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	<title>Analisi e opinioni Archivi | Promix</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 01 Jul 2025 09:24:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Comunicazione: parla l&#8217;industria</title>
		<link>https://www.promixagency.com/comunicazione-parla-lindustria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 09:24:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia di comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicazione è… Perché l'industria dovrebbe fare comunicazione? Perché hai scelto di trasformare la comunicazione per la tua azienda in un racconto, con un flusso di messaggi culturali e funzionali, piuttosto che in una pubblicità? Siamo partiti con due semplici domande e abbiamo scoperto un mondo. Le abbiamo poste a chi per l’industria lavora, si impegna,  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><b>Comunicazione è…</b></h3>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Perché l&#8217;industria dovrebbe fare comunicazione?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Perché hai scelto di trasformare la comunicazione per la tua azienda in un racconto, con un flusso di messaggi culturali e funzionali, piuttosto che in una pubblicità?</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo partiti con due semplici domande e abbiamo scoperto un mondo. Le abbiamo poste a chi per l’industria lavora, si impegna, si “industria” ogni giorno, spesso nel senso letterale di 365 (o 366) giorni l’anno. Perché i</span><span style="font-weight: 400;">n Promix siamo convinti che il nuovo modello industriale (basato su una commistione fra industria tradizionale, industry 4.0 e industry 5.0) non abbia bisogno tanto di pubblicità, quanto di un flusso culturale che alimenti i comparti industriali con informazioni sui nuovi processi, i sistemi e le procedure disponibili oggi sul mercato, a garanzia di nuove opportunità. </span></p>
<p><strong>Fare cultura (industriale) facendo comunicazione</strong>, significa quindi contribuire a dare nuovo slancio ed aprire nuove strade all&#8217;industria, e questo non è solo possibile, ma nel quadro attuale è di fatto meglio che lanciare semplicemente slogan sui prodotti.</p>
<p>Quello che abbiamo ricavato da questo confronto con figure di spicco dell&#8217;industria italiana ed europea, <span style="font-weight: 400;">è un quadro ampio su ciò che le “persone dell’industria” provano e al contempo provano a fare con il loro lavoro. Un insieme di valutazioni e di azioni che non si esaurisce nel prodotto, anzi: di solito, comincia molto prima e finisce molto dopo.</span></p>
<p>Ecco quindi che a parlarne sono proprio i rappresentanti dell&#8217;industria:</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La pubblicità mostra un prodotto; la comunicazione autentica crea un movimento. Stratasys ha scelto di raccontare la propria tecnologia non come semplice innovazione, ma come elemento di cambiamento culturale e industriale. L’Additive Manufacturing non è solo una soluzione tecnica, ma un nuovo modo di pensare la produzione: più flessibile, sostenibile e su misura. Per questo, il nostro approccio comunicativo mira a educare, ispirare e costruire una narrativa che metta in luce i benefici concreti della stampa 3D. Invece di persuadere, preferiamo condividere una visione&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Fabio Boiocchi &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.stratasys.com/it/">Stratasys</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Comunicare significa quindi non solo informare, ma anche formare, il mercato. Significa costruire valore in tutti quei progetti in cui i clienti non comprano solo polimeri, ma il know-how che ci sta dietro e che è capace di guidare il cambiamento culturale e tecnico, accelerando l&#8217;adozione delle innovazioni. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Il mio target è tecnico. Le sue scelte non sono impulsive ma sono </span></i><i><span style="font-weight: 400;">strategie ingegneristiche e per me ogni post, ogni slide, ogni contenuto è un tassello di un dialogo continuo con chi legge. Non voglio vendere a tutti, ma voglio farmi trovare da chi ha bisogno esattamente di ciò che posso offrire e capisce perché ha senso fidarsi&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Andrea Azzini &#8211; Senior Sales Manager <a href="https://www.lehvoss.de/">LEHVOSS</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione è lo strumento che consente alle industrie di tenere aggiornato il proprio mercato di riferimento rispetto al livello di sviluppo raggiunto. Inoltre, permette di gestire in modo proattivo la concorrenza, valorizzando le proprie innovazioni e posizionandosi strategicamente nel settore. Una comunicazione narrativa è capace di creare un legame con il pubblico attraverso i canali di utilizzo quotidiano&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Sandro Riggio &#8211; Service Manager South Hub <a href="https://www.eos.info/it?utm_source=google&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=brand_emea&amp;utm_term=eos%20gmbh&amp;utm_campaign=%5Bwyn%5D+Brand+%5BIT%5D+%5BS%5D&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3851378066&amp;hsa_cam=22294787911&amp;hsa_grp=172971710822&amp;hsa_ad=735217097744&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-354602145576&amp;hsa_kw=eos%20gmbh&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=22294787911&amp;gbraid=0AAAAADko7g8yiLQZcJgFUyQPlkKrU54Pv&amp;gclid=Cj0KCQjw64jDBhDXARIsABkk8J7nkuhK7bEstEzqkIkC0WAs_A9sX26GZtkE0Yf5KFWmS0sUz1IsMxkaAhKfEALw_wcB">EOS Gmbh</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Ci troviamo in un territorio fortemente industriale, nel quale la manifattura genera una grossa fetta del valore aggiunto della nostra economia. Questa fondamentale, e ormai consolidata, “cultura del fare” va integrata con la pratica del “comunicare” per valorizzare e far conoscere l’eccellenza e la qualità della nostra produzione. Una comunicazione che fa cultura genera empatia, tocca il cuore delle persone, ti differenzia dai competitor e ti rende riconoscibile, generando opportunità che non avresti magari colto con una comunicazione istituzionale o semplicemente più fredda&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Manuel Medau &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.kilometrorosso.com/">Kilometro Rosso</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Molti pensano ancora all’industria italiana come a un ambiente lavorativo sporco e nebuloso, mentre il nostro ecosistema industriale è composto ormai da robot e macchine utensili a controllo numerico gestite da software avanzati che lavorano in maniera simbiotica con l’uomo in ambienti climatizzati. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">In una semplice pubblicità l’utente finale non riesce a cogliere tutte le sfumature dei nostri prodotti: per questo dobbiamo lavorare come in una serie tv a puntate, per poter proporre meglio i nostri prodotti e le loro potenzialità&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Massimo Castaldelli &#8211; Responsabile vendite <a href="https://solidcam.it/">SolidCAM</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Una comunicazione efficace è essenziale per lo sviluppo, la reputazione e la competitività di un&#8217;azienda. Costruire una forte identità aziendale rende l&#8217;impresa riconoscibile e affidabile, consente di ottimizzare i processi individuando criticità e implementando buone pratiche e rafforza la fidelizzazione. Investire in una comunicazione solida e coerente significa investire nel futuro dell&#8217;impresa grazie a un’interazione efficace con i clienti, considerati una categoria strategica di stakeholder&#8221;. </span></i></p>
<p><strong>Valeria Locatelli &#8211; Marketing Manager <a href="https://solidworldgroup.it/en/">SolidWorld Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione non è mai stata in dubbio, ma il mezzo e la forma sono cambiati insieme alla società. E in una società fluida noi abbiamo voluto essere presenti dove i clienti cercano, sui social, senza fasce orarie o posti fisici. In pratica, vogliamo “parlare come mangia” il nostro target, creando una continuità narrativa che alterna il super tecnico con la parte leggera, un po&#8217; come succede nel corso delle giornate di tutti noi. Da qui anche la scelta di foto non filtrate, sia degli ambienti che delle persone, nel luogo dove succedono le cose e dove ci si aspetta che siamo, nessun CEO in posa… si deve vedere la fatica in faccia, negli occhi a volte, per dare credibilità a quello che diciamo&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Diego Pagnan &#8211; Owner di <a href="https://duepigreco3d.it/">Due Pi Greco</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;La comunicazione è una scelta strategica e più duratura, perché può creare un legame emotivo e autentico con le persone e rafforzare l&#8217;identità e la fiducia nell&#8217;azienda da parte di di clienti, fornitori, istituzioni e comunità locali. Essa mostra valori, visione e coerenza, non solo il prodotto. Sebbene la pubblicità possa avere un impatto emotivo immediato e forte, se ben costruita, ma non può essere l&#8217;unico mezzo per far conoscere l&#8217;azienda, coinvolgere il pubblico in un legame più stretto e costruire valore nel lungo periodo&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Cinzia Milioli &#8211; CoFounder, Marketing Manager, IT Manager di <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Fare progressi, innovare, scoprire ed evolvere: se tutto questo non è comunicato, descritto e raccontato, le persone non hanno idea di quali sono i risultati raggiunti e dei vantaggi ai quali possono accedere per migliorare la propria attività professionale. Un messaggio di natura molto tecnica spiegato in maniera semplice, attraverso esperienze applicative, arriva meglio alle persone, che gradiscono, rimangono incuriosite e vogliono saperne di più&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Federica Lombardo &#8211; Digital Marketing and Content Specialist <a href="https://www.energygroup.it/">Energy Group</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Nel mondo degli affari, mettiamo sempre al centro le persone, l&#8217;essere umano, di conseguenza parliamo di emozioni. Confezioniamo il nostro prodotto altamente tecnico, che vendiamo, in emozioni per raggiungere meglio i clienti/persone. L&#8217;industria della plastica è sottoposta a forti e negative pressioni. Dobbiamo tutti spiegare ogni giorno che non si tratta di vietare la plastica, ma di gestirla. Questo fantastico materiale ha un grande futuro e le persone devono imparare a gestirlo correttamente affinché possa essere utilizzato in modo sostenibile. Credo che questo aspetto interesserà molti altri settori in futuro&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Jwan Meier &#8211; Membro del consiglio di amministrazione del <a href="https://www.hgmag.ch/">Gruppo Hromatka</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Nel B2B, la fiducia è ancora molto importante e la comunicazione la rafforza. Raccontare chi sei, che cosa fai e come lo fai crea trasparenza e autorevolezza. Comunicare i propri valori,  le proprie attività, il proprio know-how crea un valore percepito fondamentale per la scelta di un partner nel lavoro quotidiano. Se i valori, insieme alla proposta concreta, vengono comunicati efficientemente ci si sente parte del processo e si creano collaborazioni proficue e durevoli. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Per spiegare in maniera chiara e differente il mondo delle materie plastiche, abbiamo deciso di fare degli incontri con i nostri partner in siti UNESCO, condividendo la nostra conoscenza dal vivo e sulle piattaforme globali per creare consapevolezza, cultura e valore&#8221;</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><strong>Alessandro Fabris &#8211; Sales Manager <a href="https://www.guztecpolymers.it/">Guztec Polymers</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;In AIDRO crediamo nella comunicazione come strumento per condividere i valori dell&#8217;azienda, i progetti e i risultati ottenuti dal Team di persone che ogni giorno con passione si dedica alla progettazione e produzione di soluzioni nuove e alla realizzazione di design innovativi e pensati fuori dagli schemi convenzionali. Grazie alla comunicazione speriamo di dare ispirazione e anche un piccolo conforto, a chi affronta quotidianamente le sfide del mondo manifatturiero&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Valeria Tirelli &#8211; Presidente &amp; CEO <a href="https://aidro.it/">AIDRO</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;L&#8217;industria ha il compito ed il dovere di fare comunicazione per far conoscere in modo preciso e chiaro le nuove idee e le nuove tecnologie di produzione, che daranno il via a un miglioramento globale per tutti. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;intelligenza artificiale è un valido supporto per la stesura di un messaggio promozionale, ma non potrà mai competere ed eguagliare il grande potere e valore che l&#8217;uomo possiede in più: un mix di testa, cuore ed esperienza. Perché “la scienza senza coscienza è la rovina dell&#8217;uomo&#8221;, come sosteneva Rabelais&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Ilaria Ardizzoia &#8211; Co Owner <a href="https://3ntr.net/it/">3ntr</a></strong></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">→ &#8220;Chi costruisce il mondo non può continuare a restare in silenzio. E l’&#8217;industria produce realtà, ogni giorno: plasma città, abitudini, sistemi. Eppure troppo spesso tace, quasi fosse un soggetto neutro. Ma il silenzio, in un&#8217;epoca rumorosa, non è discrezione: è abdicazione. Se non racconti tu ciò che fai, qualcuno lo farà al posto tuo — con meno competenza, meno cura, meno verità. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Comunicare non è un atto cosmetico, è una forma di responsabilità culturale. È scegliere di dare contesto alle proprie azioni, visione alle proprie scelte, profondità al proprio operato. È contribuire a una narrazione collettiva che non viva solo di slogan e semplificazioni, ma che aiuti le persone a capire dove stiamo andando, insieme&#8221;.</span></i></p>
<p><strong>Rachele Rebughini &#8211; Marketing Manager <a href="https://www.madeinadd.com/it/servizio-stampa-3d?utm_term=madeinadd&amp;utm_campaign=it-ita-sem-goog-generiche-brand&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3837726701&amp;hsa_cam=20967519481&amp;hsa_grp=160477473760&amp;hsa_ad=688562176791&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-2271179698307&amp;hsa_kw=madeinadd&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;utm_term=madeinadd&amp;utm_campaign=it-ita-sem-goog-generiche-brand&amp;utm_source=adwords&amp;utm_medium=ppc&amp;hsa_acc=3837726701&amp;hsa_cam=20967519481&amp;hsa_grp=160477473760&amp;hsa_ad=688562176791&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-2271179698307&amp;hsa_kw=madeinadd&amp;hsa_mt=e&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=20967519481&amp;gbraid=0AAAAApi0a7nUmqC7JqwTZjXe9ixH_oRAx&amp;gclid=Cj0KCQjw64jDBhDXARIsABkk8J6o9w891_smTYpgtwLppADxKUAkvg1XJShz_tMMS5Qh40b08_NDzxoaAtKiEALw_wcB">MadeInAdd</a></strong></p>
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<p>Progetto a cura di Promix<br />
Articolo a cura di Daniela Faggion, editor e coordinamento editoriale Promix</p>
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		<title>Digital Twin: il ruolo del gemello digitale nell&#8217;industria del prodotto</title>
		<link>https://www.promixagency.com/digital-twin-il-ruolo-del-gemello-digitale-nellindustria-del-prodotto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 09:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le industrie di oggi devono rapidamente adattarsi a un cambiamento in atto che prevede l’introduzione e l’adozione in tutti i comparti di strumenti digitali evoluti: la cosiddetta Digital Transformation. In un contesto segnato dall’inarrestabile ascesa delle soluzioni digitali, chi si ferma è davvero perduto. Si tratta di soluzioni rivoluzionarie che permettono alle aziende di stare  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le industrie di oggi devono rapidamente adattarsi a un cambiamento in atto che prevede l’introduzione e l’adozione in tutti i comparti di strumenti digitali evoluti: la cosiddetta Digital Transformation. In un contesto segnato dall’inarrestabile ascesa delle soluzioni digitali, chi si ferma è davvero perduto. Si tratta di soluzioni rivoluzionarie che permettono alle aziende di stare al passo con i tempi, incrementando in modo significativo il livello di competitività, la produttività, il dialogo e la collaborazione e la gestione di flussi e processi, in un’ottica di sostenibilità. Il Digital Twin è una delle soluzioni digitali a disposizione dell’industria per iniziare a progettare in maniera efficace, efficiente e sostenibile, eliminando sprechi di tempo e risorse.</p>
<p>Il Digital Twin è una delle <strong>tecnologie abilitanti di Industry 4.0</strong>, insieme a Internet of Things (IoT), Cloud Computing, Intelligenza Artificiale (AI), Realtà Aumentata (AR), Machine Learning (ML), Robotica, Automazione e 3D Printing (AM). Tuttavia, concettualmente la sua origine va datata molto prima dell’inizio della cosiddetta ‘Quarta rivoluzione industriale’: ben prima del 2016, quando anche in Italia, con l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda è stato varato il <a href="https://investorvisa.mise.gov.it/index.php/it/home-it/incentivi-per-gli-investitori-il-piano-nazionale-industria-4-0"><strong>Piano Nazionale Industria 4.0</strong></a>, noto anche come Piano Impresa 4.0 e prima ancora del 2012, anno in cui in Germania viene costituito per la prima volta il <a href="https://www.plattform-i40.de/IP/Navigation/DE/Home/home.html"><strong>Gruppo di lavoro Industrie 4.0</strong></a>.</p>
<h3><strong>Digital Twin, un concetto che arriva dallo spazio</strong></h3>
<p>Il concetto di Digital Twin fu esposto per la prima volta nel 2003 da Michael Grieves nel corso della presentazione che tenne presso l&#8217;Università del Michigan durante un convegno sulla “<em>Gestione del ciclo di vita del prodotto</em>”. Alla domanda su cosa fosse il Digital Twin Grieves rispose fornendo l&#8217;idea, seppur embrionale, che un manufatto (o la sua gestione) potesse essere sostituito, in tutto e per tutto da un <em>Gemello Digitale</em>, in scala 1:1. Il gemello digitale è stato dunque pensato come una rappresentazione perfetta, atta a riprodurre, simulare, prevedere. La chiave di tutto? <em>Tre elementi</em>: spazio reale, spazio virtuale e le interconnessioni che permettono ai primi due di scambiarsi informazioni con un continuo flussi di dati.</p>
<p>Prima ancora di assistere alla presentazione di Grieves, esattamente negli anni ’60, la NASA aveva già pensato di utilizzare un gemello digitale come “modello vivente” delle sue missioni spaziali per la valutazione delle condizioni a bordo, per l’analisi attraverso i dati di eventuali guasti e per l’estensione e perfezionamento dei modelli fisici. Dopo mezzo secolo, la NASA, insieme ad altri esponenti della comunità aerospaziale, continua a sviluppare e utilizzare modelli digitali ad alta fedeltà di sistemi e componenti fisici, nonché degli ambienti estremi in cui operano.</p>
<h3><strong>Il potere dei dati e la capacità di innovare del Digital Twin</strong></h3>
<p>Il Digital Twin, dunque, non è altro che la rappresentazione fedele digitale di un oggetto fisico o di sistemi e processi reali anche complessi. Essendo una copia digitale, la sua essenza è costituita da dati che fluiscono incessantemente e che possono essere processati da computer potenti e analizzati da una combinazione di intelligenza umana e intelligenza artificiale, con lo scopo di conoscere, predire, valutare, progettare, senza dover mettere in campo infinite risorse, quali tempo, soldi, materiali e risorse umane, permettendo una significativa riduzione degli sprechi durante tutte le fasi dello sviluppo prodotto.</p>
<p>Il Digital Twin è una tecnologia oramai ampiamente utilizzata in diversi settori, in particolare quello manifatturiero, per monitorare le prestazioni, ottimizzare i progressi, simulare i risultati e prevedere i potenziali errori. Il DT svolge inoltre diversi ruoli nell&#8217;intero ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione alla produzione, alla consegna, all&#8217;utilizzo e alla fine del ciclo di vita. Con la crescente domanda di prodotti personalizzati e l&#8217;implementazione dell&#8217;Industria 4.0, il gemello digitale può fornire una soluzione efficace per la progettazione, lo sviluppo e l&#8217;innovazione dei prodotti futuri.</p>
<h3><strong>Gli elementi chiave del Gemello Digitale</strong></h3>
<p>In sintesi, gli elementi chiave del Digital Twin sono: i modelli 3D; sensori e dati raccolti e processati <em>real time</em>; connessione IoT; analisi dei dati e simulazioni; un’interfaccia utente intuitiva.</p>
<ul>
<li><strong>Il modello tridimensionale</strong>: il modello 3D dell&#8217;oggetto o del sistema che si intende replicare digitalmente fornisce la base visiva per comprendere la struttura e le relazioni dell&#8217;oggetto fisico con il contesto in cui è inserito.</li>
<li><strong>Sensori e dati raccolti in tempo reale</strong>: i sensori integrati nell&#8217;oggetto fisico raccolgono costantemente dati sul suo stato e</li>
<li>sull’ambiente circostante. Questi dati vengono trasmessi ed elaborati in tempo reale per aggiornare il Digital Twin, garantendo una rappresentazione accurata e aggiornata.</li>
<li><strong>Connessione IoT </strong>(Internet of Things): il gemello digitale si basa sull&#8217;Internet delle cose per la raccolta e la trasmissione dei dati. La connettività IoT consente agli oggetti fisici di comunicare tra loro e con i sistemi di gestione dei dati, garantendo un flusso continuo di informazioni.</li>
<li><strong>Analisi dei dati e simulazioni</strong>: i dati raccolti dal Digital Twin conducono ad analisi dettagliate e simulazioni per comprendere il comportamento dell&#8217;oggetto fisico in varie condizioni e contesti con l’obiettivo di ottimizzare le prestazioni, prevedere guasti e identificare potenziali aree di miglioramento.</li>
<li><strong>Interfaccia Utente Intuitiva</strong>: visualizzazioni 3D, dashboard di monitoraggio e strumenti di analisi avanzati sono strumenti a disposizione del progettista per interagire con il Digital Twin in modo efficace, intuitivo e significativo.</li>
</ul>
<p>Il mancato utilizzo del Digital Twin in progettazione potrebbe far perdere una grande opportunità alle aziende. I vantaggi legati all’impiego dei gemelli digitali sono facilmente quantificabili: si parla di una riduzione significativa degli sprechi in termini di tempo e risorse e di denaro risparmiato per la produzione di prototipi e per eventuali interventi correttivi e modifiche. Per non parlare della possibilità, fino ad ora impensabile, di progettare e simulare progetti globali complessi come, per esempio, la riorganizzazione della rete di trasporti di un’intera metropoli.</p>
<p>E questo è solo l’inizio.</p>
<p>Articolo a cura del team editoriale Promix</p>
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		<title>Industria e caffè: un connubio aromatico di successo</title>
		<link>https://www.promixagency.com/industria-e-caffe-un-connubio-aromatico-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 10:43:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'industria del caffè in Italia offre una situazione positiva, con un mercato che registra oltre l'8% di crescita negli ultimi anni. Rosea anche la situazione packaging: circa il 40% degli imballaggi industriali di caffè sono infatti realizzati in carta e cartone, contro il 35% in plastica (che non sempre è la soluzione peggiore) e il  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;industria del caffè in Italia offre una situazione positiva, con un mercato che registra oltre l&#8217;8% di crescita negli ultimi anni. Rosea anche la situazione packaging: circa il 40% degli imballaggi industriali di caffè sono infatti realizzati in carta e cartone, contro il 35% in plastica (<a href="https://www.promixagency.com/chris-dearmitt-il-paradosso-della-plastica-e-limportanza-della-scienza/">che non sempre è la soluzione peggiore</a>) e il 15% in alluminio.</p>
<p>Un mercato interessante quindi, ricettivo inoltre alla filiera digitale, all&#8217;integrazione di tecnologie mirate dalla progettazione al fine linea e all&#8217;uso della stampa 3D per velocizzare e customizzare i processi di confezionamento.</p>
<h3>Potevamo non addentrarci in un tema dall&#8217;aroma tanto attraente?</h3>
<p><strong>Iniziamo con un po&#8217; di storia</strong> → Ne sono passati di anni da quando nel 1683 i Turchi, ritirandosi dall’assedio di Vienna lasciarono sul campo cannoni, cammelli, cavalli e oro ma non solo: anche circa 500 sacchi di caffè. Evidentemente i viennesi ne hanno fatto buon uso, dato che la moda di bere il caffè si è diffusa subito in tutta Europa, senza venire più abbandonata. <strong>Oggi il caffè, la bevanda più consumata al mondo è diventata un’industria fiorente</strong>. Si parla di ben due miliardi e mezzo di tazzine bevute al giorno. I dati non mentono mai e vogliono oltre 100 milioni di sacchi prodotti all’anno, con nazioni come Brasile, Vietnam, Colombia, Indonesia, Etiopia ai vertici come tonnellaggio. La raffinazione però resta un settore tipicamente europeo, e pare ovvio che l’Italia tosti caffè più degli altri, con ben il 32%. Introiti da milioni di euro per una bevanda “eccitante” ma accettata dalla società, rito conviviale, pretesto per una pausa rapida dal lavoro. Il mercato del caffè, in crescita, suggerisce fra gli ultimi numeri disponibili (quelli dell’area studi Mediobanca, qui citati) un valore di 120 miliardi di dollari, in crescita fino a 2 punti percentuali di anno in anno. Di questo denaro, 5,8 miliardi vanno in Italia, che esporta più caffè di quanto ne beve ed è seconda soltanto alla Germania, come volume. Nel 2021 l’Italia è sesto esportatore mondiale con 1,8 miliardi di euro (6,1% del totale mondiale) e il primo per quantità in termini di caffè torrefatto.</p>
<p>Possiamo dire che di caffè si parla ovunque, non solo al momento di berlo o di sentirne l’inconfondibile aroma. Ma anche per quanto riguarda l&#8217;evoluzione all&#8217;interno della filiera produttiva: l&#8217;industria del caffè vede infatti un&#8217;iperbole crescente verso l&#8217;uso di tecnologie digitali e additive. La stampa 3D fa il suo ingresso nelle linee di produzione, posizionandosi come strumento a supporto dei macchinari di confezionamento, con la sua capacità di realizzare componenti sostitutivi personalizzati in tempi rapidi. E non solo la stampa 3D, ma anche tutti quei processi correlati alla digitalizzazione della filiera interessano sempre più l&#8217;industria del caffè, confermando questa branca di profumatissimo e gustoso mercato in una perfetta combinazione fra tradizione e innovazione, dentro e fuori dal Bel Paese.</p>
<h3>C’è caffè e caffè, conoscerne le differenze aiuta a valorizzarne lo sviluppo sul piano dell&#8217;industria</h3>
<p>Quale italiano non si è mai lamentato del caffè francese, in genere troppo <em>lento</em>, o di quello turco, comunque diverso e molto forte? Noi italiano amiamo spesso una tostatura piena. Non è raro vedere turisti nord europei sorseggiare caffè in un bar italiano, con disappunto, disabituati alla potenza. Su, proprio nel nord, vogliono invece la tostatura media e acida: non è un “espresso”, ma una bevanda lunga da consumare, seduti in locali dai colori tenui, mentre fuori nevica e durante l&#8217;inverno artico è già buio alle 2 del pomeriggio. Ancora una volta i dati vanno a supporto: le prime quattro nazioni che bevono più caffè sono, in ordine, Finlandia (12 chili all’anno pro capite), Norvegia (9,9), Islanda, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia. L’Italia è solo tredicesima. Certo, lì il tenore di vita è altissimo, ma una tazza di caffè raramente costa meno di 3 euro. Si tratta di un modo diverso di bere caffè: considerato come un vero e proprio rito sociale in Scandinavia, tanto da ritenere scortese bere il caffè da soli e singolare berlo solto al mattino, come primo atto della giornata. Pensare che solo in Italia si beva un buon caffè è ormai un luogo comune superato. Le grandi aziende che raffinano caffè, italiane o meno, sanno bene che il Nord Europa, oltre alle isole britanniche, è terra di conquista dal punto di vista delle vendite. In Svezia o Finlandia ormai viene considerato la bevanda nazionale, e nessuno considera un’eresia aromatizzarlo con latte, o cardamomo e altre spezie. Di fatto è necessario assaggiare il caffè senza pregiudizi, proprio come già avviene in molti Paesi e nella piena consapevolezza delle industrie locali.</p>
<p>Ma torniamo a Vienna, non a caso possiamo ritenerla una delle capitali del caffè nel mondo. Dopo che i turchi ritirandosi, lasciarono i sacchi del caffè, il rito del caffè si diffuse ovunque. Tra le classi abbienti diventò una moda. Era considerato una sorta di panacea universale: rafforzava il fegato, purificava lo stomaco e il sangue, teneva svegli ma conciliava il sonno, stimolava l’appetito ma poteva anche calmarlo. Ma, soprattutto, rappresentava un’ottima alternativa all’alcol, di cui si faceva largo consumo, e alle sue proprietà inebrianti. Una celebre pubblicità dell’epoca, per incentivare l’uso del caffè diceva, all’incirca: «<em>con l’aiuto del caffè, l’umanità perduta nelle nebbie dell’alcol si risveglia alla ragione borghese, riacquistando tutta la sua proprietà lavorativa</em>».</p>
<p>L’unica eccezione in questo quadro, con un comportamento tutto suo, è la Gran Bretagna. Qui, una volta compreso che il caffè non era una moda passeggera ma un rituale della quotidianità, si iniziarono a creare piantagioni autonome, evitando così l&#8217;importazione dall&#8217;Arabia. Piantagioni che, nelle colonie americane, esistono e sono fiorenti ancora oggi. E sarebbe andato tutto bene, se non fosse che proprio pochi decenni dopo (circa a metà del Diciottesimo secolo) avvenne a Londra il passaggio, repentino eterno ed immutabile, dalla cultura del caffè a quella del tè. Un cambiamento improvviso, radicale, che nessuno storico sa ancora spiegare. Una possibile motivazione potrebbe essere il fatto che il caffè fosse importato da mercanti indipendenti, mentre il tè arrivava dalla Compagnia delle Indie, controllata dalla Corona, che aveva dunque interesse al cambiamento. Un cambiamento che avvenne, con una rapidità ed una radicalità da lasciare ancora sbalorditi. Lì il caffè è stato riscoperto da poco, in tempi recenti, e servito magari con meno rigore rispetto ai caffè finlandesi.</p>
<p>Ma è solo questione di tempo, il caffè arriverà con il suo aroma eccellente anche qui.</p>
<p>Articolo a cura di D. Maniaci</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chris DeArmitt: il paradosso della plastica e l&#8217;importanza della scienza</title>
		<link>https://www.promixagency.com/chris-dearmitt-il-paradosso-della-plastica-e-limportanza-della-scienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 08:05:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Chris DeArmitt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo di plastica insieme a Chris DeArmitt, autore di Plastics Paradox, il libro che smonta i pregiudizi e le crociate contro uno dei materiali alla base della vita contemporanea, ringraziandolo una volta di più per la preziosa collaborazione con Promix. → Ogni peccato ha bisogno del suo demonio da incolpare per rendere più agile l'assoluzione.  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo di plastica insieme a <strong>Chris DeArmitt</strong>, autore di <a href="https://phantomplastics.com/why-is-plastic-bad-for-the-environment-get-the-facts-in-5-minutes/?"><strong>Plastics Paradox</strong></a>, il libro che smonta i pregiudizi e le crociate contro uno dei materiali alla base della vita contemporanea, ringraziandolo una volta di più per la preziosa collaborazione con <a href="https://www.promixagency.com/">Promix</a>.</p>
<h4>→ Ogni peccato ha bisogno del suo demonio da incolpare per rendere più agile l&#8217;assoluzione.</h4>
<div>Così accade alla plastica, materiale versatile di cui la vita contemporanea ha beneficiato talmente tanto da renderla non solo scontata, ma anche &#8220;incolpevolmente colpevole&#8221; di molti dei mali del mondo. E così, un po&#8217; come accadeva alle donne del Medioevo punite come streghe quando troppo consapevoli della loro intelligenza, così il materiale che ha rivoluzionato &#8211; fra i tanti aspetti della vita &#8211; la diffusione dei medicinali, la conservazione dei cibi, la costruzione dei mezzi di trasporto e la distribuzione delle bevande è divenuto il nemico pubblico numero uno da combattere. E questo perché? Perché abbiamo confuso l&#8217;abuso con l&#8217;uso (il mono-uso) e il nostro atteggiamento scorretto con una peculiarità intrinseca degli oggetti.</div>
<div></div>
<h3><strong>Buoni e cattivi</strong></h3>
<div></div>
<div>La plastica non è né buona, né cattiva. A essere giusto o sbagliato non è il materiale, quanto l&#8217;utilizzo che se ne fa. Se 40 anni fa avessimo cominciato a sanzionare pesantemente chi buttava le bottigliette in giro e chi disperdeva materiali nell&#8217;ambiente la nostra coscienza ecologica sarebbe stata certamente più raffinata e meno legata alla diffusione di notizie non verificate, soprattutto da parte di persone non scientificamente preparate. Se n&#8217;è accorto <strong>Chris DeArmitt, scienziato con un dottorato di ricerca in chimica e membro onorario della Royal Society of Chemistry</strong>, che ha scritto l&#8217;ormai celebre <a href="https://phantomplastics.com/why-is-plastic-bad-for-the-environment-get-the-facts-in-5-minutes/?"><strong>The Plastics Paradox</strong></a> quando ha notato che giravano informazioni sbagliate sulla plastica, a partire dalla scuola. &#8220;Alle mie due figlie è stato insegnato che la plastica non si degrada&#8221;, ci racconta il professore americano. &#8220;Dopo essermi arrabbiato per quella che è evidentemente una bugia, ho deciso di verificare tutte le altre affermazioni fatte sulla plastica e sull’ambiente. Finora, tale verifica dei fatti ha comportato la <strong>lettura di oltre 4000 studi scientifici e rapporti sul ciclo di vita </strong>e la scoperta che <strong>praticamente ogni affermazione sulla plastica è del tutto smentita dalla scienza</strong>&#8220;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Il destino nelle nostre mani</strong></h3>
<div>Sia chiaro: le immagini delle isole di plastica che si muovono negli Oceani e degli animali marini soffocati da scarti usa e getta colpiscono chiunque. Il fatto è che non è la plastica ad aver scelto di finire nel posto sbagliato. Siamo noi a non averla smaltita e prima ancora utilizzata correttamente. E questo, ce lo dice chiaramente anche DeArmitt, vede tutti noi in prima fila. &#8220;Ciò che accade ai rifiuti di plastica e il fatto che vengano riciclati o meno dipende in gran parte dall&#8217;utilizzatore finale, non dalle istituzioni. Prendiamo l&#8217;esempio delle cannucce: <strong>spetta al cliente rifiutare semplicemente una cannuccia e fare la scelta più ecologica</strong>. Se abbiamo bisogno di una cannuccia, quella di plastica ha il minor impatto e diventa più ecologica a ogni riutilizzo. Mia figlia ne ha riutilizzata una più di 50 volte e un amico, dopo oltre 100 utilizzi, aveva una cannuccia ancora in perfette condizioni. L’idea del monouso è spesso determinata da noi, non dal prodotto o dal materiale. Quando si tratta di smaltimento, gli studi dimostrano che oltre l’80% dei rifiuti viene gettato intenzionalmente, quindi non ha nulla a che fare né con il produttore, né con l’istituzione. <strong>Strategie efficaci </strong>per modificare i rifiuti dei consumatori sono: <strong>l’istruzione, i depositi e le multe</strong>&#8220;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Informazioni corrette e azioni concrete</strong></h3>
<div>Approfondiamo il concetto di istruzione, che in epoca di social accentua l&#8217;importanza del suo ruolo per contrastare l&#8217;insorgere e il diffondersi delle fake news. &#8220;L’azione più importante che possiamo intraprendere è quella utilizzare le nostre opinioni e settare le nostre politiche su informazioni realmente vere e verificate. Personalmente <strong>ho deciso di fornire i fatti gratuitamente</strong>, il che ha comportato il dover <strong>leggere migliaia di studi e trascorrere migliaia di ore a fare un lavoro non retribuito</strong>. Anche per questo penso che sia ragionevole chiedere alle persone di dedicare 5 minuti a fare in modo che il pubblico e i politici possano compiere scelte sagge che riducano, anziché aumentare, i danni. Paradossalmente, molte delle persone più appassionate e premurose stanno facendo i danni maggiori perché non hanno verificato i fatti prima di agire&#8221;.</div>
<div></div>
<h3><strong>Chi è Davide e chi è Golia</strong></h3>
<div>Come spesso accade, le battaglie in buona fede condotte da persone inconsapevoli sono manovrate da interessi economici profondi e ben nascosti. &#8220;Penso che sia facile fare i prepotenti con l&#8217;industria della plastica. Mi è stato detto che altre industrie stanno finanziando pesantemente gli attacchi alla plastica per proteggere i propri interessi commerciali. Nel frattempo, <strong>l’industria della plastica non ha fatto praticamente nulla per correggere la disinformazione diffusa </strong>dalle industrie rivali e propagata dai media&#8221; (e dai social, ci permettiamo di aggiungere). È un peccato perché ora un’opinione pubblica fuorviata sta facendo delle scelte e richiedendo politiche scientificamente certe che aumenteranno massicciamente i danni al nostro ambiente. Quando si fanno scelte basate sulla finzione e sulla pancia, spesso il risultato non è positivo. Molti dei gruppi &#8220;ambientalisti&#8221; di cui ci fidiamo hanno abbandonato l&#8217;ambiente e ora stanno diffondendo disinformazione per ottenere donazioni e arricchirsi. Questo deve finire&#8221;.</div>
<div></div>
<h3><strong>L&#8217;1% del problema</strong></h3>
<div>Quindi, occorre cambiare le domande per ottenere risposte nuove. Occorre soprattutto studiare e cambiare le prospettive. &#8220;Quando ho scritto <em>Il paradosso della plastica</em> il paradosso era chiedersi se la plastica fosse davvero buona o cattiva. A questa domanda è stata data una risposta chiara da centinaia di studi sull’uso dei materiali, sui rifiuti, sul degrado, sulle microplastiche e così via. Dalla scienza sottoposta a revisione paritaria vediamo che il vero paradosso è il motivo per cui tutti parlano di <strong>plastica quando questa costituisce meno dell’1% dei materiali che utilizziamo</strong>, dei rifiuti che creiamo, delle emissioni di gas serra e dei danni complessivi. Perché non si parla e non si concentra l’attenzione politica sul restante 99% del nostro problema ambientale? Finché ignoriamo quel 99% e continuiamo la nostra illogica ossessione per la demonizzazione della plastica, siamo destinati al fallimento&#8221;.</div>
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		<title>Nel 2024 per fare carriera contano le soft skills</title>
		<link>https://www.promixagency.com/2024-le-soft-skills-aiutano-a-ottenere-una-carriera-duratura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 11:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[2024]]></category>
		<category><![CDATA[carriera]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>→ Il futuro è nelle soft skills, lo dice anche il premio Nobel per l'economia Christopher Pissarides Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un'impennata d'interesse verso le discipline STEM (science, technology, engineering and mathematics) in ambito industriale. Le materie scientifico tecnologiche, complice l'avanzamento della digitalizzazione, diventano una preda sempre più ambita e golosa.  Si sono  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>→ Il futuro è nelle soft skills, lo dice anche il premio Nobel per l&#8217;economia Christopher Pissarides</strong></h2>
<p>Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un&#8217;impennata d&#8217;interesse verso le discipline STEM (<em>science, technology, engineering and mathematics</em>) in ambito industriale.</p>
<p>Le materie scientifico tecnologiche, complice l&#8217;<strong>avanzamento della digitalizzazione</strong>, diventano una preda sempre più ambita e golosa.  Si sono moltiplicate le iscrizioni a corsi scolastici, universitari e parascolastici dedicati a queste discipline che sembrerebbero garantire buone opportunità di carriera. Anche gruppi, come <a href="https://girlscodeitbetter.it/">Girls Code it Better</a> e l&#8217;associazione <a href="https://womenin3dprinting.com/">Women in 3D Printing</a> che promuovono lo studio, la conoscenza e i ruoli inclusivi in ambito STEM crescono di popolarità.</p>
<p>La corsa agli armamenti per affinare le abilità tecniche in tema di industria è una base importante, ma nel 2024 dobbiamo considerare anche il <strong>grosso intervento della tecnologia automatizzata e dell&#8217;intelligenza artificiale (IA)</strong>. Queste sono sempre più presenti all&#8217;interno delle filiere produttive e di tutte le dinamiche gestionali e operative. Alleati preziosi che rischiano però di inimicarsi coloro che hanno investito il 100% delle proprie risorse nello studio di pratiche oggi parzialmente sostituibili.</p>
<p>Ma non solo. Oltre all&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale, della robotica avanzata e della tecnologia, va considerato anche che ci sono sempre più persone abili nella loro gestione.</p>
<p>Affinché l&#8217;ambiente IT, consacrato all&#8217;interno dell&#8217;attuale mercato industriale, non diventi quindi un campo di battaglia, con sempre meno incarichi e sempre più figure competenti, è necessario aggiungere alle proprie abilità qualche caratteristica capace di rendere ogni persona unica e insostituibile.</p>
<h3><strong>Nel 2024 le soft skills aiutano a emergere</strong></h3>
<p>Quando parliamo di competenza in ambito STEM dobbiamo considerare l&#8217;anno in cui ci troviamo. Il 2024 è figlio di annate in cui la crescita tecnologica ha subìto un&#8217;accelerazione considerevole. <strong>Ecco quindi che la sola abilità tecnica nel 2024 rischia presto l&#8217;obsolescenza</strong>. Come suggerisce il Premio Nobel per l&#8217;economia Christopher Pissarides, le soft skills avranno un ruolo fondamentale nel futuro del lavoro, poiché potrebbero resistere meglio all&#8217;automatizzazione rispetto a competenze più specifiche legate alla sola tecnologia.</p>
<h3><strong>Ma che cosa sono le soft skills?</strong></h3>
<p>Partiamo con il dire che <strong>le soft skills sono una serie di abilità che valorizzano l&#8217;aspetto umano e relazionale</strong>. In particolare, alcune possono essere:</p>
<ul>
<li>Comunicazione</li>
<li>Empatia</li>
<li>Gioco di squadra</li>
<li>Calma</li>
<li>Creatività</li>
<li>Pensiero critico</li>
<li>Leadership</li>
</ul>
<p>Ognuna di queste caratteristiche può essere modellata sulla singola persona e distingue così ogni individuo. Inoltre, le Soft Skills sono tutte concatenate fra loro. <strong>Saperle sviluppare su misura per la propria personalità rende unico un candidato, rendendolo pronto ad affrontare anche cambiamenti e sfide</strong>.</p>
<p>Ecco perché le soft skills determinano un successo duraturo.</p>
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		<item>
		<title>Il Re delle Banane: il marketing industriale onesto</title>
		<link>https://www.promixagency.com/il-re-delle-banane-il-marketing-industriale-onesto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2023 20:51:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Fino a quando non imparerai a renderti conto dell'importanza del Re delle banane, non capirai assolutamente niente delle cose della vita con un interesse umano." J. Kerouac - On the Road Il modo più onesto di fare marketing industriale. Stiamo attraversando un periodo storico di profonda transizione nel quale abbiamo il tempo per soffermarci a riequilibrare  [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote">
<h2>&#8220;Fino a quando non imparerai a renderti conto dell&#8217;importanza del Re delle banane, non capirai assolutamente niente delle cose della vita con un interesse umano.&#8221;</h2>
<cite><em>J. Kerouac &#8211; On the Road</em></cite></blockquote>



<p><strong>Il modo più onesto di fare marketing industriale</strong>. Stiamo attraversando un periodo storico di profonda transizione nel quale abbiamo il tempo per soffermarci a riequilibrare le nostre priorità e rivalutare il nostro modo di fare impresa. La Pandemia, per quanto dannosa per l&#8217;economia, ha inevitabilmente smosso il tessuto sociale: ha rispolverato i valori umani.</p>



<p>In piena emergenza ci siamo resi conto che dietro ai nostri titoli siamo tutti prima di tutto persone. Esseri umani di vario genere: spaventati, euforici, motivati o demotivati, pronti ad abbandonare la nave o ad incoraggiarci a vicenda. Ognuno con le proprie paure e le proprie ambizioni, speranze o incertezze. <strong>Siamo tutto un po&#8217; dei Re delle banane immersi in un mare giallo di Re simili a noi</strong>.</p>
<h2>→  Ma chi è il Re delle banane? </h2>



<p>Il Re delle banane rappresenta l&#8217;uomo. Non il marchio ma l&#8217;essere umano. Il Re delle banane di cui parla Kerouac è un ometto che vende banane all&#8217;angolo di una strada nella periferia di San Francisco. Un imprenditore storico, autorevole e riconosciuto per la qualità dei suoi prodotti. Vende frutta che la gente compra perché è buona, riempie la pancia, soddisfa il palato ed è quindi funzionale allo scopo. Le persone comprano le sue banane perché il Re delle banane è affidabile, cordiale e sa prendersi il tempo per ascoltare le favole dei viaggiatori.</p>
<p>Il Re delle banane potrebbe essere il nostro fornitore, il nostro cliente. Il Re delle banane è prima di tutto quello che dovremmo essere noi: onesti, alleati e complici nel raggiungimento degli obiettivi. Il Re delle banane è la prima figura da prendere ad esempio per creare una strategia di marketing industriale di sicuro successo. </p>
<h2>→  Non è solo la voce dei grandi influencer a influenzare il mercato</h2>



<p>Quando <a href="https://www.promixagency.com/promix/">scegliamo il modo in cui comunicare</a> e prepariamo un piano di marketing industriale allora, non diamo voce solo ai grandi influencer da milioni di follower ma iniziamo a fare marketing prendendo esempio anche dal Re delle banane. I top influencer e i brand &#8220;stellati&#8221; rappresentano il successo, va bene osservarli e imparare da loro, ma <strong>se vogliamo fare impresa in modo concreto dobbiamo saper prendere esempio dal Re delle banane e ripartire dai bisogni reali delle persone</strong>.</p>



<p>Se impariamo ad essere Re delle banane e ad ascoltare la voce dei Re delle banane allora sapremo di cosa hanno bisogno le persone e come raggiungere il cuore delle imprese. Avremo imparato un nuovo entusiasmante modo di commercializzare i nostri prodotti e servizi a concreto beneficio dell&#8217;industria e della società.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Additive manufacturing: le criticità nella comunicazione industriale additiva</title>
		<link>https://www.promixagency.com/additive-manufacturing-criticita-nella-comunicazione-industriale-additiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2023 20:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa 3D]]></category>
		<category><![CDATA[additive manufacturing]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[formnext]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[stampa 3D]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La comunicazione in ambito additive manufacturing richiede attenzione, sia per chi vende che per chi acquista (o vorrebbe acquistare) Partecipare a Formnext è ogni anno un'esperienza straordinaria dal punto di vista formativo e critico. Non solo per l'opportunità di scoprire le ultime news in fatto di tecnologia, robotica, design e materiali, ma anche per entrare  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La comunicazione in ambito additive manufacturing richiede attenzione, sia per chi vende che per chi acquista (o vorrebbe acquistare)</p>
<p>Partecipare a <a href="https://formnext.mesago.com/frankfurt/en.html"><strong>Formnext</strong></a> è ogni anno un&#8217;esperienza straordinaria dal punto di vista formativo e critico. Non solo per l&#8217;opportunità di scoprire le ultime news in fatto di tecnologia, robotica, design e materiali, ma anche per entrare in contatto diretto con quelle che sono attualmente le <strong>criticità maggiori</strong> quando si parla di <strong>comunicazione industriale</strong>. In particolare di <strong>comunicazione additiva</strong>.</p>



<p>Il mercato dell&#8217;additive manufacturing è di fatto ancora un segmento emergente all&#8217;interno del vasto mondo dell&#8217;industria manifatturiera. Per quanto il processo di digitalizzazione sia ormai avviato con discreto successo, grazie anche ai piani di financial chain e politico-economici come il <a href="https://www.mef.gov.it/attuazione-misure-pnrr/index.html"><strong>PNRR</strong></a>, <a href="https://www.governo.it/sites/governo.it/files/industria_40_MISE.pdf"><strong>Piano Nazionale Impresa 4.0</strong></a>, <strong>incentivi</strong>, <strong>bonus nazionali ed internazionali</strong>, sono ancora poche le imprese in grado di vantare piena padronanza della tecnologia. Imprese pronte quindi a scegliere il sistema di stampa 3D giusto da integrare all&#8217;interno dei propri processi produttivi.</p>



<p>Ed è proprio qui che entra in gioco la comunicazione.</p>



<p><strong>La comunicazione additiva-industriale è un&#8217;arma potente</strong>. La prima interfaccia attraverso cui le imprese interessate all&#8217;additive manufacturing vengono informate sulle opportunità, sulle differenze tra le tecnologie (FDM, SLS, SLA, MJF ecc&#8230;) ed educate all&#8217;uso dei sistemi additivi e dei software di progettazione correlati. <strong>La comunicazione rappresenta la base del </strong><strong>sales process</strong>, non solo per il raggiungimento degli obiettivi di vendita, ma soprattutto <strong>per la sua capacità di stimolare l&#8217;</strong><strong>engineering effort</strong> <strong>che sta rivoluzionando così positivamente i metodi di fabbricazione</strong>, garantendo all&#8217;industria manifatturiera una crescita senza pari, basata sul successo di processi e prodotti.</p>



<p>Comunicare le potenzialità dell&#8217;industria additiva però non è facile. Soprattutto richiede alcuni accorgimenti per evitare quello che qui chiameremo volgarmente <strong>rischio di Formnextizzazione</strong>. Ossia quel rischio che molte imprese produttrici di sistemi di additive manufacturing corrono: quello di fare una <strong>bellissima comunicazione </strong><strong>solo per sé stesse</strong>.</p>



<p>Quello che abbiamo riscontrato spesso è infatti <strong>un pericoloso autogol</strong>, dove i produttori di macchine per la stampa 3D e sistemi di additive manufacturing concorrono al fine di comunicare i propri sistemi senza però considerare in maniera corretta identità ed esigenze della propria buyer-personas, ritrovandosi così ad avere come principali interlocutori i propri concorrenti.</p>



<h2>→ <strong>Intelligenza comunicativa industriale</strong></h2>
<p>Capita spesso di sentir ripetere la stessa sequela: &#8220;ho like solo dai miei competitor, hai visto cosa hanno fatto loro? Facciamolo anche noi!<em>&#8220;</em> Ecco, eventi come Formnext sono una cosa bellissima ma non bisogna fermarsi qui, per chi produce e vuole vendere. E nemmeno per chi usa e vuole comprare. Voler mostrare i risultati all&#8217;interno di un ambiente verticale non deve e non può essere il fine ultimo di una comunicazione che ha invece bisogno di uscire fuori perché sia di concreto supporto ad una crescita industriale, di prodotto e di processo. </p>



<p>Parliamo tanto di <strong>intelligenza politica industriale</strong>. E&#8217; ora di iniziare anche a parlare di <strong>intelligenza comunicativa industriale</strong>. Molti imprenditori operanti nelle filiere produttive più disparate sembrano avere ancora alcune difficoltà a comprendere interamente i linguaggi tecnici del mondo dell&#8217;additive manufacturing. Taluni restano abbagliati da splendidi messaggi pubblicitari ritrovandosi poi &#8220;appesi&#8221; ad una tecnologia che non porta loro alcun beneficio. <strong><a href="https://www.promixagency.com/promix/">La differenza fra pubblicità e comunicazione potrebbe salvarli da questo empasse</a>. </strong></p>
<p>Ma per poter comunicare efficacemente serve andare a fondo delle reali esigenze di chi la stampa 3D deve utilizzarla e di chi invece deve venderla. A capire (e far capire) che <strong>l&#8217;intelligenza comunicativa industriale impone lo sfruttamento di linguaggi e strumenti adeguati e differenziati</strong> che, attraverso un unico interlocutore competente, possano istruire ed educare.</p>



<h2><strong>→ Comunicare l&#8217;industria, specialmente l&#8217;industria additiva, richiede alla comunicazione di uscire dai meccanismi di mercato per operare attraverso mezzi differenti</strong>.</h2>
<p>Ben vengano le fiere di settore ma che non siano solo eventi in ambito additive. Workshop e incontri dedicati alle filiere produttive e alle supply chain, tavole rotonde fra imprese complementari, networking. E ancora,  blog e riviste dedicate ai principali mercati e ai sistemi di processo, design e approvvigionamento. Campagne di informazione e non (solo) di promozione. <a href="https://www.promixagency.com/servizi/"><strong>Strumenti integrati che lavorando insieme generino una comunicazione crossmediale</strong></a>. Un approccio capace di garantire una <strong>visibilità funzionale</strong> alle imprese che producono materiali, macchine, software e sistemi di progettazione generativa per AM e il <strong>raggiungimento degli obiettivi</strong> a tutti coloro che scelgono di avvalersi di questi poderosi strumenti.</p>



<p>Comunichiamo &#8220;additivo&#8221; per aiutare imprenditori e tecnici a maneggiare adeguatamente la stampa 3D, inserendola all&#8217;interno dei propri processi. <strong>Comunichiamo non per emergere all&#8217;interno del mercato stesso di appartenenza</strong>, ma per rivoluzionare in maniera concreta il sistema produttivo industriale nell&#8217;ottica di una crescita comune, vantaggiosa, rispettosa e intelligente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/additive-manufacturing-criticita-nella-comunicazione-industriale-additiva/">Additive manufacturing: le criticità nella comunicazione industriale additiva</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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		<title>Perché la stampa 3D è sostenibile e non ottenibile?</title>
		<link>https://www.promixagency.com/perche-la-stampa-3d-e-sostenibile-e-non-ottenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2023 20:47:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Manifattura]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa 3D]]></category>
		<category><![CDATA[humanvalue]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[stampa 3D]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi va di moda parlare di sostenibilità. E di stampa 3D. Il virtuoso e nobile impegno verso un approccio più green ben si sposa con l'altrettanto virtuosa tecnologia additiva, capace di far girare la testa alle industrie di tutto il mondo. Ma non sempre questo matrimonio viene valorizzato adeguatamente. Quando parliamo di sostenibilità dei cicli  [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi va di moda parlare di <strong>sostenibilità</strong>. E di <strong>stampa 3D</strong>.</p>



<p>Il virtuoso e nobile impegno verso un approccio più green ben si sposa con l&#8217;altrettanto virtuosa tecnologia additiva, capace di far girare la testa alle industrie di tutto il mondo. Ma non sempre questo matrimonio viene valorizzato adeguatamente.</p>



<p>Quando parliamo di sostenibilità dei cicli e dei modelli produttivi, ci rivolgiamo infatti per lo più a quella serie di azioni che permettono un uso ed un consumo rispettosi dell&#8217;ambiente e capaci di ridurre l&#8217;impronta di emissioni nocive, salvaguardando il Pianeta. Ma spesso ci sfugge che <strong>la salvaguardia del Pianeta non dipende solo dalla riduzione dell&#8217;impatto ambientale</strong>.</p>



<p>Facciamo un passo indietro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è la differenza fra un prodotto (o un modello operativo) sostenibile ed uno ottenibile?</h2>



<p>Per <strong>ottenibili</strong> si intendono tutti quei prodotti e quelle azioni di facile raggiungimento. Spesso con un (immediato) effetto WOW, simili più che altro a petardi o fuochi d&#8217;artificio. Impressionano lì per lì ma non apportano benefici a lungo termine ed hanno dunque breve durata (si <strong>ottengono </strong>rapidamente ma non hanno sufficiente forza o valore da poter essere <strong>sostenuti </strong>nel tempo). Al contrario, <strong>sostenibili</strong> sono quei risultati e quelle pratiche nate da un&#8217;insieme di accorgimenti che garantiscono un impatto positivo ed una salvaguardia sul lungo periodo. Hanno perciò una durata maggiore.</p>



<p><strong>Per essere realmente sostenibili, prodotti e processi devono quindi apportare benefici di lunga durata</strong> e perché ciò sia possibile è necessario prendere in considerazione diversi fattori. I principali: umano, ambientale, economico (esattamente in quest&#8217;ordine).</p>



<h2><strong>E qui scopriamo perché la stampa 3D è una tecnologia davvero sostenibile.</strong></h2>



<p>Avere in azienda una stampante 3D non è come possedere un giocattolo. Per quanto &#8220;facile&#8221;, non è un oggetto semplice. Richiede consapevolezza, conoscenza dei materiali e delle dinamiche di progettazione e infine una corretta manutenzione. Sicuramente garantisce una riduzione dei consumi, sia sulle materie prime, essendo una tecnologia additiva e non sottrattiva, sia in termini energetici. Tuttavia continuiamo a sottolineare gli stessi benefici (riduzione del time to market, del footprint e abbattimento dei costi) senza accorgerci che il primo aspetto che rende la stampa 3D un <strong>sistema sostenibile</strong> è proprio la sua straordinaria capacità di valorizzare, rispettare e salvaguardare l&#8217;<strong>essere umano</strong>!</p>



<p>Utilizzare stampanti 3D permette alle persone di aprire i propri orizzonti, di provare, mescolare, scoprire, stupirsi, ottenere risultati (concreti!) in tutti quei campi che consentono l&#8217;evoluzione. <strong>Stampare in 3D significa liberare la sperimentazione</strong> di nuove forme, la commistione di nuove materie prime, sviluppare nuovi blend e materiali sulla base dell&#8217;invenzione di processi virtuosi. <strong>Stampare in 3D significa trovare nuove soluzioni</strong>. Reinventarsi. Inventarsi. <a href="https://www.promixagency.com/ktm-stampa-in-3d-i-suoi-piloti/">Una stampante 3D ha permesso a colossi del motorsport di salvaguardare la salute dei propri piloti</a>. Ha dato una spinta alla medicina attraverso <a href="https://www.bio3dprinting.it/">nuovi strumenti di cura</a> e impressionanti metodi di ricostruzione e trapianto. La stampa 3D ha aperto le porte alla conoscenza, ha salvato l&#8217;essere umano portandolo ad evolvere in modo sicuro le proprie abilità, mantenendolo attivo e salvaguardandone anche la salute. Ha permesso di creare di più. Di ottenere di più. Di imparare di più. Di vivere di più.</p>



<p>Ha ridotto le emissioni nocive, lo spreco di materiale plastico e ferroso, <a href="https://3ntr.net/it/notizie-dal-mondo-3ntr/">ha preservato il portafoglio di molte imprese</a> offrendo soluzioni vantaggiose dal punto di vista prototipale e produttivo, <strong>rendendo rapidi i processi e funzionali i risultati</strong>.</p>



<p><strong>→  Ecco perché la manifattura additiva è un raro caso di tecnologia davvero sostenibile</strong>: mantiene un impegno verso il futuro mentre tocca tutti i punti del benessere umano e ambientale, moltiplicandoli come un contemporaneo Profeta e valorizzandoli come un moderno Re Mida.</p>
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		<title>Nasce il Punto: il diario di comunicazione industriale di Promix Agency</title>
		<link>https://www.promixagency.com/nasce-il-punto-diario-di-comunicazione-industriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Palieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2023 00:32:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi e opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo di industria e di comunicazione: il Punto è un diario di comunicazione industriale. Da qualche tempo abbiamo iniziato a sentire il bisogno di uno spazio dove ospitare fonti autorevoli e notizie di valore per il mercato industriale. Da anni la nostra comunicazione supporta con contenuti funzionali quello che ci piace definire il mercato della  [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/nasce-il-punto-diario-di-comunicazione-industriale/">Nasce il Punto: il diario di comunicazione industriale di Promix Agency</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo di industria e di comunicazione: <strong>il Punto è un diario di comunicazione industriale</strong>.</p>
<p>Da qualche tempo abbiamo iniziato a sentire il bisogno di uno spazio dove ospitare fonti autorevoli e notizie di valore per il mercato industriale. Da anni la nostra comunicazione supporta con contenuti funzionali quello che ci piace definire il <strong>mercato della creazione</strong>. L&#8217;industria è di fatto uno dei settori più creativi esistenti, basti pensare che proprio l&#8217;industria manifatturiera, quella che appunto crea e costruisce, <strong>genera oltre il 17% del PIL globale</strong> e ricopre ben il <strong>71% dell&#8217;occupazione su scala nazionale</strong>.</p>
<p>Un ambiente produttivo e curioso, quello industriale, che nel post pandemia sta dimostrando grande caparbietà nella gestione sempre più smart delle risorse, accompagnata da un crescente interesse verso nuove soluzioni tecnologiche.</p>
<h2><strong>→ Quando l&#8217;industria progredisce, la chiave giusta per farlo sapere ce l&#8217;ha in mano la comunicazione</strong></h2>
<p><strong>Grazie alle informazioni veicolate dalla comunicazione è infatti possibile generare nuove consapevolezze</strong> <strong>che spingono in avanti l&#8217;industria</strong>, aiutando le imprese a investire in macchine, materiali e processi utili. Quando parliamo di <a href="https://www.promixagency.com/promix/">comunicazione per l&#8217;industria</a>, parliamo di una comunicazione di tipo funzionale e non promozionale, che sia in grado di offrire panoramiche e informazioni utili allo sviluppo delle imprese e che siano di supporto ad una crescita concreta.</p>
<p>Ma non solo: <strong>il corretto uso della comunicazione consente inoltre di aprire una panoramica sullo sviluppo delle imprese</strong>, generando nuove opportunità di contatto, stimolando attività e perché no, un pizzico di quel sano compiacimento che conduce verso la conquista di nuovi obiettivi.</p>
<p>In questi anni abbiamo visto aziende incrementare con nuove tecnologie responsabili il proprio parco macchine, stimolate dai contenuti informativi che per primi abbiamo contribuito a creare e diffondere tramite media tradizionali e digitali. Abbiamo visto nascere collaborazioni fra imprese operanti dai poli opposti dell&#8217;Europa, dopo essersi incontrate sulle piattaforme di social network o nelle &#8220;piazze&#8221; di discussione come eventi e tavole rotonde. Abbiamo visto e continuiamo a vedere il cambiamento reale che la comunicazione sta portando ed io personalmente sorrido perché mi rendo conto di quanto tutti noi insieme, agenzie e aziende, siamo parte viva e attiva di qualcosa di più grande. Più grande di quanto possiamo immaginare. Parte del cambiamento. Ed è bellissimo.</p>
<p><strong>Siamo pronti quindi ad andare insieme verso l&#8217;obiettivo</strong>. Supportati dalle associazioni di cui siamo orgogliosamente partner, quali <a href="https://www.confindustria.it/home">Confindustria</a> e <a href="https://womenin3dprinting.com/">Women in 3D Printing</a>, unitamente alle Camere dell&#8217;Industria internazionali come <a href="https://www.ihk-muenchen.de/de/">IHK</a> andiamo <strong>straight to the point</strong>! Come recita il claim Promix, iniziamo a guadagnare terreno partendo proprio dal punto della situazione, per andare dritti verso nuovi risultati.</p>
<p>Benvenuti quindi su <strong>il Punto</strong>!<br />
Elena Palieri, CEO Promix</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.promixagency.com/nasce-il-punto-diario-di-comunicazione-industriale/">Nasce il Punto: il diario di comunicazione industriale di Promix Agency</a> proviene da <a href="https://www.promixagency.com">Promix</a>.</p>
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