso della stampa 3D per velocizzare e customizzare i processi di confezionamento.</p>
<h3>Potevamo non addentrarci in un tema dall&#8217;aroma tanto attraente?</h3>
<p><strong>Iniziamo con un po&#8217; di storia</strong> → Ne sono passati di anni da quando nel 1683 i Turchi, ritirandosi dall’assedio di Vienna lasciarono sul campo cannoni, cammelli, cavalli e oro ma non solo: anche circa 500 sacchi di caffè. Evidentemente i viennesi ne hanno fatto buon uso, dato che la moda di bere il caffè si è diffusa subito in tutta Europa, senza venire più abbandonata. <strong>Oggi il caffè, la bevanda più consumata al mondo è diventata un’industria fiorente</strong>. Si parla di ben due miliardi e mezzo di tazzine bevute al giorno. I dati non mentono mai e vogliono oltre 100 milioni di sacchi prodotti all’anno, con nazioni come Brasile, Vietnam, Colombia, Indonesia, Etiopia ai vertici come tonnellaggio. La raffinazione però resta un settore tipicamente europeo, e pare ovvio che l’Italia tosti caffè più degli altri, con ben il 32%. Introiti da milioni di euro per una bevanda “eccitante” ma accettata dalla società, rito conviviale, pretesto per una pausa rapida dal lavoro. Il mercato del caffè, in crescita, suggerisce fra gli ultimi numeri disponibili (quelli dell’area studi Mediobanca, qui citati) un valore di 120 miliardi di dollari, in crescita fino a 2 punti percentuali di anno in anno. Di questo denaro, 5,8 miliardi vanno in Italia, che esporta più caffè di quanto ne beve ed è seconda soltanto alla Germania, come volume. Nel 2021 l’Italia è sesto esportatore mondiale con 1,8 miliardi di euro (6,1% del totale mondiale) e il primo per quantità in termini di caffè torrefatto.</p>
<p>Possiamo dire che di caffè si parla ovunque, non solo al momento di berlo o di sentirne l’inconfondibile aroma. Ma anche per quanto riguarda l&#8217;evoluzione all&#8217;interno della filiera produttiva: l&#8217;industria del caffè vede infatti un&#8217;iperbole crescente verso l&#8217;uso di tecnologie digitali e additive. La stampa 3D fa il suo ingresso nelle linee di produzione, posizionandosi come strumento a supporto dei macchinari di confezionamento, con la sua capacità di realizzare componenti sostitutivi personalizzati in tempi rapidi. E non solo la stampa 3D, ma anche tutti quei processi correlati alla digitalizzazione della filiera interessano sempre più l&#8217;industria del caffè, confermando questa branca di profumatissimo e gustoso mercato in una perfetta combinazione fra tradizione e innovazione, dentro e fuori dal Bel Paese.</p>
<h3>C’è caffè e caffè, conoscerne le differenze aiuta a valorizzarne lo sviluppo sul piano dell&#8217;industria</h3>
<p>Quale italiano non si è mai lamentato del caffè francese, in genere troppo <em>lento</em>, o di quello turco, comunque diverso e molto forte? Noi italiano amiamo spesso una tostatura piena. Non è raro vedere turisti nord europei sorseggiare caffè in un bar italiano, con disappunto, disabituati alla potenza. Su, proprio nel nord, vogliono invece la tostatura media e acida: non è un “espresso”, ma una bevanda lunga da consumare, seduti in locali dai colori tenui, mentre fuori nevica e durante l&#8217;inverno artico è già buio alle 2 del pomeriggio. Ancora una volta i dati vanno a supporto: le prime quattro nazioni che bevono più caffè sono, in ordine, Finlandia (12 chili all’anno pro capite), Norvegia (9,9), Islanda, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia. L’Italia è solo tredicesima. Certo, lì il tenore di vita è altissimo, ma una tazza di caffè raramente costa meno di 3 euro. Si tratta di un modo diverso di bere caffè: considerato come un vero e proprio rito sociale in Scandinavia, tanto da ritenere scortese bere il caffè da soli e singolare berlo solto al mattino, come primo atto della giornata. Pensare che solo in Italia si beva un buon caffè è ormai un luogo comune superato. Le grandi aziende che raffinano caffè, italiane o meno, sanno bene che il Nord Europa, oltre alle isole britanniche, è terra di conquista dal punto di vista delle vendite. In Svezia o Finlandia ormai viene considerato la bevanda nazionale, e nessuno considera un’eresia aromatizzarlo con latte, o cardamomo e altre spezie. Di fatto è necessario assaggiare il caffè senza pregiudizi, proprio come già avviene in molti Paesi e nella piena consapevolezza delle industrie locali.</p>
<p>Ma torniamo a Vienna, non a caso possiamo ritenerla una delle capitali del caffè nel mondo. Dopo che i turchi ritirandosi, lasciarono i sacchi del caffè, il rito del caffè si diffuse ovunque. Tra le classi abbienti diventò una moda. Era considerato una sorta di panacea universale: rafforzava il fegato, purificava lo stomaco e il sangue, teneva svegli ma conciliava il sonno, stimolava l’appetito ma poteva anche calmarlo. Ma, soprattutto, rappresentava un’ottima alternativa all’alcol, di cui si faceva largo consumo, e alle sue proprietà inebrianti. Una celebre pubblicità dell’epoca, per incentivare l’uso del caffè diceva, all’incirca: «<em>con l’aiuto del caffè, l’umanità perduta nelle nebbie dell’alcol si risveglia alla ragione borghese, riacquistando tutta la sua proprietà lavorativa</em>».</p>
<p>L’unica eccezione in questo quadro, con un comportamento tutto suo, è la Gran Bretagna. Qui, una volta compreso che il caffè non era una moda passeggera ma un rituale della quotidianità, si iniziarono a creare piantagioni autonome, evitando così l&#8217;importazione dall&#8217;Arabia. Piantagioni che, nelle colonie americane, esistono e sono fiorenti ancora oggi. E sarebbe andato tutto bene, se non fosse che proprio pochi decenni dopo (circa a metà del Diciottesimo secolo) avvenne a Londra il passaggio, repentino eterno ed immutabile, dalla cultura del caffè a quella del tè. Un cambiamento improvviso, radicale, che nessuno storico sa ancora spiegare. Una possibile motivazione potrebbe essere il fatto che il caffè fosse importato da mercanti indipendenti, mentre il tè arrivava dalla Compagnia delle Indie, controllata dalla Corona, che aveva dunque interesse al cambiamento. Un cambiamento che avvenne, con una rapidità ed una radicalità da lasciare ancora sbalorditi. Lì il caffè è stato riscoperto da poco, in tempi recenti, e servito magari con meno rigore rispetto ai caffè finlandesi.</p>
<p>Ma è solo questione di tempo, il caffè arriverà con il suo aroma eccellente anche qui.</p>
<p>Articolo a cura di D. Maniaci</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chris DeArmitt: il paradosso della plastica e l&#8217;importanza della scienza</title>
		<link>https://www.promixagency.com/chris-dearmitt-il-paradosso-della-plastica-e-limportanza-della-scienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 08:05:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Chris DeArmitt]]></category>
		<category><![CDATA[Plastic]]></category>
		<category><![CDATA[PlastiCare]]></category>
		<category><![CDATA[Plastix Paradox]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo di plastica insieme a Chris DeArmitt, autore di Plastics Paradox, il libro che smonta i pregiudizi e le crociate contro uno dei materiali alla base della vita contemporanea, ringraziandolo una volta di più per la preziosa collaborazione con Promix. → Ogni peccato ha bisogno del suo demonio da incolpare per rendere più agile l'assoluzione.  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/chris-dearmitt-il-paradosso-della-plastica-e-limportanza-della-scienza/">Chris DeArmitt: il paradosso della plastica e l&#8217;importanza della scienza</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo di plastica insieme a <strong>Chris DeArmitt</strong>, autore di <a href="https://phantomplastics.com/why-is-plastic-bad-for-the-environment-get-the-facts-in-5-minutes/?"><strong>Plastics Paradox</strong></a>, il libro che smonta i pregiudizi e le crociate contro uno dei materiali alla base della vita contemporanea, ringraziandolo una volta di più per la preziosa collaborazione con <a href="https://www.promixagency.com/">Promix</a>.</p>
<h4>→ Ogni peccato ha bisogno del suo demonio da incolpare per rendere più agile l&#8217;assoluzione.</h4>
<div>Così accade alla plastica, materiale versatile di cui la vita contemporanea ha beneficiato talmente tanto da renderla non solo scontata, ma anche &#8220;incolpevolmente colpevole&#8221; di molti dei mali del mondo. E così, un po&#8217; come accadeva alle donne del Medioevo punite come streghe quando troppo consapevoli della loro intelligenza, così il materiale che ha rivoluzionato &#8211; fra i tanti aspetti della vita &#8211; la diffusione dei medicinali, la conservazione dei cibi, la costruzione dei mezzi di trasporto e la distribuzione delle bevande è divenuto il nemico pubblico numero uno da combattere. E questo perché? Perché abbiamo confuso l&#8217;abuso con l&#8217;uso (il mono-uso) e il nostro atteggiamento scorretto con una peculiarità intrinseca degli oggetti.</div>
<div></div>
<h3><strong>Buoni e cattivi</strong></h3>
<div></div>
<div>La plastica non è né buona, né cattiva. A essere giusto o sbagliato non è il materiale, quanto l&#8217;utilizzo che se ne fa. Se 40 anni fa avessimo cominciato a sanzionare pesantemente chi buttava le bottigliette in giro e chi disperdeva materiali nell&#8217;ambiente la nostra coscienza ecologica sarebbe stata certamente più raffinata e meno legata alla diffusione di notizie non verificate, soprattutto da parte di persone non scientificamente preparate. Se n&#8217;è accorto <strong>Chris DeArmitt, scienziato con un dottorato di ricerca in chimica e membro onorario della Royal Society of Chemistry</strong>, che ha scritto l&#8217;ormai celebre <a href="https://phantomplastics.com/why-is-plastic-bad-for-the-environment-get-the-facts-in-5-minutes/?"><strong>The Plastics Paradox</strong></a> quando ha notato che giravano informazioni sbagliate sulla plastica, a partire dalla scuola. &#8220;Alle mie due figlie è stato insegnato che la plastica non si degrada&#8221;, ci racconta il professore americano. &#8220;Dopo essermi arrabbiato per quella che è evidentemente una bugia, ho deciso di verificare tutte le altre affermazioni fatte sulla plastica e sull’ambiente. Finora, tale verifica dei fatti ha comportato la <strong>lettura di oltre 4000 studi scientifici e rapporti sul ciclo di vita </strong>e la scoperta che <strong>praticamente ogni affermazione sulla plastica è del tutto smentita dalla scienza</strong>&#8220;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Il destino nelle nostre mani</strong></h3>
<div>Sia chiaro: le immagini delle isole di plastica che si muovono negli Oceani e degli animali marini soffocati da scarti usa e getta colpiscono chiunque. Il fatto è che non è la plastica ad aver scelto di finire nel posto sbagliato. Siamo noi a non averla smaltita e prima ancora utilizzata correttamente. E questo, ce lo dice chiaramente anche DeArmitt, vede tutti noi in prima fila. &#8220;Ciò che accade ai rifiuti di plastica e il fatto che vengano riciclati o meno dipende in gran parte dall&#8217;utilizzatore finale, non dalle istituzioni. Prendiamo l&#8217;esempio delle cannucce: <strong>spetta al cliente rifiutare semplicemente una cannuccia e fare la scelta più ecologica</strong>. Se abbiamo bisogno di una cannuccia, quella di plastica ha il minor impatto e diventa più ecologica a ogni riutilizzo. Mia figlia ne ha riutilizzata una più di 50 volte e un amico, dopo oltre 100 utilizzi, aveva una cannuccia ancora in perfette condizioni. L’idea del monouso è spesso determinata da noi, non dal prodotto o dal materiale. Quando si tratta di smaltimento, gli studi dimostrano che oltre l’80% dei rifiuti viene gettato intenzionalmente, quindi non ha nulla a che fare né con il produttore, né con l’istituzione. <strong>Strategie efficaci </strong>per modificare i rifiuti dei consumatori sono: <strong>l’istruzione, i depositi e le multe</strong>&#8220;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Informazioni corrette e azioni concrete</strong></h3>
<div>Approfondiamo il concetto di istruzione, che in epoca di social accentua l&#8217;importanza del suo ruolo per contrastare l&#8217;insorgere e il diffondersi delle fake news. &#8220;L’azione più importante che possiamo intraprendere è quella utilizzare le nostre opinioni e settare le nostre politiche su informazioni realmente vere e verificate. Personalmente <strong>ho deciso di fornire i fatti gratuitamente</strong>, il che ha comportato il dover <strong>leggere migliaia di studi e trascorrere migliaia di ore a fare un lavoro non retribuito</strong>. Anche per questo penso che sia ragionevole chiedere alle persone di dedicare 5 minuti a fare in modo che il pubblico e i politici possano compiere scelte sagge che riducano, anziché aumentare, i danni. Paradossalmente, molte delle persone più appassionate e premurose stanno facendo i danni maggiori perché non hanno verificato i fatti prima di agire&#8221;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Chi è Davide e chi è Golia</strong></h3>
<div>Come spesso accade, le battaglie in buona fede condotte da persone inconsapevoli sono manovrate da interessi economici profondi e ben nascosti. &#8220;Penso che sia facile fare i prepotenti con l&#8217;industria della plastica. Mi è stato detto che altre industrie stanno finanziando pesantemente gli attacchi alla plastica per proteggere i propri interessi commerciali. Nel frattempo, <strong>l’industria della plastica non ha fatto praticamente nulla per correggere la disinformazione diffusa </strong>dalle industrie rivali e propagata dai media&#8221; (e dai social, ci permettiamo di aggiungere). È un peccato perché ora un’opinione pubblica fuorviata sta facendo delle scelte e richiedendo politiche scientificamente certe che aumenteranno massicciamente i danni al nostro ambiente. Quando si fanno scelte basate sulla finzione e sulla pancia, spesso il risultato non è positivo. Molti dei gruppi &#8220;ambientalisti&#8221; di cui ci fidiamo hanno abbandonato l&#8217;ambiente e ora stanno diffondendo disinformazione per ottenere donazioni e arricchirsi. Questo deve finire&#8221;.</div>
<div></div>
<h3><strong>L&#8217;1% del problema</strong></h3>
<div>Quindi, occorre cambiare le domande per ottenere risposte nuove. Occorre soprattutto studiare e cambiare le prospettive. &#8220;Quando ho scritto <em>Il paradosso della plastica</em> il paradosso era chiedersi se la plastica fosse davvero buona o cattiva. A questa domanda è stata data una risposta chiara da centinaia di studi sull’uso dei materiali, sui rifiuti, sul degrado, sulle microplastiche e così via. Dalla scienza sottoposta a revisione paritaria vediamo che il vero paradosso è il motivo per cui tutti parlano di <strong>plastica quando questa costituisce meno dell’1% dei materiali che utilizziamo</strong>, dei rifiuti che creiamo, delle emissioni di gas serra e dei danni complessivi. Perché non si parla e non si concentra l’attenzione politica sul restante 99% del nostro problema ambientale? Finché ignoriamo quel 99% e continuiamo la nostra illogica ossessione per la demonizzazione della plastica, siamo destinati al fallimento&#8221;.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/chris-dearmitt-il-paradosso-della-plastica-e-limportanza-della-scienza/">Chris DeArmitt: il paradosso della plastica e l&#8217;importanza della scienza</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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